Il sì irlandese
al Trattato di Lisbona

05/10/2009

Il 3 ottobre 2009 gli Irlandesi hanno approvato il Trattato di Lisbona con una maggioranza del 67% dei voti. Ora mancano all’appello soltanto i leader euroscettici di Polonia e Repubblica Ceca.   Con l’approvazione del Trattato di Lisbona l’Unione Europea potrà finalmente presentarsi come un’unione politica nell’arena internazionale e non semplicemente come un’unione commerciale. Inoltre con il ridimensionamento del potere di veto incluso nel Trattato i processi decisionali del Consiglio dell’UE – il principale organo dell’Unione dove sono rappresentati tutti i 27 paesi membri – diventeranno molto più rapidi.   Con le nuove regole non sarà più necessaria l’autorizzazione di tutti i paesi membri per legiferare su alcune questioni, ma sarà sufficiente una maggioranza del 65%: ad esempio i singoli stati non potranno più utilizzare il potere di veto per bloccare le decisioni in materia di immigrazione, di energia e di politica economica dell’UE o per impedire la nomina del Ministro degli Esteri dell’Unione Europea (che prenderà il nome di Alto Rappresentante per gli Affari Esteri), del consiglio di amministrazione della Banca Centrale Europea e del presidente dell’Unione - che verrà eletto con scadenza regolare e resterà in carica per due anni e mezzo e non più sei mesi.       I cambiamenti previsti dal trattato favoriscono Francia e Germania che, grazie al loro peso demografico avranno maggiore influenza sulla politica interna ed estera dell’Unione, mentre i singoli paesi avranno molte meno possibilità di bloccare le iniziative dell’ Unione.   Il diritto di veto continuerà ad esistere per questioni minori, ma sui temi importanti – come energia e politica estera – sarà la maggioranza a decidere, e questo renderà tutti i processi molto più fluidi, specialmente in tempi di crisi. Inoltre la presenza di un unico Presidente (non più a rotazione) e di un Alto Commissario per gli Affari Esteri – che verranno eletti dalla maggioranza dei leader dei paesi membri - darà per la prima volta un’immagine di unità e compattezza all’Unione dopo l’allargamento ai paesi dell’Europa centrale ed orientale. Il Presidente, rimanendo in carica per diversi anni, sarà decisamente più forte e quindi l’intero blocco diventerà più solido.   I paesi euroscettici però finora si sono opposti al Trattato di Lisbona perché non intendono cedere la loro sovranità a Bruxelles – e di fatto a Francia e Germania, che fanno la parte del leone in Europa. Il presidente polacco Lech Kaczinsky ha annunciato di essere pronto a firmare il trattato, probabilmente spinto anche dalla decisione statunitense di non installare più il sistema antimissili balistici in Polonia. Il presidente ceco Vaclav Klaus potrebbe continuare a rimandare la firma del Trattato, specialmente dopo che i suoi alleati in senato hanno portato il Trattato di Lisbona di fronte alla Corte Suprema dichiarandolo incostituzionale in quanto “viola la sovranità della Repubblica Ceca”. Sicuramente la sentenza non sarà emessa prima di fine mese, quindi Klaus ha ancora un po’ di tempo a disposizione. Con ogni probabilità però la corte dichiarerà il Trattato costituzionale e Klaus verrà sottoposto a una dura pressione da parte degli altri membri dell’Unione affinché firmi.   Il presidente ceco cerca di prendere tempo in attesa delle elezioni del 2010 in Gran Bretagna, da cui dovrebbe emergere vincitore il candidato conservatore David Cameron, anche a causa della scarsa popolarità dell’attuale premier Gordon Brown. Il Regno Unito ha già ratificato il trattato, ma i conservatori hanno comunque fatto sapere di avere ancora qualcosa da ridire.  Per ora però Cameron non ha ancora espresso un’opinione chiara sull’argomento. Se optasse per il sì, Klaus sarebbe certamente costretto a firmare.   Con ogni probabilità però Francia e Germania faranno di tutto per far passare il Trattato di Lisbona prima che Cameron prenda il potere, e potrebbero anche decidere di scegliere un presidente a loro gradito subito dopo che la Corte Costituzionale Ceca avrà emesso la sentenza (secondo voci non confermate il prossimo presidente potrebbe essere niente meno che l’ex premier inglese Tony Blair). Se il Trattato di Lisbona verrà ratificato da tutti gli stati membri, l’Unione Europea apparirà decisamente più forte e coerente nel panorama internazionale. E con ogni probabilità, a parte alcune divergenze di fondo, Parigi e Berlino cercheranno di venirsi incontro per diventare i leader dell’Unione Europea.     A cura di Davide Meinero

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