Bolla immobiliare
in Cina

08/03/2010

L’inflazione sarà al centro delle discussioni della terza sessione plenaria dell’11° Congresso Nazionale del Popolo cinese (CNP) iniziato il 5 marzo 2010. Yin Zhongqin, vicepresidente del Comitato per gli Affari Economici e Finanziari del CNP, ha ammesso che nel mercato immobiliare cinese si è creata una preoccupante “bolla”.

Sono numerosi i fattori che hanno portato all’attuale situazione:

1)      innanzitutto il rapido aumento dell’urbanizzazione – il 30% della popolazione rurale è migrata verso le città negli ultimi 30 anni, il che ha causato un aumento dei prezzi degli immobili;

2)      le grandi sovvenzioni che lo stato offre alle imprese e al  sistema finanziario, che hanno portato ad un forte aumento dell’inflazione;

3)      l’aumento della speculazione sugli immobili.

La gran parte degli immobili cinesi sono acquistati dagli speculatori, che li mantengono vuoti in attesa che i prezzi aumentino, mentre buona parte della popolazione non ha abbastanza denaro per acquistare una casa. D’altronde la collaborazione fra banche statali, costruttori e governi locali, che nutrono interessi comuni, ha contribuito al rapido incremento dell’inflazione.

I prezzi degli immobili hanno subito una impennata dopo che il governo cinese ha varato il piano di stimolo contro la crisi economica del 2008: le banche cinese infatti hanno erogato prestiti per oltre 9,6 trilioni di yuan ($1,4 trilioni) per sostenere l’economia nonostante il calo delle esportazioni. Il 20,9% di questi prestiti - $293 miliardi – è finito nel mercato immobiliare, che nel 2009 ha contribuito per l’11% al PIL della Cina.

Nel gennaio del 2010 il prezzo di un appartamento medio (meno di 90 metri quadri) è del 15,9% più caro rispetto al gennaio dell’anno prima. Il governo continua a iniettare liquidità nel sistema economico per evitare la recessione e dunque i prezzi continueranno ad aumentare.

La bolla immobiliare riguarda soprattutto la costa – a Pechino e Shanghai nell’ultimo decennio si è  investito circa il 30% del PIL nel mercato immobiliare (mentre la media nazionale è del 7%) . Nell’ultimo periodo però la bolla si è gonfiata anche in altre aree: in diverse città del Guangdong, dello Zhejiang e del Jiangsu il prezzo delle case è cresciuto del 20% fra il febbraio del 2009 e il gennaio del 2010.

Il governo centrale ha cercato di frenare i  prestiti per frenare l’inflazione: la Banca Centrale Cinese ha obbligato le banche ad aumentare le riserve. In risposta molte banche hanno aumentato i tassi di interesse sui mutui per le prime case, piuttosto che diminuire i finanziamenti alle imprese costruttrici. A gennaio inoltre il Consiglio di Stato ha ordinato ai governi locali di porre un freno all’aumento dei prezzi, spingendoli ad aumentare le tasse sugli utili immobiliari.   

Il governo vuole frenare la corsa all’investimento in immobili delle amministrazioni locali e degli speculatori, perché teme che possano esserci ripercussioni sociali: spesso i Cinesi vengano mandati via a forza dalle proprie terre dai governanti locali, che vogliono arricchirsi costruendo nuovi appartamenti. Inoltre i prezzi delle case stanno crescendo così velocemente che sempre meno Cinesi possono permettersi di acquistare un appartamento. Tuttavia se il volume dei prestiti venisse ridotto troppo drasticamente, anche l’economia ne risentirebbe e lo sviluppo potrebbe interrompersi, causando problemi ai governi locali e trascinando l’economia cinese verso la crisi.

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