Il Bahrein
contagiato dalle proteste?

15/02/2011

Il 13 e il 14 febbraio 2011 nei villaggi sciiti vicini alla capitale Manama in Bahrein la popolazione è scesa in piazza per protestare contro il regime, scontrandosi con la polizia. I disordini in Bahrein non sono una novità e sono legati alle tensioni di lunga data fra la maggioranza sciita – il 70% della popolazione – e la famiglia sunnita al-Khalifa, che governa il paese dal 1783.

Dopo aver ottenuto l’indipendenza dalla Gran Bretagna nel 1971 il Bahrein divenne monarchia parlamentare (nel periodo fra il 1973 e il 1975), poi il re Sheikh Isa bin Salman al-Khalifa abrogò la costituzione instaurando la monarchia assoluta. Nel 2001 il re Hamid bin Isa al-Khalifa accettò di trasformare lo stato in monarchia costituzionale per alleviare il malcontento della maggioranza sciita.  Tuttavia gli Sciiti continuano la battaglia contro la monarchia che continua ad affidare incarichi di responsabilità soltanto a Sunniti, del Bahrein o di altri paesi arabi, o addirittura venuti dal Pakistan.

Per evitare che le proteste di Egitto e Tunisia contagiassero il Bahrein il Re ha giocato d’anticipo distribuendo oltre 2000 euro a tutte le famiglie del regno l’11 febbraio, lo stesso giorno in cui Mubarak ha dato le dimissioni, e acconsentendo a riformare i mezzi di informazione come richiesto dagli Sciiti.

Gli USA seguono la situazione con preoccupazione: il Bahrein ospita la quinta flotta della marina statunitense ed è un alleato strategico per contenere l’espansionismo iraniano nel Golfo Persico.  La Repubblica Islamica potrebbe sfruttare la situazione per destabilizzare il Bahrein, di cui rivendica la sovranità.

Il crollo della monarchia in Bahrein sarebbe potenzialmente destabilizzante per l’intera regione, ma al momento le forze di sicurezza sembrano avere in mano la situazione.

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