Il piano UE
per l'unione bancaria

18/12/2012

Il 15 dicembre l’Unione Europea ha annunciato un altro provvedimento per far fronte alla crisi finanziaria. Dopo lunghe trattative, i ministri dell’economia dell’eurozona hanno raggiunto un accordo per attribuire alla Banca Centrale Europea poteri di supervisione sulle maggiori banche della regione. Il meccanismo unico di sorveglianza bancaria si applicherà ai 17 stati membri dell’eurozona, ma potranno aderirvi anche gli altri paesi dell’Unione Europea.

Considerando la diversità degli interessi nazionali in gioco, il semplice fatto che un accordo sia stato raggiunto è già un successo. È un accordo di compromesso, che anticipa le questioni su cui si può ottenere un consenso unanime e rimanda quelle di importanza basilare, che creano maggiori divisioni. Parigi avrebbe preferito che il nuovo sistema di vigilanza coinvolgesse tutte le banche della zona euro, mentre Berlino sosteneva che solo quelle “sistemiche” e di grandi dimensioni dovessero essere sottoposte alla supervisione della BCE. L’ha spuntata la Germania: l’accordo riguarda solo le 150-200 banche con un patrimonio superiore ai 30 miliardi di euro. Anche l’UK ha avuto il contentino: temeva la chiusura dell’Autorità Bancaria Europea −organo di regolamentazione con sede a Londra – che invece continuerà ad esistere con lo scopo di fissare regole comuni per le banche di tutti i 27 stati membri dell’UE.

Ancora più importante di ciò che è stato deciso è ciò che è stato rinviato. Uno dei punti chiave del piano originario era la creazione di un fondo comune di garanzia sui depositi, che permettesse di impiegare i depositi di garanzia delle banche sane anche per quelle in difficoltà . Un altro punto chiave era il conferimento alla BCE del potere di chiudere le banche in condizioni insufficienti. Ma la Merkel deve evitare questioni che potrebbero causare problemi interni prima delle elezioni di fine 2013, e i leader europei hanno accettato di rimandarne la discussione.

L’unione bancaria dovrebbe diventare effettiva entro marzo 2014, ma il programma potrebbe essere ritardato, visto che restano da definire tutti gli aspetti tecnici. Occorre ancora chiarire quali saranno concretamente i poteri della BCE nell’ambito del nuovo sistema di vigilanza, definire il ricorso giuridico per le eventuali controversie e stabilire lo status delle banche lasciate al di fuori del meccanismo di controllo.

La creazione di un’unione bancaria fa parte della strategia europea per affrontare l’aspetto finanziario della crisi. La creazione del Meccanismo Europeo di Stabilità – comunemente conosciuto come “fondo salva stati” − e l’annuncio che la BCE è pronta ad acquistare bond dei paesi in difficoltà sono parte di questa strategia. Un altro elemento chiave della strategia di Bruxelles è la promozione della disciplina fiscale dei paesi membri. Secondo l’Unione Europea queste misure conterranno la crisi a breve termine e a creeranno un ambiente finanziario sano nel lungo periodo. Ma si tratta di una corsa contro il tempo. Non è certo che queste strategie favoriscano la crescita e − se lo faranno − i benefici si manifesteranno solo nel lungo periodo. Intanto, a breve termine, molti paesi europei vedranno arretrare l’ economia reale e crescere la disoccupazione. Già crescono le tensioni sociali e la rappresentanza politica è in crisi in molti paesi d’Europa, non soltanto in Grecia. 

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