Cina:
riforme burocratiche per gestire la politica

16/03/2013

Da 30 anni la Cina persegue la riforma della società e dello stato attraverso riforme della burocrazia, dei ministeri. È un processo riformista che non coinvolge la rappresentanza politica, non mette in discussione il ruolo del partito unico, perciò appare poco significativo ad occhi occidentali, ma lo è.     

La Cina degli anni ‘80 aveva ereditato dal periodo maoista centinaia di amministrazioni centrali con poteri ministeriali, che negli anni sono state ridotte a 25, che ora impiegano metà del personale di 30 anni fa. Alcuni ministeri o comitati centrali sono stati eliminati a seguito di un cambiamento di priorità o dell’abbandono di alcune politiche interne. Questo mese di marzo, ad esempio, è stata abolita la Commissione Nazionale per la Demografia e la Pianificazione Familiare. È chiaro segno che il controllo demografico e l’odiata politica del figlio unico non sono più una priorità del governo centrale. È stato abolito anche il potentissimo Ministero delle Ferrovie, creato per sviluppare la magnifica rete di treni ad alta velocità degli ultimi 15 anni, e le competenze sulle ferrovie sono state riportate al Ministero dei Trasporti, mentre l’operatività è trasferita ad una azienda nazionale appositamente costituita. Il processo di liberalizzazione dell’economia e di incentivazione della concorrenza degli ultimi decenni è passato attraverso l’abolizione dei ministeri dell’energia, delle miniere e dell’industria pesante. L’abolizione di un ministero rappresenta in Cina un’indicazione di scelta politica, ma è anche la frammentazione di una struttura di potere burocratico che potrebbe impedire l’attuazione della nuova politica con la sua presenza nei processi operativi.   

È stato invece pensato un nuovo super – ente per la sicurezza dei mari, che assembla le funzioni di vari ministeri, pur rimanendo formalmente all’interno del Ministero dei Trasporti, a conferma che la priorità delle Cina in politica estera è oggi il controllo delle rotte marittime. L’Amministrazione Oceanica Nazionale, che attualmente dirige la China Marine Surveillance, avrà il controllo anche della Guardia Costiera del Ministero di Pubblica Sicurezza, del Comitato Legale della Pesca del Ministero dell’Agricoltura e della Polizia Marittima anticontrabbando dell’Amministrazione Generale delle Dogane. L’Amministrazione Oceanica Nazionale avrà collegamenti stabili con il Ministero della Terra e delle Risorse e svolgerà attività di tutela della legge sotto diretta indicazione del Ministero della Pubblica Sicurezza. Questa riorganizzazione giunge in un periodo in cui Pechino fa largo affidamento sulle forze di polizia navale per dar forza alle proprie rivendicazioni sui mari. Le unità di pattugliamento e sorveglianza sono state rafforzate per poter controllare il gran numero di isole, isolotti e atolli per i quali la Cina è in competizione con i paesi confinanti, mentre si costruiscono nuove navi per la China Marine Surveillance.

Tra i paesi vicini soltanto il Giappone dispone di una forza di polizia navale pari a quella cinese. Sia Pechino che Tokyo sono impegnate in un braccio di ferro per far valere le loro contrastanti rivendicazioni sulle Isole Diaoyu/Senkaku (mappa a destra). Tokyo ha in programma di organizzare un nuovo gruppo di Guardia Costiera con 600 uomini e 12 vascelli pattugliatori, da inviare esclusivamente nelle acque delle isole contese. Inoltre ha in progetto di trasferire alla Guardia Costiera le navi della marina militare non più in servizio.

Poiché i vascelli cinesi di polizia navale, così come quelli della guardia costiera giapponese, non sono armati, il loro impiego nella disputa per le Diaoyu/Senkaku al posto di navi della marina militare allontana il rischio di uno scontro a fuoco. La Cina usa le forze dell’ordine come strumento di politica estera per far valere le proprie rivendicazioni territoriali, evitando l’escalation militare. Man mano che Cina e Giappone rafforzano i pattugliamenti navali, le acque attorno alle Diaoyu/Senkaku diventano sempre più affollate, e nonostante le intenzioni dei governi non è escluso che un errore o un incidente possa accadere, se la tensione continua a salire.

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