Sudan: sempre più ribelli
sempre più vicini

06/05/2013

Si intensificano le attività e i successi di gruppi ribelli in Darfur e in Kordofan, fino al punto di mettere in dubbio la possibilità che l’esercito sudanese riesca a riportare l’ordine e mantenere il controllo. Il Sudan può sopravvivere come stato soltanto se mantiene il controllo del bacino del Nilo in queste due regioni. Mentre il bacino del Nilo è abitato prevalentemente da Arabi musulmani, fedeli al governo, i territori all’interno sono abitati da popolazioni non arabe, che aspirano all’indipendenza. 

Nel 2011 la lunga ribellione della zona sud del paese terminò con l’indipendenza dal Sudan del Sud, dove si trova il 75% dei giacimenti di petrolio della regione. Il resto si trova nel Kordofan. Per garantirsi la reciproca sopravvivenza, Sudan e Sud Sudan dovettero trovare un accordo per esportare il petrolio e dividerne i proventi, perché il Sud Sudan non ha porti da cui poter esportare il proprio greggio, se non usa oleodotti e porti del Sudan del nord. Ora però le attività ribelli si sono estese vero nord, e minacciano da vicino le vie di comunicazione e gli oleodotti del nord.   

I ribelli sono per lo più gruppi non-arabi, che vogliono l’indipendenza dagli Arabi. Il 27 aprile i ribelli del Fronte Rivoluzionario Sudanese hanno temporaneamente assunto il controllo di Umm Ruwaba, la seconda città del Nord Kordofan. Il Fronte Rivoluzionario Sudanese è composto dal Movimento per la Giustizia e l’Uguaglianza e dal Movimento per la Liberazione del Sudan, entrambi con base in Darfur, e dal Movimento Popolare di Liberazione del Nord, basato nel Kordofan del sud. Il governo di Khartoum è riuscito a provocare secessioni fra i gruppi ribelli negli ultimi mesi, con trattative dirette con i capi ribelli. Questi gruppetti ora combattono contro gli ex compagni in Darfur, con l’appoggio delle truppe del Chad. Il Chad in un primo tempo aveva aiutato i ribelli, poi ha raggiunto un accordo di collaborazione economica e militare con Kartoum e ha mandato truppe a combattere i ribelli.   

Gli insorti sono frastagliati e divisi, e la strategia del governo sudanese consiste soprattutto nel condurre trattative per convincere sempre più ribelli ad abbandonare l’insurrezione e schierarsi con il governo centrale. Ciò nonostante i ribelli sembrano rafforzarsi, si spingono sempre più a nord, e la politica di negoziazioni e concessioni del Presidente non può esser prolungata a lungo senza provocare il crollo dello stesso governo centrale, che non ha più molto da concedere.

 

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