Vietnam:
il partito si mette in discussione

26/06/2013

In Vietnam il governo è in difficoltà nella gestione delle finanze e dell’economia, ma soprattutto nel mantenere la fiducia della popolazione. L’evolvere della situazione è probabilmente osservata con attenzione dai dirigenti cinesi, che potrebbero presto trovarsi in una situazione simile.

Nonostante la sua conformazione geografica e la storica divisione nord-sud, il Vietnam moderno ha fatto miracoli. Ha avuto la meglio in guerra su USA e Cina e ha ottenuto due risultati che raramente la storia del Paese aveva registrato: l’unificazione del nord e del sud e la creazione di un governo centrale operativo.

Alla fine degli anni Ottanta, mentre l’URSS stava collassando, Hanoi avviò un piano di apertura economica, modellato sulla liberalizzazione in corso in Cina. Da allora il Vietnam è cresciuto in modo esponenziale, soprattutto grazie al boom delle esportazioni manifatturiere.

Il Vietnam potrebbe crescere ancora molto. La popolazione è per la maggior parte giovane, non completamente urbanizzata, per lo più povera o sottopagata. Nei Paesi vicini – Cina, Tailandia e Malesia – il costo e la qualità della vita stanno aumentando; aumenta quindi la loro possibilità di acquisto di prodotti vietnamiti a basso costo.

Ma dalla crisi del 2008 la crescita vietnamita è rallentata, facendo emergere una serie di magagne interne, quali l’inefficienza delle imprese statali, il debito pubblico alle stelle e un modello di crescita non equilibrato. Dal 2008 i vertici del Partito Comunista hanno speso 6,8 miliardi di dollari per rinvigorire l’economia del Paese. Il nuovo governo ha capito di dover avviare riforme strutturali radicali, si è impegnato a cancellare i prestiti inesigibili dai bilanci delle banche, e a privatizzare le aziende statali non strategiche.

Ma queste riforme sono oggetto di dibattito perché richiederanno molti sacrifici. Il rallentamento della crescita ha già provocato un diffuso malcontento che il Partito sta cercando di calmare. Sono state approvate alcune norme volte a ristabilire la fiducia dei cittadini nei confronti del governo. Per dimostrare che il governo si sta mettendo in discussione ed è pronto a cambiare per il bene del Paese, l’Assemblea Nazionale ha sottoposto decine di leader del Partito al voto di fiducia. Il primo ministro e il governatore della banca centrale hanno ottenuto poca fiducia, mentre il presidente, rivale del primo ministro, se l’è cavata molto meglio, nonostante non sia una figura potente e di primo piano.

Il fatto che il governo si stia mettendo in discussione e dimostri di essere pronto a cambiare per il bene del Paese permette al Partito di migliorare la sua reputazione. È la prima volta che in Vietnam vengono mostrate pubblicamente le divisioni interne tra i ranghi più elevati della politica. 

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