La militarizzazione
dell'Artico

15/11/2013

Nei prossimi decenni l’importanza strategica dell’Artico crescerà, dato che i cambiamenti climatici renderanno più accessibili le risorse della regione. Fino a cinque anni fa nessuna nave percorreva il passaggio a nord-est; quest’anno ben 495 navi hanno percorso la rotta che, attraverso lo stretto di Bering, collega l’Oceano Pacifico al Mare del Nord (mappa a lato). La regione dell’Artico ha riserve di idrocarburi (vedasi immagine di testata), che forse si potrebbero utilizzare in futuro. 

Giocando d’anticipo, i paesi della regione preparano la necessaria capacità militare per difendere i propri interessi. La Russia ha annunciato che entro il 2020 dispiegherà nel nord della penisola di Kola unità militari, un servizio di frontiera e unità guardacoste, e sta ora conducendo manovre militari nell’area.

La Norvegia ha già fatto passi significativi, istituendo un “Battaglione Artico”. Anche il Canada e gli Stati Uniti si stanno preparando: il Canada dispiega regolarmente caccia e aerei da pattugliamento nella regione e ha accresciuto le forze speciali di terra – equipaggiate anche per azioni nell’Artico.

La Russia è di gran lunga il paese più interessato ad aprire rotte commerciali nell’Artico. La stragrande maggioranza delle unità rompighiaccio nell’Artico sono russe. La parte russa dell’Artico ha riserve di petrolio e gas naturale per un valore stimato di 8 trilioni di dollari. La Russia ha migliaia di chilometri di coste che si estendono oltre il Circolo Polare Artico. Perciò è uno dei maggiori pretendenti all’Artico, e non esiterà a impiegare mezzi militari considerevoli per perseguire i suoi interessi nella regione. 

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