La Cina dà la caccia
agli Uiguri che emigrano

09/04/2014

Pare che Tailandia, Cina e Turchia (gli uiguri sono turcofoni, ndt) stiano collaborando per bloccare i flussi attraverso cui intere famiglie di uiguri lascerebbero la Cina per raggiungere la Tailandia e la Malesia, passando attraverso Myanmar, Laos, Vietnam e Cambogia. Le autorità tailandesi sospettano che i rifugiati ottengano in Malesia i passaporti necessari per poter poi scappare Turchia o altri paesi, come l’Australia.

Nonostante la Tailandia ritenga che i rifugiati uiguri non abbiano legami col terrorismo, Pechino vorrebbe che venissero estradati in Cina. Negli ultimi anni le forze di sicurezza cinesi si sono dimostrate sempre più attente alle vie di comunicazione a sudovest, attraverso le quali gli Uiguri commerciano e cercano contatti al di fuori dei confini cinesi. Le forti tensioni tra la minoranza uigura e le autorità cinesi – determinate innanzitutto dall’immigrazione di cinesi di etnia han nello Xinjiang, e dalle severe norme circa le pratiche religiose e sociali uigure − indurranno sempre più uiguri a lasciare lo Xinjiang, nonostante gli sforzi del governo per migliorare l’economia della regione. Per Pechino non si tratta solo di riprendere il controllo di piccoli gruppi di rifugiati uiguri nel Sudest asiatico; chiederà dunque un maggior impegno ai suoi vicini per quanto riguarda la condivisione delle informazioni, l’inasprimento delle leggi e la delicata questione delle deportazioni, e avrà bisogno di vagliare quali misure adottare come deterrente o punizione per gli stati che non collaboreranno. 

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