I jihadisti nelle aree di frontiera del Pakistan
un aggiornamento

07/11/2014

Il 2 novembre 2014 circa 60 persone sono state uccise e altre 130 sono rimaste ferite in un attentato a Wagah, sul versante pakistano del varco di frontiera con l’India, dove un attentatore suicida si è fatto esplodere. L’attentato è stato rivendicato da diversi gruppi legati ad al Qaeda e a Tehrik-i-Taliban Pakistan, compresi Jundallah e Jamaat-ul-Ahrar. Sia i servizi segreti pachistani che quelli indiani ersano stati allertati di un possibile attentato al confine e la vigilanza era già stata aumentata.

Dall’aprile 2009 il Pakistan è passato all’offensiva contro i jihadisti basati nelle aree pashtun nordoccidentali del paese, in particolare nella Zona Tribale lungo il confine con l’Afghanistan. L’offensiva di Islamabad ha impedito ai jihadisti di provare a realizzare il loro piano: innescare un conflitto tra India e Pakistan, da sfruttare per indebolire lo stato pakistano fino al punto da rovesciarne le istituzioni e stabilire un emirato o un califfato nel paese. Nonostante i colpi subiti, il capo di al Qaeda Ayman al Zawahiri ha recentemente annunciato la formazione di una nuova entità dal nome al Qaeda nel Subcontinente Indiano, che ha come priorità proprio l’attacco al Pakistan. A fine ottobre uno dei portavoce di al Qaeda, l’americano Adam Gadahn, ha pubblicato un video che incoraggia i Pachistani a intensificare gli sforzi per rovesciare il governo. Al Zawahiri ha affermato che sono occorsi due anni per riunire differenti fazioni jihadiste in quella che è diventata al Qaeda nel Subcontinente Indiano. Per ora il gruppo terroristico non ha ottenuto grandi risultati. A settembre è fallito l’attacco al cantiere navale di Karachi, in cui i jihadisti hanno tentato di prendere il controllo di due navi da guerra pakistane e di colpire obiettivi americani e indiani. Il gruppo terroristico è stato altrettanto inefficace nell’aiutare i jihadisti pachistani a riorganizzarsi dopo l’operazione dell’esercito pakistano nel Waziristan del Nord. In agosto i Talebani pachistani hanno provato ad attaccare in due diverse occasioni le basi aeree nella provincia del Belucistan, ma anche questi attacchi sono falliti. L’ultimo grande attacco organizzato dai Talebani pachistani è quello all’aeroporto internazionale di Karachi, a giugno, quando l’offensiva nel Waziristan del Nord era in corso. Da allora non ci sono stati attentati considerevoli, prima di quello del 2 novembre.

L’attentato sul confine indiano segue di due settimane l’operazione transfrontaliera delle forze iraniane contro il gruppo ribelle sunnita baluco Jaish al-Adl, che è basato nella provincia pakistana del Belucistan, al confine con l’Iran, e ha attaccato soldati iraniani. Per anni i combattenti talebani afgani si sono rifugiati lungo il confine col Pakistan, il che ha creato non poche tensioni tra Kabul e Islamabad. Quando Islamabad ha intensificato le operazioni contro i Talebani pakistani, questi si sono rifugiati sul versante afgano del confine, da dove hanno potuto sferrare attacchi in patria. L’unico tratto di frontiera pakistana non direttamente minacciato dal jihadismo è quello con la Cina, nell’area estremamente montuosa a nord del paese, ma i jihadisti uiguri ostili al governo di Pechino si sono rifugiati nelle terre aree tribali del Pakistan.

Anche se sui vari confini pakistani le cellule jihadiste si sono riattivate più o meno contemporaneamente, ciò non significa necessariamente che sia in atto un attacco congiunto e coordinato. Tuttavia per combattere i jihadisti non bastano attacchi occasionali all’uno o l’altro gruppo; secondo il generale Khalid Rabbani, comandante del XII Corpo d’armata dell’esercito pachistano stanziato a Peshawar, che sovrintende l’offensiva nel Waziristan del Nord, occorrono operazioni di intelligence in tutto il paese, per avere una visione complessiva del mondo jihadista e dei suoi intrecci. La distruzione delle basi jihadiste nei territori tribali del Pakistan e il conseguente sparpagliamento dei jihadisti in tutto il paese implica che la prossima fase della lotta pakistana al jihadismo avrà luogo nelle aree più popolate. Nei mesi a venire, mentre l’attenzione delle forze pachistane sarà concentrata sui confini, potrebbero essere invece le aree urbane tra il confine con l’India e il fiume Indo a finire nel mirino di attacchi jihadisti.

 

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