Shoah
Introduzione

21/01/2015

Shoah − parola dell’ebraico liturgico che significa catastrofe, distruzione − è il nome con cui si indica lo sterminio da parte dei nazisti e dei loro alleati di 5-6 milioni di persone classificate come ebrei, fra il 1939 e il 1945: due terzi degli Ebrei d’Europa, il 40% degli Ebrei del mondo.

La Shoah fu un genocidio, cioè lo sterminio deliberato di un genus o gruppo etnico in quanto tale, con l’intenzione di modificare la configurazione dell’umanità. Non ha equivalenti nella Storia, sia in quanto tentativo di eliminazione di un popolo fine a sé stesso, non a scopo di conquista, sia perché pianificata come il trattamento industriale di materiali da trasformare, non come il trattamento di esseri umani.

L’approccio burocratico e l’impiego di tecniche all’avanguardia fanno della Shoah una tragedia estremamente moderna, che però ha radici ideologiche che affondano nella storia lontana dell’Occidente cristiano. Scrive Bensoussan: “Le premesse ideologiche del genocidio del popolo ebraico sono in germe nell’Europa del XIX secolo, se non ancora prima. Il genocidio è il punto di arrivo della demonizzazione di un popolo, che non è stato solo degradato, ma escluso dall’umanità”.

Anche se non c’è un passaggio lineare dall’antigiudaismo cristiano all’antisemitismo nazista, per comprendere la Shoah è inevitabile percorrere la storia dell’antigiudaismo cristiano che fu la radice della paura dell’ebreo, indicato per secoli come simbolo del male e agente del demonio. L’antigiudaismo cristiano fornì il substrato morale, nonché molte immagini e parole alle successive forme laicizzate di paura dell’ebreo, chiamate antisemitismo, istigate dall’invidia sociale e dal razzismo biologico.   L’antisemitismo laicizzato trovò terreno fertile nell’angoscia provocata dai grandi rivolgimenti economici sociali e politici avvenuti a cavallo tra il XIX e il XX secolo.

La Shoah venne perpetrata dai Tedeschi che, in epoca di grandi difficoltà piscologiche, sociali ed economiche per la sconfitta subita nella prima Guerra mondiale,  portarono a forme estreme e virulente la concezione della nazione come emanazione della razza, del sangue e del suolo, sotto la guida del partito nazionalsocialista, di cui Hitler fu il massimo ideologo e capo politico.  Per l’ideologia nazista gli Ebrei dovevano essere distrutti perché considerati non esseri umani ma forze del Male, che potevano impedire il trionfo della nuova società nazista tedesca, la quale considerava se stessa come forza del Bene. 

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