1990-2015:
un altro mondo

24/05/2015

Dopo ogni guerra fra grandi blocchi che incarnano sistemi ideologici e politici contrapposti ci si illude che la  coalizione vincente continuerà a essere coesa e che potrà governare con la stessa efficienza con cui ha combattuto. Dopo le guerre napoleoniche, il Congresso di Vienna tentò di trasformare l’alleanza anti francese in un’entità capace di gestire e mantenere la pace. Dopo la Prima Guerra Mondiale, gli Alleati (senza gli Stati Uniti) crearono la Società delle Nazioni. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, si diede per scontato che le Nazioni Unite, la NATO, il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale e altre istituzioni multilaterali come il WTO potessero governare il nuovo ordine globale. In tutti questi casi le potenze vincitrici usarono le alleanze di guerra per gestire il dopo-conflitto, ma non ci riuscirono mai a lungo, perché era ormai venuto meno l’elemento che univa gli alleati, ovvero il nemico.  Senza un nemico comune le istituzioni post-belliche persero di incisività, dissolvendo l’illusione che si fosse davvero uniti.

È ciò che è successo negli ultimi decenni. La dissoluzione dell’Unione Sovietica ha messo in moto processi cui le istituzioni del periodo della Guerra Fredda non possono far fronte. La NATO è un’alleanza svuotata di forza reale. Gli interventi della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale creano più problemi di quanti ne risolvano. L’ONU ha perso autorevolezza e prestigio, è un baraccone burocratico di scarsa rilevanza. L’Europa non riesce a trovare coesione politica, rimane una coalizione frammentata di stati-nazione. La Cina contiene le forze centrifughe interne soltanto grazie a un governo repressivo. La Russia non è più in grado di tenere testa agli Stati Uniti, ma non è uno staterello che si possa ignorare o a cui ci si possa arrogare il diritto di dare lezioni. E la cartina del Medio Oriente tracciata prima dagli Ottomani e poi dagli Europei viene stracciata e ridisegnata da forze ora manifeste, che avevano operato come fiamme lungamente latenti sotto la cenere. Gli Stati Uniti sono di gran lunga il paese più potente al mondo, ma non possono risolvere i problemi del mondo, né hanno interesse a farlo, ma possono cercar di contenere le forze in gioco.

Oggi occorre pensare e creare istituzioni e alleanze capaci di affrontare e gestire la realtà attuale, che è  profondamente diversa da quella del XX secolo. Che fatica e che sgomento, però.   

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