One belt, one road,
e la sfida agli USA

22/08/2015

Riassunto del discorso del generale Qiao Liang del 17 luglio 2015 (http://temi.repubblica.it/limes-heartland/one-belt-one-road/2070):

                                                        

1.       Gli Stati Uniti hanno creato il primo impero finanziario nella storia del mondo, un tipo di impero mai visto prima, che non fa guerra per monopolizzare le risorse, ma se ne impossessa manipolando la valuta. Dopo l’abolizione del tallone aureo nel 1971 (si veda il video L’assetto internazionale da Bretton Woods alla caduta del muro), il dollaro non rimase senza ancoraggio a beni reali, come normalmente si dice, ma fu ancorato al petrolio e alle materie prime. A ottobre 1973 l’OPEC decise, su pressione americana, che avrebbe quotato e venduto il petrolio in dollari americani. Poiché tutti i Paesi hanno bisogno di petrolio, tutti i Paesi da allora hanno bisogno di dollari. Fu una mossa molto astuta da parte degli Americani. Fu comodo quotare anche le altre materie prime e i manufatti in dollari per il mercato internazionale, visto che l’energia è una componente essenziale del costo di qualunque altro bene. Da allora, ‘l’umanità ha visto l’emergere di un impero finanziario, e questo impero ha preso tutta l’umanità nel proprio sistema finanziario’, scrive Qiao Liang , ‘gli Americani possono usare un pezzo di carta stampata per avere ricchezze da ogni parte del mondo. Non si era mai vista una cosa del genere nella storia dell’umanità’.

2.       Gli USA possono stampare grandi quantità di dollari senza timore di causare un’alta inflazione interna, perché tutto il mondo compra i dollari e se li tiene come riserva, dato che sono immediatamente trasformabili in energia e materie prime. L’inflazione causata dalla stampa di tanti dollari viene spalmata sul mondo intero, non soltanto sul mercato interno. Perciò gli USA in cambio delle importazioni non hanno bisogno di sborsare né altri beni, né altro lavoro: stampano soltanto più dollari, e hanno quasi gratuitamente tutti i beni d’importazione che vogliono.

3.       La Fed, prosegue il Generale, ha stampato circa 120 mila miliardi di dollari in 100 anni, dal 1913 al 2013. La Banca di Cina ha stampato yuan (la valuta cinese) per un valore equivalente a soli 20 mila miliardi di dollari nei 60 anni dal 1954 al 2014, e nel frattempo ha accumulato grandi riserve in dollari, a garanzia degli yuan in circolazione: eppure ora l’Occidente accusa la Cina di svalutare artificialmente la propria valuta, e molti investitori stranieri si spaventano e non investono più in Cina! Questo dimostra che la Cina deve internazionalizzare la propria valuta, cioè non soltanto deve lasciarla fluttuare liberamente, ma deve anche usarla il più possibile per il commercio internazionale. In altre parole, la Cina deve sfidare la supremazia del dollaro.

4.       Dopo il 1971 gli Americani hanno abbandonato progressivamente l’economia reale in favore dell’economia virtuale (cioè finanziaria). Oggi il PIL degli USA è di quasi 18 mila miliardi di dollari (testa a testa con il PIL della Cina), ma il loro effettivo contributo alla crescita dell’economia è di soli 5 mila miliardi di dollari: il resto è virtuale, è rappresentato da valori di Borsa, espressi in dollari. E più dollari vengono stampati dalla Fed, più dollari circolano nei mercati finanziari, gonfiandoli. Ogni tanto però, sostiene il generale Qiao Liang, la Fed e il governo americano puliscono il tavolo, tolgono dal mercato esterno alcuni miliardi di dollari e li riportano a casa, per evitare che l’inflazione del dollaro sul mercato globale spinga gli altri Paesi a organizzarsi diversamente e utilizzare altre valute per il commercio internazionale. Come fanno? Qui il discorso del generale Qiao Liang diventa pura interpretazione politica partigiana. Guardando le oscillazioni del cambio del dollaro negli ultimi 40 anni, il Generale identifica 3 cicli ripetuti di circa 10 anni di inflazione, seguiti da periodi di aumento dei tassi e di rivalutazione del dollaro. Durante questi periodi di rivalutazione c’è sempre una crisi in qualche altra regione, perché i grandi investitori internazionali abbandonano gli investimenti in altre zone del mondo per tornare a investire negli Stati Uniti. Si ha così un flusso di dollari verso gli USA, con cui il governo USA può ripagare i debiti in scadenza senza ricorrere alla stampa di nuovi dollari. Si riduce così la quantità totale di dollari in circolazione nel mondo e il valore del dollaro sale ancora. Dunque i periodi di espansione del dollaro nel mondo agevolano la crescita delle altre economie, i periodi di restrizione, quando i dollari tornano a casa, mettono in difficoltà le economie di intere regioni del mondo.

Al periodo di espansione-inflazione degli anni ’70 seguì un periodo di restrizione-rivalutazione che, a partire dal 1980, portò alla rovina le economie dell’America Latina (secondo l’interpretazione di Qiao Liang, che non tiene affatto conto delle caratteristiche intrinseche delle diverse economie nazionali). L’Argentina innescò il ciclo negativo scatenando la guerra con l’Inghilterra per le isole Malvinas/Falkland, e quindi il panico fra gli investitori. La Fed alzò subito i tassi di interesse, così gli investitori vendettero i titoli dell’America Latina e corsero a comperare obbligazioni e azioni USA. Con quei dollari le multinazionali americane corsero ad acquistare proprietà sottovalutate nelle parti del mondo che erano in crisi, soprattutto in America Latina!  

Dopo qualche anno la Fed riprese a stampare dollari e nel 1986 iniziò un nuovo ciclo di espansione-svalutazione del dollaro, che terminò nel 1997, quando la Fed rialzò bruscamente i tassi e gli investitori trovarono conveniente vendere i titoli delle ‘tigri asiatiche’, che erano aumentati molto di valore negli ultimi anni, per tornare a investire in obbligazioni USA. Così le economie dei paesi del Sud-est asiatico vennero colpite da un periodo di crisi e di recessione, di cui profittarono le multinazionali per acquistare a basso prezzo proprietà in quelle aree.

5.       Ora è il turno della Cina, sostiene il Generale. Dopo altri 10 anni di espansione-inflazione, il dollaro dal 2012 si sta lentamente rivalutando. Negli ultimi anni gli USA hanno tentato di indurre la Cina a lasciarsi trascinare a compiere atti che possono sembrare aggressivi nei confronti dei vicini nel Mar Cinese Meridionale (si legga Il confronto fra la Cina e i suoi vicini per il controllo dei mari e La strategia politica della Cina), o nei confronti di Hong Kong, dove è stato istigato il movimento ‘occupy Hong Kong’, ma i Cinesi non cadono nel tranello! Gli USA vogliono indurre gli investitori internazionali a lasciare la Cina per tornare a investire nella Borsa americana, sostiene Qiao Liang, ma i Cinesi sono intelligenti e non hanno compiuto né compiranno passi falsi. Così i capitali internazionali ora vengono disinvestiti non dalla Cina (il discorso è stato tenuto prima del crollo della Borsa cinese) ma dall’Europa, a causa della crisi in Ucraina e della sanzioni alla Russia.

6.       Secondo Qiao Liang, persino la guerra di Bosnia e quella nel Kosovo furono stimolate dagli USA per indebolire l’euro e l’economia europea! Queste e altre affermazioni del Generale vogliono creare un senso di solidarietà con gli Europei in nome dell’anti-americanismo. 

7.       Gli USA starebbero facendo il possibile per creare diffidenza verso la Cina da parte dei suoi vicini, al fine di evitare accordi di libero scambio fra la Cina e gli altri paesi asiatici. Una zona di libero scambio fra la Cina e i suoi vicini sarebbe subito l’area economica più forte del mondo, con un PIL di 20 mila miliardi di dollari l’anno e possibilità di ampliamento ai paesi dell’Asia Centrale, raggiungendo il volume di 30 mila miliardi di PIL. Una tale zona di libero scambio potrebbe creare come moneta di scambio una propria valuta, mettendo fine all’impero globale del dollaro. È l’obbiettivo che la Cina si dà, ma il primo passo per realizzarlo è l’internazionalizzazione dello yuan. Soltanto con uno yuan aperto al mercato internazionale la Cina può pensare di realizzare la politica ‘one belt, one road’, cioè la creazione di due grandi rotte internazionali attraverso paesi facenti parte di un’unica area di libero scambio: 

-          una ferrovia che raggiunge via terra l’Europa e il Medio Oriente attraverso l’Asia Centrale (si legga La Cina riapre la via della seta) che è il ‘belt’, cioè la cintura o cinghia di trasmissione, da costruire per prima, perché ha priorità su ogni altro collegamento;

-           una strada e una ferrovia che attraverso le montagne raggiungano le coste del Myanmar e quelle del Pakistan, e di qui via mare l’Africa e tutto il sud dell’Asia (si legga L'India cerca alleati per arginare la Cina).

Ma la politica ‘one belt, one road’ non vuole semplicemente portare la Cina dentro il sistema economico globale dominato dall’impero del dollaro, vuole costruirne uno alternativo, che rappresenti una vera globalizzazione economica (si legga La Cina e i suoi vicini).

7.       La guerra in Iraq e le guerre del Medio Oriente servono agli Stati Uniti non per impossessarsi del petrolio, come credono in tanti, ma per creare impedimenti alla creazione di una vasta e pacifica zona di libero scambio attorno alla Cina, e per impedire che il petrolio della regione possa un giorno essere venduto non più in dollari, ma in qualche altra valuta, facendo crollare l’impero finanziario americano. Bush fece guerra a Saddam dopo che costui annunciò incautamente che avrebbe venduto il petrolio in euro. Anche Putin, Chavez e Ahmadinejad annunciarono che avrebbero volentieri venduto il petrolio o il gas in euro, e divennero così nemici dell’America.

8.       Fino al 1971 gli imperi commerciali si conquistavano e si difendevano con marina e aviazione, e con le portaerei, che combinano marina e aviazione insieme. Oggi gli imperi sono finanziari, le logistica ha perso d’importanza. I capitali fluiscono per via digitale, in pochi secondi. Possono lasciare in pochi minuti un’intera regione, se la regione è colpita da un terremoto, da una ribellione, da un’alluvione, o da un missile intercontinentale, che in 28 minuti raggiunge qualunque parte del mondo. La velocità delle armi deve sempre essere proporzionale alla velocità di investimento-disinvestimento di capitali, per poter distruggere o difendere i capitali. Si può lanciare il missile e contemporaneamente ritirare i capitali dalla regione che sta per essere colpita.

Perciò oggi sono necessari missili spaziali, le altri armi sono superate per affrontare un pericolo veramente grave. Gli USA stanno elaborando una nuova strategia per combattere un’eventuale guerra contro la Cina, che però non prevedono possa avvenire entro i prossimi dieci anni, ma soltanto a più lunga scadenza. Chiamano questa strategia ‘coinvolgimento e mobilità congiunte globali’, un’evoluzione allargata e internazionalizzata dell’attuale strategia di attacco per aria e per mare, elaborate nel 2010.  Anche la Cina deve perciò prepararsi. E deve rispondere alla nuova politica americana di focalizzazione sul Pacifico e sull’Asia con una politica di focalizzazione sulla terraferma e sull’ovest, cioè sull’Asia Centrale e l’Europa. In questo modo la Cina può sfuggire con intelligenza e con destrezza al tentativo di soffocamento da parte degli USA.

9.       Internet e l’innovazione tecnologica, di cui gli Stati Uniti sono orgogliosi, saranno la loro rovina, perché i Cinesi li batteranno in questa gara. Già oggi in un solo giorno Alibaba fa più vendite online di qualunque retailer americano, e non usa un sistema di pagamento digitale internazionale, usa Alipay, che è interamente cinese. La creazione e adozione di una moneta virtuale per le transazioni digitali internazionali renderà inutile il dollaro e farà crollare l’impero americano. Anche la stampa 3D, che cambierà la produzione in modi non ancora del tutto chiari, indebolirà il predominio degli USA, perché in questa nuova tecnologia la Cina è oggi all’avanguardia e non lascerà il campo agli USA. 

 

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