Siria, la scacchiera è pronta

15/03/2016

L’annunciato ritiro del corpo di spedizione russo in Siria (che non riguarda i contingenti che stanziano nella base marina di Tartus e nella base aerea di Latakia) prepara la scacchiera siriana a un possibile accordo diplomatico internazionale. Nel febbraio scorso hanno abbandonato la Siria, su esplicita richiesta della Russia, le decine di migliaia di Guardie della Rivoluzione Iraniana, contingenti di iraniani che per mesi hanno combattuto in difesa di Assad, nella zona fra il Libano e Damasco. Ora rimangono le milizie sciite locali e gli Hezbollah locali, ma gli Iraniani se ne sono andati. 

Putin ha guadagnato molto in prestigio politico, militare e persino morale nella regione. L’esercito di Assad ha riconquistato stabilmente il controllo del territorio attorno a Damasco, le varie fazioni sunnite che ancora si combattono attorno ad Aleppo sono grandemente indebolite. La Turchia, lungi dal giocare su più fronti come ha fatto negli ultimi anni, è sulla difensiva lungo rutto il confine sud, è tormentata da attacchi terroristici, teme l’estensione della guerra civile sul proprio territorio. I Sauditi hanno sostenuto direttamente o indirettamente tutti i gruppi sunniti, anche i più estremi, purché avessero un ruolo anti-Iran, ma questo alla lunga ha tolto legittimità ed efficacia alla loro politica. L’alleanza di cui si sono fatti promotori, e di cui fanno parte anche gli USA, non ha coesione né d’interessi né di valori.

Questa settimana sono in corso in Europa incontri diplomatici fra le fazioni coinvolte nella guerra civile siriana, per la ricerca di una soluzione negoziata. È poco probabile che se ne vedranno presto gli esiti, ma i presupposti per la ricerca di un nuovo assetto degli equilibri di potere in Siria e in Medio Oriente sono posti. 

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