Geopolitica della Turchia

30/03/2016

La Turchia è un paese a cavallo fra due continenti, che oggi ha due anime, due geografie molto diverse fra di loro, un grande passato e poche opzioni per il futuro.

I Turchi arrivarono nell’Asia Centrale nel X secolo, provenendo dalla Mongolia. La fascia centrale dell’Asia è tutta popolata da ceppi etnici e linguistici turchi, più o meno prevalenti rispetto ad altri.

ll nerbo militare dell’Impero Selgiuchide nel XI secolo era costituito da Turchi. Nella seconda metà del XIII secolo il sultano Osman, del sultanato selgiuchide di Rom in Anatolia, approfittò delle debolezze sia dei Selgiuchidi sia dei Bizantini per allargare il proprio territorio, dando inizio alla creazione dell’Impero Ottomano. Sin dall’inizio la conquista ottomana ebbe per oggetto Bisanzio, che i latini chiamavano Costantinopoli, e i territori della penisola balcanica. Al crocevia di mari e continenti, affacciata su entrambe le sponde del Mar di Marmara, Bisanzio e la pianura alle sue spalle erano un’area ricca di commerci, di grandi tradizioni culturali e politiche, e di tributi pagati dai popoli delle fertili pianure balcaniche. Gli Ottomani si considerarono eredi delle tradizioni dell’Impero Bizantino e vollero creare un impero europeo. Soltanto in un secondo tempo, a partire dal XVI secolo, si espansero in Asia verso la Mesopotamia e conquistarono le coste del Mediterraneo, per proteggersi da possibili attacchi via terra dalla Persia, o via mare dal Nord Africa.

La fonte di ricchezza dell’Impero Ottomano erano le grandi e fertili pianure del bacino del Danubio: quella a nord della catena dei monti Balcani, dove oggi si estende la Romania, e la Pannonia, dove oggi si estende l’Ungheria. Un’altra fonte di ricchezza erano le tasse imposte ai mercanti sui commerci della via della seta e delle spezie. Questo reddito diminuì quando gli Europei presero a circumnavigare l’Africa, e cercando la rotta più breve per l’Asia, scoprirono l’America. I commerci nel Mar Mediterraneo si impoverirono grandemente e indebolirono l’Impero Ottomano e Venezia.

La bassa valle del Danubio e la Pannonia, che erano le principali fonti di ricchezza dell’Impero Ottomano, sono anche facili da difendere: basta controllare i pochi punti di passaggio fra le catene montuose che le circondano. Le due pianure comunicano soltanto attraverso due strette valli fortificate: la valle di Rila e la ‘porta di ferro’. Ma per difendere la Pannonia dalle invasioni europee occorre avere il controllo di Vienna, che gli Ottomani cercarono a lungo di conquistare, senza mai riuscirci. Finì che la Pannonia venne conquistata dagli Austriaci nei primi decenni del 1700.

Invece per difendere la Valle del basso corso del Danubio dalle invasioni occorre il controllo della Bassarabia e della costa del Mar Nero. Gli Ottomani compresero che la chiave dell’intero bacino del Mar Nero era la penisola di Crimea, usata come base da cui si possono controllare le foci di tutti i grandi fiumi navigabili d’Europa che terminano in quel mare. Gli Ottomani conquistarono la Crimea nel 1475. Nel 1783 i Russi gliela strapparono, e da allora la sorte dell’Impero Ottomano fu segnata. Iniziarono a perdere le terre fertili dei Balcani, pezzo dopo pezzo. L’impero Ottomano non poteva sopravvivere senza le pianure del Danubio, benché avesse ancora il controllo del Medio Oriente e delle aree montagnose della penisola balcanica. La fonte di ricchezza – dunque di potere − degli Ottomani erano le pianure balcaniche.

La protezione e l’amministrazione delle zone montagnose, dalla Grecia all’Anatolia, e delle coste del Medio Oriente e dell’Arabia, erano sempre costate in uomini e vettovaglie più dell’importo delle tasse che vi si raccoglievano. Perse le valli d’Europa, l’Impero Ottomano crollò. Nel corso del 1900 avrebbe potuto ricavare ricchezza dal petrolio della Mesopotamia, che però faceva già gola agli Inglesi, i quali ne ottennero il controllo con la prima Guerra Mondiale (vedasi il video 100 anni di guerre per il petrolio in MO).

Anche all’apice della sua potenza, l’Impero Ottomano ebbe sempre un problema demografico: i Turchi erano troppo pochi per poter controllare militarmente un impero così vasto, abitato da popolazioni tanto più numerose. Era lo stesso problema che avevano avuto i Romani e gli Ottomani lo risolsero allo stesso modo dei Romani: con una politica inclusiva. Le élite dei popoli sottomessi non soltanto mantenevano il potere nelle loro società, ma potevano diventare alti burocrati dell’amministrazione centrale, ministri o consiglieri dell’impero, governatori di vaste regioni, generali dell’esercito. La corte imperiale e la città di Istanbul erano cosmopolite, aperte e colte: tutto il contrario delle popolazioni arroccate nelle povere valli dell’entroterra asiatico e delle montagne greche.

Nel XX secolo l’impero cessò di esistere e i possessi europei dei Turchi si ridussero a Istanbul e alla pianura circostante. La Repubblica Turca, proclamata nel 1923, si estendeva sulle montagne dell’Anatolia, sul lato asiatico. La nuova Repubblica Turca si trovò così composta di due blocchi di popolazione: gli eredi degli Ottomani, cosmopoliti, laici, che vivevano soprattutto nella regione di Istanbul, e le popolazioni che vivevano chiuse nelle valli dell’Anatolia, tradizionaliste, che costituivano circa il 70% della popolazione.

A complicare le cose, le popolazioni dell’Anatolia erano turche soltanto in parte: c’erano importanti minoranze di Armeni, Curdi, Azeri, che avevano mantenuto le loro lingue e le loro tradizioni in tutto il periodo ottomano. Il governo impose allora alle popolazioni dell’Anatolia un programma di turchizzazione forzosa per cancellare la lingua, la cultura, le tradizioni degli altri gruppi etnici e creare una nazione turca omogenea e compatta. Era il programma dei Giovani Turchi, che volevano fare della Turchia uno stato nazionale di tipo europeo.

Già nel 1915, all’inizio della guerra, i Turchi avevano deciso e attuato la deportazione e la strage della popolazione armena, di religione cristiana, per timore che potesse diventare la quinta colonna dei Russi. Alla fine della guerra erano poi avvenuti scambi forzati di popolazione fra la nuova Repubblica Turca e la Grecia, ratificate nel Trattato di Losanna. Si trattò di deportare milioni di persone, la cui nazionalità venne identificata dall’appartenenza religiosa, non dalla lingua parlata, né dall’antichità dell’appartenenza di ogni famiglia al territorio. Così popolazioni che erano vissute sotto i Bizantini e avevano mantenuto la loro religione ortodossa sotto gli Ottomani, ma parlavano turco da 400 anni, vennero considerate di nazionalità greca e spostate in Grecia, mentre popolazioni che vivevano in Grecia o Macedonia o Bulgaria da sempre, ma si erano convertite all’Islam in epoca ottomana, vennero considerate di nazionalità turca e spostate in Turchia.

La Turchia nata dal crollo dell’Impero ha un territorio povero, ma ha puntato molto sul dare un’educazione moderna ai suoi cittadini, perciò è riuscita a sviluppare un’imprenditoria vivace anche in Anatolia. Le aziende turche oggi vincono frequentemente gare di appalto all’estero per costruire porti, ferrovie, strade, intere nuove città. Il livello di vita dei circa 76 milioni di cittadini turchi è oggi di livello medio, con un PIL pro capite medio superiore a 10 000 dollari l’anno.

Negli anni della Guerra Fredda la Turchia è stata uno dei pilastri della NATO, il patto di difesa atlantica contro il pericolo sovietico. Turchia e Russia sono sempre in rivalità per il controllo del Mar Nero e delle regioni che si affacciano sul Mar Nero, in tutti i periodi storici. La Turchia teme la Russia più di qualunque altra potenza.

Nel 1987 la Turchia ha chiesto di entrare a far parte dell’Unione Europea, ma la richiesta ha poche speranze di essere accolta. Ha però un trattato di libero scambio con l’Europa sin dagli anni ’60.

I pericoli geostrategici della Turchia rimangono sempre gli stessi:

-          la rivalità con la Russia per il controllo del Mar Nero e per l’influenza politica, commerciale e culturale sui paesi della penisola balcanica, del Caucaso e dell’Asia Centrale.

-          Il rischio di perdere parti dell’Anatolia abitate da popoli che non vogliono diventare Turchi, come i Curdi, che potrebbero allearsi con i Curdi dell’Iran, dell’Iraq e della Siria per creare un proprio stato indipendente. Il governo turco punta sullo sviluppo economico per far sì che i Curdi siano contenti di essere cittadini turchi, ma sviluppare economicamente le montagne dell’interno è molto difficile. Così le aree curde rimangono ostinatamente povere e arretrate rispetto al resto del paese.

-           La difficoltà di esser sempre pronti a proteggere le coste da possibili incursioni lanciate dalle mille isole del Mar Egeo, abitate da Greci.

-           La possibile caduta di Cipro in mani ostili. La grande isola di Cipro controlla le rotte di accesso alle coste meridionali della Turchia, distanti solo 70 chilometri, oltre a quelle della Siria e del Libano. Ora Cipro è diventata ancora più importante perché nelle acque che la circondano si sono trovati giacimenti importanti di petrolio e di gas, che tutti i paesi circostanti aspirano a sfruttare. Lo status di Cipro non è ancora definito: la maggioranza della popolazione è greca e di religione ortodossa, ma una grossa minoranza è turca e islamica. Poiché le due parti di popolazione non riuscivano a trovare un accordo e si facevano la guerra, nel 1960 l’isola fu divisa in due parti, separate da un confine pattugliato dall’ONU. Nella zona greca c’è ancora una base militare britannica.

La posizione geografica della Turchia le dà due vantaggi strategici, che deve saper gestire con abilità. Il primo vantaggio è il controllo del passaggio fra il Mar Nero e il Mediterraneo. Durante la Guerra fredda questa posizione ha permesso alla NATO di impedire alle navi da guerra russe di intervenire nel Mediterraneo e ha reso la Turchia un alleato importante, da sostenere e rispettare. Tutti i paesi che si affacciano sul Mar Nero hanno interesse a mantenere buoni rapporti con la Turchia, perché in caso di guerra la Turchia potrebbe bloccare i loro commerci via mare.

La Turchia è anche la via più breve e più comoda attraverso la quale il petrolio e il gas dei paesi dell’Asia Centrale possono raggiungere l’Europa, perciò tutte le compagnie petrolifere e molti governi la corteggiano. Nell’attuale guerra civile in Iraq e in Siria la Turchia ha sempre avuto il potere di ricattare e perciò condizionare sia i Curdi sia l’ISIS. Da quando i due paesi sono piombati nella guerra civile, il petrolio del Kurdistan iracheno e quello dei giacimenti conquistati dall’ISIS in Iraq e in Iran non possono più essere esportati tramite i percorsi precedenti, ma soltanto tramite la Turchia. I Curdi mandano ufficialmente il loro petrolio al Mediterraneo attraverso gli oleodotti turchi. L’ISIS fa altrettanto, ma di contrabbando e segretamente. I Russi hanno reso difficile il proseguimento di questo contrabbando con i bombardamenti iniziati a dicembre 2015.

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