Londra, cuore degli investimenti cinesi in Europa

16/04/2016

La Cina sta sempre più veicolando i suoi in vestimenti in Europa attraverso il mercato finanziario di  Londra. In occasione della  visita del presidente cinese Xi Jinping nel Regno Unito dello scorso ottobre, la Banca del Popolo Cinese, che a Londra ha da decenni la sua sede europea, ha annunciato una prossima emissione di obbligazioni in RMBY (RenMinBiYuan, la valuta cinese) nella City, che diventerà così la prima piazza finanziaria offshore a ospitare l’emissione di titoli denominati in Yuan. Nonostante i trascorsi burrascosi – dalle guerre dell’oppio di metà ’800 alla colonizzazione inglese di Hong Kong, durata fino al 1997 −  il Regno Unito è la destinazione preferita degli investitori cinesi. La Cina ha investito soprattutto nel settore immobiliare e nelle infrastrutture logistiche e produttive: ha investito negli aeroporti di Heathrow e Manchester e, insieme alla Francia, ha contribuito al finanziamento della futura centrale nucleare di Hinkley Point C, ma ha anche acquisito marchi come Weetabix, Sunseeker e PizzaExpress. Il gigante cinese delle telecomunicazioni HuaWei sarà per due anni lo sponsor della squadra inglese dell’Arsenal.

Finora i Cinesi parevano puntare a stabilire in Germania il cuore delle proprie attività finanziarie, ma il predominio inglese nel mondo della finanza, dell’immobiliare e dell’istruzione superiore ha reso il Regno Unito molto più interessante. L’universalità della lingua, le dimensioni e la liquidità del mercato, i potenziali alti profitti e un sistema fiscale semplice e trasparente fanno sì che il Regno Unito attragga molti più investimenti di paesi come l’Italia (che nel 2015 ha ricevuto investimenti diretti dalla Cina per 11.1 miliardi di euro), la Francia (9.4 miliardi), la Germania (7.9 miliardi) o il Portogallo (5.5 miliardi).

Pechino ha apprezzato gli sforzi inglesi per normalizzare le relazioni tra i due paesi, a partire dal 2013. Nell’ottobre del 2015 il Presidente cinese fu  ricevuto dalla Regina a Buckingham Palace e tenne un discorso a entrambe le camere del Parlamento. La sua visita coincise con l’entrata della Cina in alcuni importantissimi progetti infrastrutturali inglesi. I cittadini cinesi che investono almeno 2 milioni di sterline nel Regno Unito possono ottenere la residenza permanente nel giro di cinque anni. Inoltre il Regno Unito ha introdotto agevolazioni per il rilascio di visti ai turisti cinesi. A marzo del 2015 il Cancelliere dello Scacchiere (cioè il ministro delle finanze) George Osborne annunciò, con grande dispiacere degli Stati Uniti, che  l’Inghilterra avrebbe aderito alla Banca Asiatica d’Investimento per le infrastrutture voluta da Pechino. Pochi mesi dopo il politico scozzese Danny Alexander ne divenne uno dei cinque vice presidenti. Lo scorso agosto Osborne espresse il suo sostegno al progetto One Belt, One Road durante una visita in Cina, visitando anche la regione autonoma dello Xinjiang a maggioranza uigura. Nelle loro visite in Cina, i politici inglesi hanno sempre evitato  di trattare pubblicamente questioni spinose  come il rispetto dei diritti umani, il Tibet o lo status di Hong Kong.

Pechino vede in Londra la porta d’Europa e un prezioso alleato in Occidente. Ma il referendum del 23 giugno, in seguito al quale il Regno Unito potrebbe uscire dall’UE, fa sorgere alcune incertezze. Se si arrivasse davvero al Brexit, molte aziende cinesi prenderebbero in considerazione altri paesi per la loro sede europea. 

L’universalità della lingua, le dimensioni e la liquidità del mercato, i potenziali alti profitti e un sistema fiscale semplice e trasparente fanno sì che il Regno Unito attragga molti più investimenti di paesi come l’Italia (che nel 2015 ha ricevuto investimenti diretti dalla Cina per 11.1 miliardi di euro), la Francia (9.4 miliardi), la Germania (7.9 miliardi) o il Portogallo (5.5 miliardi).

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