Il ruolo della Chiesa nella diffusione dell’antisemitismo durante il fascismo.
Il convegno a Udine

01/06/2018

Udine, Sala Ajace, 29 maggio 2018

Scritto da Elio Cabib per il mensile Jarchon

 

L’idea del convegno è nata da un articolo pubblicato su “La Voce Amica”, bollettino parrocchiale di Gemona, nel settembre del 1938 che qualche tempo fa era stato segnalato dal prof. Valerio Marchi, storico udinese, in una sua conferenza. Questo articolo si scaglia contro gli ebrei con una violenza raccapricciante, ma perfettamente coerente con la lunga tradizione secolare antigiudaica, fatta di false accuse e pregiudizi mostruosi. È facile immaginare gli stereotipi che vi si trovano: inclinazione a tradire, perfino i propri commilitoni nella prima guerra mondiale, attaccamento ai più infimi beni materiali, ai soldi prima di tutto, ma anche alla pornografia, intrigo, imbroglio, usura, corruzione, ecco come si comportano gli ebrei! Per maggiore chiarezza lo pubblichiamo in formato PDF in calce a disposizione dei lettori. Attorno a questo interessante documento gravita la rivisitazione storica delle leggi razziali che abbiamo voluto mettere in evidenza approfittando degli 80 anni dalla loro promulgazione.

La secolare accusa del sangue, già studiata e trattata estesamente in vari libri dal premio Pulitzer David Kertzer, è stata da lui ripresa nella prima conferenza della giornata per mostrare quanto frequentemente sia apparsa nella produzione giornalistica in Italia e in Germania negli anni ’30 del secolo passato. Ecco come nella società siano potuti attecchire odio, paura degli ebrei e della loro malefica intelligenza, e come si sia fatta diventare accettabile e necessaria alla società l’esigenza, dapprima di discriminarli con leggi apposite, e poi, una volta deumanizzati, di eliminarli fisicamente: la soluzione finale del “problema ebraico”.  Dalla deumanizzazione e discriminazione all’eliminazione fisica il passo è breve.

La dott.ssa Francesca Cavarocchi ha trattato in modo particolareggiato, con professionalità e chiarezza, il tema dell’atteggiamento del Vaticano nei confronti del problema ebraico, dalle leggi razziali alle vere e proprie persecuzioni. Un atteggiamento ambiguo tra aperto sostegno alla campagna antisemita, pur con qualche riserva sul riferimento eccessivo alla razza e l’irrilevanza legale della conversione, e l’aiuto concreto che invece venne offerto, ma soprattutto dal basso e con poche chiare indicazioni dal Vaticano, durante la deportazione nazista verso i campi di sterminio. Fu infatti dopo l’armistizio (1943), quando la Germania stava diventando di fatto una potenza occupante, che diversi parroci si attivarono, col consenso di vescovi e autorità religiose locali, a dare rifugio agli ebrei facendoli ospitare da monasteri e famiglie di contadini per sottrarli alle deportazioni. In questa decisione può aver giocato anche l’intuizione di quel momento della imminente disfatta del terzo Reich.

Nella seconda parte della giornata si è passati a trattare l’antisemitismo a livello locale/regionale, Gemona/Friuli. Don Dino Pezzetta, parroco di Osoppo attualmente in quiescenza, nato proprio nel maggio del 1938, come ha tenuto lui stesso a precisare, ha parlato di come la formazione dei giovani aspiranti alla carriera ecclesiastica fosse, ai suoi tempi, intrisa di antisemitismo, dalla teologia antigiudaica, basata principalmente sull’accusa di deicidio, ai pregiudizi più comuni, con cenni anche all’antisemitismo protestante luterano, una delle religioni di cui è cultore esperto. Don Dino ha fatto riferimento anche a personaggi di spicco nella compagine ecclesiastica del tempo quali Don Guglielmo Biasutti che pubblicò nel 1937, e con uno pseudonimo, il testo “ebrei e cattolici in Italia”, anticipando l’innovazione ecumenica del Concilio Vaticano Secondo: ebrei “fratelli maggiori”. Altri due sacerdoti friulani ricordati dal relatore sono stati don Aldo Moretti, uno dei fondatori della Brigata partigiana Osoppo, e don Erino D’Agostino deportato  a Dachau. Con gli interventi di Igor Londero e Valerio Marchi si è entrati  a fondo nell’analisi dell’articolo di Voce Amica, il mensile gemonese allora diretto da Don Monai, contestualizzato nell’ambito della produzione mediatica antisemita dell’epoca dal primo e specificamente analizzato in dettaglio, parola per parola, dal secondo.

Infine il prof. Ugo Volli ha avuto il non facile compito di trarre dal passato gli insegnamenti che ci permettano di riconoscere l’antisemitismo di oggi. Lo scopo di un convegno a sfondo storico deve infatti essere sempre quello dell’invito allo studio della storia e alla riflessione critica sulla storia. Far tesoro di questi insegnamenti, per i giovani di oggi, per le nuove generazioni, è estremamente importante per la vera grande sfida, la più difficile, che la società è chiamata ad affrontare con coraggio: imparare dalla storia per riconoscere il vero volto dell’antisemitismo di oggi, sotto quale maschera si nasconde, quali elementi dell’antigiudaismo tradizionale si possono ad esempio riconoscere quando si parla solitamente di Israele. Il prof. Volli ha illustrato l’ampia produzione mediatica odierna, in particolare fumettistica e caricaturale, oggi molto presente, sia nel mondo islamico che in quello occidentale cristiano europeo.

Grande riconoscenza vorrei esprimere al dott. Giorgio Linda, presidente dell’Associazione Italia Israele del Friuli, per il ruolo che ha avuto di moderatore durante lo svolgimento dei lavori, lo ringrazio per questo. Ha saputo presentare i relatori e introdurne gli interventi con le parole appropriate, è intervenuto egli stesso con commenti interessanti e ha saputo gestire con destrezza gli interventi del pubblico presente in sala in consistenza numericamente rilevante, oltre ogni aspettativa. La realizzazione di questo convegno è stata resa possibile dalla generosità di alcuni enti che voglio qui ringraziare esprimendo la mia più sincera gratitudine per il successo che hanno contribuito a dare all’evento: in primis la dott.ssa Laura Camis De Fonseca direttrice della omonima Fondazione torinese, il dott. Giorgio Linda per l’Associazione Italia Israele del Friuli, il dott. Lorenzo Drascek per l’Associazione Amici d’Israele di Gorizia, la dott.ssa Donata Perosa per l’Associazione Italia Israele delle Terre di Mezzo e Collinari del Friuli e il dott. Alessandro Salonichio per la Comunità Ebraica di Trieste FVG di cui à presidente. Ringrazio anche l’UCEI per aver accettato di dare all’iniziativa il suo patrocinio. Un ringraziamento speciale va ai membri del Comitato Scientifico/Organizzatore: la prof.ssa Patrizia Iob che inizialmente, insieme al sottoscritto, aveva preso contatti con l’arciprete di Gemona al fine di promuovere sinergicamente un dibattito sul tema dell’antisemitismo rivolto soprattutto alle scuole gemonesi, proposta peraltro che non è mai stata accolta. Il sociologo analista politico e scrittore dott. Marco Orioles, in sinergia con il prof. Valerio Marchi, per la diffusione mediatica dell’evento immediatamente prima e in concomitanza, il dott. Linda e il presidente della Comunità Ebraica di Trieste per gli utili consigli e suggerimenti. Considerato l’alto valore morale e culturale del convegno, si auspica che si possa provvedere alla pubblicazione dei relativi atti per una capillare divulgazione tra il grande pubblico.

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