1991, falsa alba

13/01/2022

È il titolo di un articolo di George Friedman per Geopolitical Futures dell’11 gennaio 2022. Sono riflessioni chiare e sagge sull’evoluzione delle prospettive globali dal 1991 in poi, che vogliamo tradurre per i nostri abbonati.

 

Non consideriamo abitualmente il 1991 come un anno determinante. Sappiamo che vi furono eventi particolari che possono aver prodotto qualche cambiamento, ma nulla di più. In realtà fu un anno di cambiamenti globali intersecati fra loro. Non cambiò la condizione umana, ma cambiò molto il modo in cui le persone vedevano il mondo.

Il 1991 è l’anno in cui l’Unione Sovietica crollò, ponendo fine alla Guerra fredda. La paura di una guerra nucleare, che aveva perseguitato il mondo dagli anni ’50, si placò, così come la paura di un’invasione sovietica dell’Europa occidentale. L’Unione Sovietica si frantumò nelle sue componenti, fenomeno oggi molto evidente.

Il 1991 è l’anno della firma del Trattato di Maastricht da parte di 12 capi di Stato europei, che con questo accordo cercarono di fare ciò che l’Europa non aveva mai fatto: creare un’unica struttura abolendo la storia d’Europa. Ciò allontanò l’Europa dagli Stati Uniti, ma insieme all’Unione Sovietica era crollata anche la necessità del potere americano in Europa.

Il 1991 è l’anno in cui una coalizione guidata dagli Americani eseguì l’operazione Desert Storm, cacciando l’Iraq fuori dal Kuwait, indebolendo l’Iraq e consentendo all’Iran di ritrovare il suo equilibrio dopo un brutale decennio di guerra con l’Iraq. La cosa più importante che ne emerse fu una potente forza islamista, la cui componente principale era al-Qaeda. Gli islamisti vedevano la presenza americana nella regione come un sacrilegio e come una minaccia all’autonomia regionale. Il Medio Oriente ne fu trasformato e ne furono trasformati anche gli Stati Uniti, con l’11 settembre.

Il 1991 è l’anno in cui il miracolo economico giapponese sfociò in una massiccia crisi finanziaria. Fino ad allora il Giappone era considerato lo sfidante economico degli Stati Uniti e molto probabilmente il vincitore della battaglia. Il Giappone gestì la crisi dedicando un decennio a diventare una superpotenza economica ‘normale’ che evita gli estremi.

Il 1991 è l’anno in cui la Cina accelerò la crescita economica. Il primo periodo di crescita era stato interrotto da piazza Tienanmen e dalle sanzioni degli Stati Uniti e dell’Europa, ma le sanzioni furono sospese nel 1991. Come già il Giappone, la Cina ebbe un’impennata e sostituì il Giappone come potenza asiatica in crescita drammatica e imprudente.

Il 1991 è l’anno in cui il presidente George H.W. Bush tenne un discorso per proclamare il Nuovo Ordine Mondiale. Pronunciò il discorso sulla scia di Desert Storm, che immaginò come il modello con cui un mondo unito avrebbe imposto la pace e punito i trasgressori. Il discorso replicava il sogno dell’Europa di abolire i conflitti e avere una visione comune del futuro. Replicava il sogno russo di porre fine alla barriera tra la Russia e il mondo e unirsi alla famiglia delle democrazie liberali e ricche. Quel sogno parlò alla superbia giapponese e allo stupore del mondo nei confronti del Giappone, ricordandogli che nessuno poteva superare gli Stati Uniti, perché il discorso del Nuovo Ordine Mondiale riguardava la grandezza americana. Infatti era ovvio che soltanto gli Stati Uniti potevano gestire un mondo unito nel perseguimento della pace e della prosperità. Anche la risposta a Piazza Tienanmen e il suo risultato segnalarono un Nuovo Ordine Mondiale.

Il discorso di Bush era sincero nella convinzione che la storia umana potesse essere gestita con soddisfazione globale e che gestire il sistema fosse la missione dell’America, in quanto unica grande potenza rimasta. La storia ha conosciuto altri momenti di simili convinzioni, come il Trattato di Westfalia e la fondazione delle Nazioni Unite. Convinzioni tutte deluse, come quella del 1991.

Gli uomini amano la propria nazione più del mondo, perché è loro e perché li pone al di sopra degli altri. Dà loro anche la possibilità di influire sugli accadimenti. Il mondo è molto vasto -  se deve essere gestito, deve trattarsi di un egemone di giustizia disumana, capace di misurare i bisogni della Cina con quelli del Giappone e prendere decisioni straordinariamente sagge. Oppure si può creare un comitato. L’Unione Sovietica fu gestita da un comitato dopo Stalin – ma fu orribile sia prima che dopo. Gli Stati Uniti hanno molti comitati, tutti progettati per permettere di perseguire evidenti interessi personali; per fotrtuna il centro ha tenuto per oltre 200 anni. L’Unione Europea è stata progettata come comitato di leader disposti a preoccuparsi più dell’Europa che dei propri paesi; lo scricchiolio che sentiamo è Maastricht che vacilla. Il Giappone è sopravvissuto alla caduta perché è una nazione di giapponesi, con un passato comune e paure comuni, che condividono la sofferenza.

Condividere la sofferenza dei propri connazionali è possibile, anche se non comune. Condividerla con estranei è molto più difficile. Desert Storm non fu l’avvio di un nuovo ordine mondiale, ma di un nuovo pericolo per il mondo: l’Islam radicale, che estende la sua minaccia dallo Xinjiang a Manhattan. Ma naturalmente coloro che credono nella verità della loro versione dell’Islam non si vedono pericolosi, si vedono come liberatori ed educatori.  Russi e Cinesi sanno che se non si prendono cura di sé stessi, nessuno lo farà. Il Nuovo Ordine Mondiale si è dimostrato spietato come il vecchio.

Il 1991 non è ricordato da molti come un anno decisivo. Non fu l’anno di un singolo evento, come il 1945. Il 1991 fu un insieme di momenti minori che, presi tutti insieme, costituirono il momento in cui tutti i sogni dell’Illuminismo sembrarono possibili. Il momento scivolò via, perché in realtà non c’era mai stato. Gli esseri umani non supereranno la loro umanità e non diventeranno angeli. Il mondo sta tornando quello che era in passato. È ironico che n funzionari americani e russi siedano oggi a Ginevra per decidere il destino delle nazioni. La storia non tollera l’ottimismo.

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