Il Libano verso una nuova guerra civile

17/04/2023

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Dal 2011, quando i Siriani hanno iniziato a fuggire dal loro paese per sfuggire all'escalation di violenza, il governo di Assad ha distrutto le case dei rifugiati o le ha date ai lealisti, perciò molti rifugiati non potranno tornare in Siria. Ciò è particolarmente preoccupante per la comunità cristiana libanese, già costretta e limitata dall’oppressivo dominio di Hezbollah sul paese.

Il Movimento patriottico cristiano libero, espressione dei maroniti libanesi, ha chiesto che le aree a maggioranza cristiana possano amministrarsi autonomamente. Le tensioni tra i vari gruppi demografici del Libano sono andate aumentando, un eminente dissidente siriano ha invitato i rifugiati siriani in Libano a prendere le armi per bloccare qualsiasi tentativo di sgombero forzato. Un analista politico libanese ha risposto dicendo che i Libanesi ‘purificheranno’ il paese dai rifugiati quando sarà il momento. Crescono le prospettive di violenza tra maroniti e profughi. I maroniti sperano di convincere l'Occidente a sostenere le loro richieste.

Anche prima che scoppiasse la guerra civile siriana (2011), i Siriani erano presenti in molte parti del Libano, comprese le aree cristiane. Molti erano arrivati in cerca di lavoro nel 1989, alla fine della guerra civile libanese nel 1989. La maggior parte dei Libanesi era riluttante a svolgere lavori manuali, in cui i Siriani erano generalmente più bravi.

Il Libano non ha ratificato la Convenzione delle Nazioni Unite sui rifugiati del 1951, anche se ha sostenuto una risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite del 1946 per proteggere i rifugiati e gli sfollati. Il governo ha formulato la sua politica sui rifugiati nel 1948, dopo l'afflusso di oltre 100000 palestinesi, prevalentemente musulmani. Il governo libanese voleva salvaguardare il precario equilibrio settario del Libano, pur accogliendo temporaneamente i profughi: chiedeva però che tornassero a casa o fossero redistribuiti altrove.

Dopo l'inizio della guerra civile in Siria il governo di Beirut, memore delle conseguenze dell’accoglienza dei Palestinesi di Arafat, non ha cercato di aiutare i rifugiati, ha piuttosto cercato di impedire l’arrivo di aiuti delle Nazioni Unite. Ha imposto restrizioni ai valichi di frontiera per limitare l’arrivo dei profughi, che però sono arrivati con attraversamenti illegali. Si sono diretti verso aree del paese in cui si sentivano al sicuro, stabilendosi dapprima in parti del Libano che si opponevano al regime siriano, vale a dire aree delle forze sunnite e druse libanesi, poi anche nelle parti cristiane del paese.

Molti rifugiati siriani vivono in campi privi dei requisiti minimi di sicurezza e sanità, in tende fatiscenti inondate d'acqua stagnante d'estate e sradicate da gelidi venti d'inverno, senza riscaldamento né indumenti adeguati. L'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati ha recentemente deciso di rimuovere circa 35000 famiglie siriane dalla lista degli aiuti alimentari e finanziari, anche se circa il 90% delle famiglie vive in povertà assoluta. La percentuale di famiglie siriane che beneficiano dei programmi di aiuto delle Nazioni Unite è scesa a circa il 15%. Le autorità libanesi insistono per rimpatriarli, nonostante l'opposizione internazionale. Per sbarcare il lunario i profughi fanno ricorso all'accattonaggio, accettano lavori ad alto rischio, si prostituiscono, si scaldano raccogliendo e bruciando immondizia.

Quasi tutto il sostegno ai rifugiati e ai libanesi più poveri proviene dall’Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale, dall'Unione europea per la gestione delle crisi e dal Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite. L'aiuto di questi gruppi evita le morti per fame ma non la malnutrizione, che è grave soprattutto tra i bambini.

I libanesi di tutte le sette etno-religiose si lamentano che i Siriani sono diventati un peso enorme per il loro paese e ne stanno esacerbando la crisi economica, ma sono stati i maroniti a prendere l'iniziativa di cacciare i rifugiati siriani dalle parti del paese che dominano.

La maggior parte dei Siriani in Libano sono sunniti. I maroniti temono l'impatto che la loro presenza potrebbe avere sulla demografia del Libano, che già pende pesantemente contro i cristiani. Molti cristiani vedono i profughi siriani come l’innesco di una bomba a orologeria pronta a esplodere. In questa atmosfera tesa, un oppositore del regime di Assad ha invitato i Siriani in Libano ad armarsi per proteggere i loro campi e le loro vite.

Secondo Statistics Lebanon, che ha condotto un censimento ufficiale l'anno scorso, i cristiani rappresentano meno del 32% della popolazione libanese, composta di 4,6 milioni di cittadini. Il censimento condotto in Libano dai francesi nel 1932 dava una percentuale di cristiani del 55 per cento. Due milioni di rifugiati siriani sono arrivati in Libano dal 2011 e 350000 rifugiati palestinesi nel 1948. La stragrande maggioranza dei rifugiati siriani e palestinesi sono musulmani sunniti, il che ha destabilizzato il sistema politico libanese, costruito istituzionalmente sull’equilibrio fra gruppi etno-religiosi, così come in tutti gli altri stati del Medio Oriente.

Indipendentemente dalla loro appartenenza, i Libanesi usano i Siriani come capro espiatorio per il tracollo economico del loro paese, che ha spazzato via la classe media, pur sapendo che la cattiva gestione e la corruzione del governo ne sono la causa. Quando i Libanesi vedono che i rifugiati siriani ricevono aiuti dall'estero, sviluppano gelosia e rabbia. I rifugiati sono incolpati di nefandezze e sono oggetto di omicidi, percosse, stupri, espulsioni. Molte città e paesi hanno introdotto il coprifuoco per i Siriani dal tramonto all'alba. Le autorità libanesi non intervengono a difesa dei diritti dei rifugiati. Le forze di sicurezza talora partecipano agli attacchi. Il governo libanese e i partiti politici non possono accusare apertamente Hezbollah per il suo coinvolgimento nella guerra siriana, perché è troppo potente, deviano perciò la loro rabbia contro le vittime della guerra. 

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