Gli investimenti cinesi
salvano la Repubblica Islamica

26/01/2009

Liberamente tratto da un’analisi di Gordon Chang, 22 gennaio 2009   La settimana scorsa l’agenzia iraniana Fars ha annunciato che la China National Petroleum Corporation ha firmato un contratto con l’Azienda Petrolifera Nazionale Iraniana per lo sviluppo del giacimento di Nord Azadegan, che dovrebbe produrre circa 6 miliardi di barili di petrolio.   Gli Europei e i Giapponesi negli ultimi anni hanno evitato di stringere accordi con la Repubblica Islamica a causa della pressione di Washington, che vuole che l’Iran interrompa il programma di arricchimento dell’uranio. Teheran ha aggirato l’ostacolo attraendo le aziende  asiatiche: negli ultimi dieci anni la Cina è divenuta il più grande consumatore di gas e petrolio della Repubblica Islamica.   I mullah hanno rovinato l’economia del paese, che ora dipende quasi esclusivamente dalle rendite di gas e petrolio. L’Iran ha  il secondo più grande giacimento di gas del mondo – dopo la Russia - e la terza maggiore  riserva di petrolio – dopo Arabia Saudita e Canada. Tuttavia il regime ha bisogno dell’aiuto straniero per estrarre l’energia dal sottosuolo e i cinesi finora hanno offerto a Teheran un’ancora di salvezza.   Al momento la Cina sta attraversando un periodo di crisi , il che significa che probabilmente non acquisterà la stessa quantità di gas e di petrolio degli ultimi anni. Washington potrebbe approfittare dell’attuale situazione per fare pressione sulla Cina e allontanarla dalla Repubblica Islamica.

A cura di Davide Meinero

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