Ora che gli Stati Uniti scaricano le loro precedenti responsabilità sugli alleati regionali, Il Medio Oriente è in una fase di aggiustamento strategico. Le quattro potenze della regione – Turchia, Israele, Arabia Saudita e Iran – stanno ricalibrando i loro assetti di sicurezza, generando nuovi allineamenti e linee di frattura, perché ogni paese cerca di anticipare, evitare o sfruttare le reazioni degli altri tre.
Il 31 dicembre 2025 il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha dichiarato che Ankara non tollererà minacce ai suoi interessi nel Mediterraneo orientale, sottolineando l'importanza strategica della sua dottrina della "Patria Blu", cioè la Patria che estende sulle acque, come ai tempi del Califfato.
In materia di energia Washington e Pechino seguono percorsi divergenti che avranno importanti implicazioni per la leadership globale e il potere geoeconomico nel XXI secolo.
Gli Stati Uniti hanno messo in discussione la sostenibilità dell’energia verde e raddoppiato l'uso dei combustibili fossili. La Cina si è invece data l'obiettivo di eliminare la propria dipendenza da petrolio e gas naturale d’importazione e diventare il leader globale nella produzione di energia verde. L’Africa – che ospita il 60% delle migliori risorse solari al mondo e ha un cronico deficit di energia – è il banco di prova dele ambizioni di Pechino.
Il 9 settembre 2025 oltre 20 droni russi (fra cui anche i Gerbera cinesi) hanno attraversato lo spazio aereo polacco durante un grande attacco contro l'Ucraina, costringendo Varsavia a chiudere gli aeroporti, disarmare le difese e abbattere i droni intrusi. La NATO ha fornito assistenza alla polonia in queste operazioni. La Polonia ha successivamente invocato l'articolo 4 del trattato NATO, che non innesca la difesa collettiva (quella è prevista dall'articolo 5), ma funge da campanello d'allarme per potenziali azioni, mobilitando risposte politiche e militari coordinate.
La politica estera dell'amministrazione Trump si basa sul presupposto che alleati e partner assumano la guida della sicurezza nelle proprie regioni. In Medio Oriente questa responsabilità ricade principalmente su Turchia e Arabia Saudita, le due principali potenze sunnite, ma di etnia e lingua diverse. I due stati sembrano al momento allineati, ma sono in concorrenza per l’egemonia regionale. La loro capacità di collaborare dipende non solo dalle relazioni bilaterali, ma anche da quelle con Israele e Iran. Il principale teatro di collaborazione-competizione oggi è la Siria, che è diventata il centro di gravità regionale dopo la caduta del regime di Assad a dicembre 2024. Anche l’'Iran, benché espulso dal Levante, non abbandona la sua politica di espansione egemonica e rimane trincerato al confine orientale della Siria, in Iraq. Nel frattempo Israele ha istituito una zona cuscinetto militare oltre le alture del Golan, al confine con la Siria.
L’attacco aereo dell’India al Pakistan dello scorso 7 maggio, in rappresaglia dell’attacco terroristico in Kashmir di due settimane prima, ha costituito il primo test importante per i sistemi aerei di fabbricazione cinese, usati con competenza dai Pakistani.