L’Iran è entrato nel conflitto contro Stati Uniti e Israele già gravato da una grave crisi economica. Il presidente Masoud Pezeshkian aveva già avvertito nel luglio 2025 che le infrastrutture del paese erano al collasso. I danni odierni sono visibili su tre fronti: la valuta iraniana (il rial), il mercato del lavoro e la base industriale. Il crollo del rial a 1,45 milioni per dollaro a gennaio ha scatenato disordini di massa. Da allora la valuta si è ulteriormente deprezzata, attestandosi ora intorno a 1,87 milioni per dollaro. La banca centrale iraniana ha emesso un avviso pubblico, mettendo in guardia i cittadini dall'acquistare valuta estera.
Ora che gli Stati Uniti scaricano le loro precedenti responsabilità sugli alleati regionali, Il Medio Oriente è in una fase di aggiustamento strategico. Le quattro potenze della regione – Turchia, Israele, Arabia Saudita e Iran – stanno ricalibrando i loro assetti di sicurezza, generando nuovi allineamenti e linee di frattura, perché ogni paese cerca di anticipare, evitare o sfruttare le reazioni degli altri tre.
Il 31 dicembre 2025 il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha dichiarato che Ankara non tollererà minacce ai suoi interessi nel Mediterraneo orientale, sottolineando l'importanza strategica della sua dottrina della "Patria Blu", cioè la Patria che estende sulle acque, come ai tempi del Califfato.
In materia di energia Washington e Pechino seguono percorsi divergenti che avranno importanti implicazioni per la leadership globale e il potere geoeconomico nel XXI secolo.
Gli Stati Uniti hanno messo in discussione la sostenibilità dell’energia verde e raddoppiato l'uso dei combustibili fossili. La Cina si è invece data l'obiettivo di eliminare la propria dipendenza da petrolio e gas naturale d’importazione e diventare il leader globale nella produzione di energia verde. L’Africa – che ospita il 60% delle migliori risorse solari al mondo e ha un cronico deficit di energia – è il banco di prova dele ambizioni di Pechino.
Il 9 settembre 2025 oltre 20 droni russi (fra cui anche i Gerbera cinesi) hanno attraversato lo spazio aereo polacco durante un grande attacco contro l'Ucraina, costringendo Varsavia a chiudere gli aeroporti, disarmare le difese e abbattere i droni intrusi. La NATO ha fornito assistenza alla polonia in queste operazioni. La Polonia ha successivamente invocato l'articolo 4 del trattato NATO, che non innesca la difesa collettiva (quella è prevista dall'articolo 5), ma funge da campanello d'allarme per potenziali azioni, mobilitando risposte politiche e militari coordinate.