Tradite le speranze democratiche
in Guinea

07/10/2009

Dopo gli scontri del 28 settembre a Conakry fra i soldati guineani e la popolazione, in cui sono morti 150 civili, il capitano Moussa Dadis Camara – leader della giunta militare al potere – ha offerto all’opposizione la possibilità di formare un governo di unità nazionale. Gli oppositori però hanno rifiutato l’offerta, perché non credono che questa soluzione possa davvero favorire la transizione verso la democrazia.   La violenza della giunta militare dei giorni scorsi ha attirato  critiche,  specialmente dalla Francia, che ha immediatamente sospeso le forniture di armi alla ex colonia e gli aiuti economici. Le proteste sono esplose nel paese dopo che il capitano Camara ha dichiarato di voler partecipare alle elezioni, ben consapevole di vincere grazie al controllo di  buona parte del paese.   Dopo la morte del comandante militare Lansana Conte - che aveva governato il paese ininterrottamente per 24 anni – nel 2008, il Consiglio Nazionale per la Democrazia e lo Sviluppo (CNDS) guidato da Camara è salito al potere con un colpo di stato.  All’inizio il leader del CNDS ha dichiarato che si trattava solo di un periodo di transizione e che si sarebbe ritirato in vista delle elezioni del 2010,  ma poi ci ha ripensato, infiammando così gli animi della popolazione, stufa di vivere sotto un regime militare – la Guinea dalla sua indipendenza nel 1958 ad oggi ha avuto solo tre presidenti.     Dopo le proteste del 28 settembre cui hanno partecipato 50.000 persone,  Camara ha deciso di fare marcia indietro e di venire incontro all’opposizione per evitare che le violenze si estendano alla regione in cui  si trovano le miniere di bauxite.   In Guinea si trova  circa il 30% della bauxite del pianeta – utilizzata per la fabbricazione di alluminio – e l’economia del paese dipende per il 60% dall’esportazione del prezioso minerale. L’unico modo che l’opposizione ha a disposizione per esercitare una certa pressione sul governo guineano è bloccare i carichi di bauxite, perché così facendo lo priva di una risorsa vitale. Nel 2007 infatti gli oppositori di Conte hanno scatenato una lunga serie di scioperi nelle miniere di bauxite, costringendo il governo a nominare un primo ministro gradito all’opposizione – rimosso poi ad un anno di distanza.   La giunta militare  ha dimostrato di essere disposta a servirsi della forza per mettere a tacere gli oppositori politici e farà di tutto per evitare che le esportazioni di bauxite vengano  ostacolate. Camara sembra deciso a partecipare alle prossime elezioni e quindi le speranze di democrazia in Guinea si affievoliscono ogni giorno di più.   A cura di Davide Meinero

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