17
Ottobre
2020
Marocco e Algeria nell’occhio delle grandi potenze

Il segretario di stato americano Mark Esper è reduce da un tour di Tunisia, Algeria e Marocco, paesi che raramente hanno goduto delle attenzioni della diplomazia americana. Ma il Mediterraneo e le coste del Nord Africa stanno diventando un luogo di competizione fra potenze regionali e globali, cui anche gli USA debbono interessarsi, se non altro per contrastare le mire egemoniche dei rivali. Durante la visita sono stati firmati accordi di cooperazione militare. La Russia è attualmente il grande fornitore di armi all’Algeria, inclusi i cacciabombardieri e i missili balistici. La Cina è fornitrice di ogni tipo di beni e investe molto in progetti infrastrutturali, soprattutto in Algeria, ma anche in Marocco. 

17
Ottobre
2020
La necessaria evoluzione politica degli stati arabi

Con la costituzione della Lega araba nel 1945 è nato lo ‘stato arabo moderno’ dal punto di vista politico. Che cosa lo ha caratterizzato da allora ad oggi? La predominanza di ristrette élite religiose, militari e aristocratiche che co-gestiscono il potere dello stato, con esclusione della massa della popolazione. Il potere statale vi controlla anche le istituzioni religiose, sopprimendo le correnti di opposizione sia in campo religioso che in campo politico. Religione e politica peraltro non sono separate: il mondo arabo non ha sviluppato o accettato il concetto di laicità delle istituzioni, anche se ha accettato la molteplicità di religioni all’interno dello stato. Ogni gruppo religioso ha una propria gerarchia istituzionale, l’islam sunnita ha una gerarchia che gestisce anche il sommo potere statale. 

06
Ottobre
2020
Nazione, ius soli o ius sanguinis? Un po’ di storia

È etimologicamente chiaro il legame della parola nazione (lat. natio nationis) con la parola nascita. La nazionalità deriva dalla nascita, ma dal luogo di nascita (ius soli) o dalla famiglia di nascita (ius sanguinis)? Fino al tardo Medioevo il termine nazione indicava una comunità di sangue, una tribù o un gruppo di tribù ritenute imparentate fra di loro a partire da un capostipite comune mitizzato come eroe o semidio (si pensi a Romolo o a Giacobbe). Ma sin dal X secolo la Chiesa iniziò a utilizzare il termine ‘nazioni‘ in modo tecnico per indicare gruppi diversi di pellegrini, prelati, chierici, studenti che viaggiavano attraverso il continente in occasione di conclavi, studi universitari, pellegrinaggi. 

05
Ottobre
2020
Nazionalismo e progetto nucleare in Iran

Il nazionalismo è fortissimo anche oggi in Iran, e il nucleare è l’elemento che ancora consolida il consenso attorno al regime degli Ayatollah, regime che attraverso i decenni è andato perdendo legittimità su molti altri fronti. Qualunque sia la loro appartenenza politica, gli Iraniani considerano il programma nucleare necessario per il riscatto nazionale dopo umiliazioni secolari, mai dimenticate. Il programma di sviluppo nucleare fu iniziato dallo Scià nel 1959, quando l’Iran era partner degli USA nel programma Atoms for Peace. Nel 1958 gli USA fornirono all’Iran un primo reattore nucleare da 5MW. Fino alla caduta dello Scià nel 1979, il programma nucleare iraniano utilizzò investimenti giganteschi. Venne avviata la costruzione del reattore di Bushehr, che doveva essere il primo di 20, in collaborazione con gli Stati Uniti, la Francia, l’India, l’Argentina, il Sudafrica e la Germania. 

02
Ottobre
2020
Nuove alleanze in Medio Oriente, not much to write home about

A maggio 2017 Trump lanciò la Middle East Strategic Alliance durante un summit in Arabia Saudita. L’alleanza avrebbe dovuto includere gli Stati del Golfo, la Giordania, l’Egitto e gli USA, allo scopo di proteggere il Golfo dal pericolo iraniano. Ma l’Egitto si ritirò e non se ne fece niente. L’amministrazione USA ricorse allora a una alternativa più modesta e limitata, ma innovativa: una alleanza che includesse Israele e gli Stati del Golfo e che togliesse agli USA l’impegno di intervenire militarmente in Medio Oriente ogni volta che gli stati del Golfo subiscono un attacco ai loro interessi. 

11
Settembre
2020
I Palestinesi che il Libano rifiuta e opprime

I Palestinesi emigrarono in Libano fin dal 1945. Erano spesso ricchi commercianti che in Libano svilupparono banche, aziende di costruzione, aziende agricole e infrastrutture portuali. Ma con la guerra fra Arabi e Israeliani nel 1948 arrivarono in Libano molti palestinesi poveri in fuga. La Lega Araba, che non riconosceva la legittimità dell’esistenza dello stato di Israele, incitò i paesi membri a rifiutare l’integrazione del rifugiati palestinesi e chiederne il ritorno in Israele, per non dar né tregua né legittimità al nuovo stato degli Ebrei (sulla ‘guerra del ritorno’ è stato scritto un ottimo libro da Adi Schwartz and Einat Wilf). Iniziò così un processo di discriminazione sistematica che sviluppò animosità reciproca fra Libanesi e Palestinesi.