01
Ottobre
2022
L’ennesimo attacco al liberalismo è in corso. Possiamo contrastarlo?

L’ultimo libro di Francis Fukuyama ("Liberalism and its discontents", ed. Ferrar, Straus & Giroux, New York 2022) è probabilmente la migliore introduzione a qualunque riflessione sulla crisi interna delle democrazie occidentali, in primis di quella americana, che la tumultuosa fine della presidenza Trump ha rivelato in modo drammatico al mondo intero, ma che divampa da alcuni lustri nei campus universitari e nei media.

19
Settembre
2022
Armi nucleari tattiche: che cosa sono?

Si teme che i Russi possano decidere di usare armi nucleari tattiche in Ucraina. Di che si tratta? Le armi strategiche e quelle tattiche differiscono anche per dimensioni, ovviamente, ma questo non è molto significativo. Ci sono armi nucleari tattiche con una potenza maggiore della bomba sganciata su Hiroshima, mentre altre hanno una resa poco maggiore di un colpo di artiglieria. La vera distinzione è la missione per cui le armi sono progettate: per rendere la nazione avversaria incapace o riluttante a resistere (armi strategiche), o per aggiungere ulteriore forza a battaglie di portata limitata e combattute per intenti limitati (armi tattiche). 

14
Settembre
2022
Le opzioni di Putin a questo punto della guerra

Secondo George Friedman ("The War" su "Geopolitical Futures" del 13 settembre 2022) l’attuale avanzata degli Ucraini nei territori occupati dai Russi la scorsa primavera è segno del fallimento dell’intelligence russa e di una strategia poco sviluppata, ma non determina il risultato finale della guerra. I Russi sapevano che gli Stati Uniti avrebbero schierato armi a sostegno dell’Ucraina, ma credevano che il dispiegamento avrebbe richiesto tempo, quindi invasero l’Ucraina puntando a una guerra breve. Invece gli Ucraini sono stati armati con una straordinaria gamma di armi all’avanguardia, consegnate molto velocemente e rimpiazzate costantemente.

12
Settembre
2022
Gli obiettivi della Russia in Iran

L’economia russa è riuscita finora a resistere alla pressione delle sanzioni occidentali imposte a seguito dell’invasione dell’Ucraina, ma sul medio e lungo termine potrebbe venir gravemente danneggiata sia dall’eccessiva riduzione delle sue esportazioni, sia dall’insufficiente disponibilità di tecnologie di ultima generazione. Questo spiega perché negli ultimi mesi Mosca si sia avvicinata all’Iran. Nei primi sei mesi del 2022 gli scambi commerciali fra Mosca e Teheran sono aumentati del 42,5% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Il Ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha affermato che le relazioni con l’Iran stanno “raggiungendo un nuovo livello qualitativo”, che potrebbe culminare in un importante accordo bilaterale. Anche Teheran sta affrontando dure sanzioni occidentali e vede un’opportunità per accedere a una serie di tecnologie e al mercato russo. A breve termine, gli interessi dei due paesi sono sicuramente compatibili. 

07
Settembre
2022
La debolezza dell’Europa. Che fare?

A inizio settembre 2022 il Ministro degli Esteri tedesco ha affermato che la Germania non produce abbastanza armi per continuare a inviarne in Ucraina. Le scorte sono già finite. Se la Germania, la più grande economia d’Europa, non ha le strutture per produrre rapidamente più armi, pur avendo i capitali e la determinazione politica di farlo, tutta l’Europa deve preoccuparsi e ripensare il proprio ruolo nella NATO. La NATO è presumibilmente l’unico garante delle sovranità nazionali dell’Europa, ma si affida in modo quasi totale dagli USA. La Germania, la principale economia europea, dispone di armi sufficienti per fornire soltanto un piccolo sostegno all’Ucraina. L’Europa si è pasciuta del mito secondo cui la guerra è obsoleta e lo scopo principale dell’Unione Europea è costruire una prosperità perpetua, perciò non si è data né una struttura né una politica di difesa comune. Gli affari militari sono lasciati ai singoli stati.

 

03
Settembre
2022
I Balcani, la crisi energetica e le paure incrociate

La guerra in Ucraina ha aperto un teatro di guerra economica nei Balcani. La regione dipende fortemente dall’energia russa, quindi è vulnerabile all’influenza politica russa, ma fa affidamento sull’Unione Europea per tutti gli altri aspetti del suo benessere politico ed economico. La maggior parte degli stati balcanici sono già membri dell’UE e della NATO, quelli che non lo stanno cercando di esserlo. Hanno economie cronicamente fragili e la crisi energetica creata dalla guerra li rende molto preoccupati per il loro futuro. La preoccupazione li ha spinti a riconsiderare gli allineamenti politici ed economici.