17
Febbraio
2019
I maggiori porti del mondo

Il 90% del commercio di merci del mondo usa rotte marittime. I 50 maggiori porti del mondo movimentano ogni anno l’equivalente di 5.860.000 container da 20 piedi (TEU).

15 dei maggiori 20 porti del mondo oggi sono in Asia, secondo le statistiche del World Shipping Council. La Maersk (danese) è ancora la maggior compagnia al mondo di trasporto via mare, ma due terzi del traffico marittimo oggi usa porti cinesi o porti in cui ci sono investimenti cinesi, come il Pireo o alcuni porti africani.

13
Febbraio
2019
L’Arabia Saudita cambia identità?

Per tutto il XX secolo l’identità dell’Arabia Saudita e la legittimità della sua monarchia sono state basate sull’ideologia religiosa wahabita e sull’alleanza fra specifiche tribù e il governo ha costantemente represso altre sette religiose e altre tribù. Ha anche sempre considerato ogni tipo di nazionalismo come un pericolo politico: sia il nazionalismo islamico come quello degli Ayatollah in Iran e dei Fratelli musulmani in Egitto o in Turchia, sia il nazionalismo laico panarabo di Nasser. Ma da circa 20 anni il fondamentalismo predicato nelle scuole e nelle moschee saudite (anche all’estero) è accusato di aver fomentato e di fomentare il terrorismo islamico internazionale, perciò il fondamentalismo religioso è diventato uno svantaggio per i rapporti internazionali del paese. 

10
Febbraio
2019
Europa: è l’ora delle scelte strategiche tra Cina e USA

Il presidente Trump sta per firmare un decreto che esclude componenti tecnologiche di produzione o origine cinese per la rete internet americana. Non si tratta di un divieto sconvolgente, perché i Cinesi non hanno ancora venduto quantità importanti di tali componenti negli USA. Ma potrebbe essere il preludio a una decisione che avrebbe conseguenze ben più gravi: la proibizione alle aziende americane di vendere microprocessori e altre componenti chiave ad aziende cinesi o a capitale cinese. Tale proibizione è già stata imposta la scorsa primavera nei confronti della azienda cinese ZTE, che in sei mesi ha visto contrarsi enormemente il fatturato e oggi è in pessime condizioni. Non ha chiuso soltanto perché la tiene in piedi lo stato cinese. 

08
Febbraio
2019
Decisioni cruciali dell’Unione Europea

Il commissario europeo per la libera concorrenza (antitrust) ha bloccato la fusione fra le due maggiori aziende europee di trasporti su rotaia, la francese Alstom e la tedesca Siemens. Portavoce dei governi dei due paesi hanno dichiarato che occorre rivedere le regole antitrust dell’Unione Europea, perché bloccare lo sviluppo di multinazionali europee significa impedire all’Europa di rimanere concorrenziale nei confronti delle grandi aziende cinesi o americane dello stesso settore. La proposta di revisione delle regole antitrust non è questione tecnica, ma squisitamente politica. In Europa − dopo la Brexit − le aziende tecnologiche più importanti sono quasi tutte tedesche o francesi. Permettere la fusione di queste aziende significa creare colossi capaci di competere con successo sul mercato globale, significa legare sempre più strettamente gli interessi della Francia e della Germania, ma significa anche che altri concorrenti europei potrebbero finire schiacciati ed eliminati dal mercato interno.

07
Febbraio
2019
Alleanze e interessi nazionali

I Tedeschi dicono che gli Italiani hanno l’abitudine di iniziare le guerre in un’alleanza e terminarle in un’altra, facendo riferimento alle guerre mondiali del XX secolo. Ma non siamo gli unici alleati instabili nella storia dei popoli e degli stati. De Gaulle diceva che le nazioni non hanno amici, soltanto interessi. E gli interessi possono variare nel tempo, soprattutto in materia di sicurezza. Le alleanze sono solide e affidabili finché c’è comunanza di interessi e di obiettivi. Quando nel 1970 la Cina e gli USA si riavvicinarono, dopo decenni di rapporti ostili, non fu perché improvvisamente presero a fidarsi l’uno dell’altro, ma perché temevano entrambi l’Unione Sovietica ed entrambi volevano contenerne l’espansionismo. 

04
Febbraio
2019
Venezuela: nessuno interverrà

Nonostante il grande clamore mediatico, nessuna potenza internazionale interverrà in Venezuela, perché il Venezuela non è importante per gli interessi nazionali di nessun paese. Un aereo russo è atterrato a Caracas dopo che il presidente del parlamento, Juan Guaidò, si è autonominato presidente ad interim per indire nuove elezioni. Molti hanno sospettato che portasse aiuti, forse armi. Invece si è portato via l’oro della Banca centrale del Venezuela, segno che Maduro si sta organizzando per un’eventuale fuga dal paese.