20
Novembre
2020
L’Oman sta cambiando

Qaboos bin Said si autoproclamò sultano di Oman nel 1970 e fece tutto il possibile per modernizzare il paese ed evitare che seguisse le burrascose dinamiche politiche e religiose del Medio Oriente. Qaboos fu mediatore nelle dispute fra gli altri paesi, canale discreto e moderato per gli approcci fra diplomatici. Non intervenne mai nelle questioni interne dei paesi della regione, stabilì buoni rapporti con tutti. Qaboos è morto lo scorso gennaio, dopo cinquant’anni di regno, indicando come successore il cugino Haitham bin Tariq, che si è subito trovato ad affrontare crisi impreviste.

20
Novembre
2020
La Russia si afferma nel Caucaso e in Libia

Nell’ultimo mese la Russia ha giocato bene in due situazioni di crisi, riuscendo a posizionarsi  meglio in Caucaso e nel Mediterraneo orientale: ha negoziato la tregua fra Azerbaigian e Armenia in Nagorno Karabakh, interponendo 2000 soldati russi per almeno 5 anni fra i due contendenti, in aggiunta ai soldati sempre presenti nella sua base militare in Armenia. A dividere in modo arzigogolato la sovranità fra Armenia e Azerbaigian, allora entrambe repubbliche sovietiche, in modo che le due etnie si ritrovassero sempre in rivalità fra di loro e dovessero ricorrere alla superiore intermediazione russa, fu Stalin, che fece altrettanto anche nelle repubbliche sovietiche dell’Asia Centrale. L’astuzia di Stalin continua a rivelarsi uno strumento utile alla Russia, oggi unica potenza regionale accettabile come mediatrice e ‘protettrice’ da entrambi i contendenti, anche se a malincuore. 

06
Novembre
2020
Il Regno Unito rafforza i rapporti economici con l’Africa

Nel mondo post-Brexit l’Inghilterra vede nuove prospettive in Africa, soprattutto nei paesi che si affacciano sul Golfo di Guinea e furono a lungo sue colonie. Nel 2020 gli investimenti inglesi in Africa sono aumentati, mentre quelli nei paesi europei sono drasticamente diminuiti. Si tratta, come sempre, soprattutto di investimenti nei settori minerario (50,8%) e finanziario (34,4%), ma anche nei servizi, nella sanità e nell’educazione.

05
Novembre
2020
Francia e Turchia, non soltanto male parole

La copertina di ottobre di Charlie Hebdo con Erdogan in posa da sultano, ma in mutande, ha innescato una guerra di parole reciprocamente offensive fra i presidenti di Francia e Turchia, seguita dal boicottaggio dei prodotti francesi in Turchia. In questo scontro verbale Macron si presenta come difensore della laicità e della democrazia, Erdogan come difensore dell’islam politico sunnita. Il diverbio ha avuto origine dalle recenti azioni terroristiche compiute in nome dell’islam nel sud della Francia, a seguito delle quali il governo francese ha posto restrizioni alle associazioni politiche islamiche nel paese, fra cui i Lupi Grigi turchi, ha annunciato ulteriori restrizioni all’esibizione di simboli religiosi in pubblico e ha intensificato la sorveglianza sulla comunità islamica francese.

30
Ottobre
2020
Questa è un’elezione diversa dice George Friedman

Il 29 ottobre 2020 George Friedman, celebre analista di geopolitica, ha scritto per Geopolitical Futures che il 3 novembre si terranno per la 59esima volta le elezioni del Presidente degli USA, ma questa volta c’è una novità preoccupante: per la prima volta c’è odio fra i sostenitori di campi diversi. Dice Friedman che tutte le 59 campagne elettorali furono dure e volgari: la moglie di Andrew Jackson fu chiamata prostituta, ci furono casi di corruzione eclatanti (ad esempio nell’elezione di Rutherford B. Hayes e di John Quincy Adams), l’elezione di Lincoln fu drammatica e seguita dal bagno di sangue della guerra civile, ma attraverso i decenni e i secoli l’elezione di diversi presidenti ha permesso di sviluppare e mantenere equilibrio e stabilità nella società americana. Ora però questo fenomeno nuovo preoccupa Friedman. 

26
Ottobre
2020
Passi avanti degli USA verso nuove coalizioni

Nonostante il Covid, la politica internazionale è attiva. In Asia gli USA e Taiwan hanno stipulato nuovi accordi di fornitura di armi e di collaborazione logistica ed economica. Diplomatici e militari americani si sono mostrati apertamente ai giornalisti durante incontri con gli omologhi taiwanesi, per la prima volta dopo il 1972. Con l’accordo del ’72 fra gli USA e la Cina gli USA non smisero di armare e aiutare Taiwan, ma lo fecero in forma non ufficiale. Ancora lo scorso agosto, ad esempio, gli USA hanno fatto aprire alla Lockheed Martin Corp. un centro di manutenzione per i cacciabombardieri F16 a Taichung, ma l’hanno presentato come un accordo aziendale privato, non come una decisione governativa. Nelle scorse settimane invece gli incontri sono stati ufficiali e ben visibili per l’opinione pubblica.