14
Settembre
2017
Si firmerà la pace fra Russia e Giappone?

La Seconda guerra mondiale fra Russia e Giappone non è mai ufficialmente terminata, a causa del mancato accordo sulle isole Kurili. La rivalità per il controllo dell’arcipelago, da cui si possono controllare ed eventualmente bloccare le rotte fra le coste russe e l’Oceano Pacifico, è di lunga durata. L’impero zarista e l’impero giapponese si fecero guerra negli anni 1904-45 per quelle isole, e allora la Russia subì una bruciante sconfitta, perdendo la metà meridionale dell’isola di Sakhalin, ricca di risorse minerarie. Con la Seconda guerra mondiale i Russi riconquistarono non soltanto tutta Sakhalin, ma anche una parte delle isole Kurili. Durante al Guerra fredda ogni proposta di pace venne accantonata, ma le trattative ripresero, senza successo, negli anni ’90. Nel 2012 la firma di un trattato di pace sembrava a portata di mano, dato che i due paesi avevano un buon interscambio commerciale, culturale, politico. 

09
Settembre
2017
Il futuro della Siria

L’ISIS è in ritirata, i gruppi ribelli e il governo di Assad si parlano attraverso i loro ‘protettori’ Americani e Russi. La guerra civile è alla fine? Se il passato serve come base per predire il futuro, la storia del Libano ci dice che la guerra civile continuerà ancora a lungo. Il Libano è molto più piccolo della Siria e aveva tradizioni di migliore convivenza fra gruppi etnico-religiosi rispetto alla Siria. La guerra civile iniziò nel 1975 e durò 15 anni; in Siria siamo al sesto anno, il paese è un caos di forze in lotta. Il gruppo di gran lunga più consistente in Siria sono gli Arabi sunniti, rappresentati da al Qaeda, dall’ISIS e dal Free Syrian Army. Alcuni sono anche sostenitori di Assad. Né al Qaeda né l’ISIS potranno sedersi al tavolo delle trattative, essendo rifiutati da Americani, Russi e da quasi tutte le altre forze in gioco. Ma il Free Syrian Army è debole e non può imporsi a nessuno.

08
Settembre
2017
La tragedia dei Rohingya, popolazione senza terra

I Rohingya, popolazione senza un proprio stato, sono oggi vittime del nodo di interessi di Myanmar, India e Cina. Stanno fuggendo in Bangladesh sotto la dura sferza dell’esercito birmano. I Rohingya sono circa 1,5/2 milioni di persone sparse fra il Myanmar (ex Birmania), il Bangladesh, il Pakistan, con piccole comunità in altri stati. Circa 1 milione è concentrato nella regione lungo la costa nord del Myanmar, dove convivono con l’etnia Rakhine, maggioritaria, che dà il nome allo stato (il Myanmar è una confederazione di stati ed etnie). Le due etnie parlano lingue diverse, hanno religioni diverse (i Rakhine sono buddisti, i Rohingya musulmani), tradizioni diverse e anche aspetto un po’ diverso, perché i Rohingya sono mediamente di carnagione un po’ più scura. 

04
Settembre
2017
Che cosa vuole la Corea del Nord

In occasione dell’esperimento nucleare che ha provocato un terremoto nella penisola, proponiamo il riassunto di una recente analisi di George Friedman per Geopolitical Futures, dal titolo ‘North Korea’s rational analysis’. Il regime nordcoreano non è folle. Fondato nel 1948 dal nonno dell’attuale despota e costituito da una rete complessa di burocrati strutturati in gerarchie molto rigide, sopravvive da 70 anni. È sopravvissuto alla guerra devastante con gli USA, si è abilmente destreggiato fra Cina e Unione Sovietica nel periodo in cui i due paesi comunisti erano acerrimi rivali, è sopravvissuto alla caduta dell’URSS e alla trasformazione del regime cinese, alle spaventose carestie degli anni ’90. Ha migliaia di missili, una grande flotta di bombardieri strategici, centinaia di migliaia di soldati e marinai, una flotta navale imponente. 

04
Settembre
2017
La Turchia, un anno dopo il colpo di stato

A distanza di un anno dal tentato colpo di stato, il presidente Erdogan è più che mai saldo al potere e riceve costantemente visite dei ministri degli esteri di USA, Iran, Russia, Arabia Saudita, o del presidente del Kurdistan iracheno, che discutono con lui la situazione regionale e cercano di averlo alleato. Anche l’economia e il turismo sono in netta ripresa. Soltanto con la Germania e l’Unione Europea i rapporti sono peggiorati, ma non al punto di mettere seriamente a rischio la sostanziale collaborazione nelle basi NATO e USA in Turchia (da cui la Germania sta ritirando i suoi soldati) e nella gestione dei milioni di rifugiati.

28
Agosto
2017
Barbari e civilizzati

È ormai un luogo comune, propagato dai pensatori e dai media occidentali, che l’Europa e la cultura europea siano responsabili di una moltitudine di mali. Molti Europei sono giunti a detestare sé stessi, certi di aver inflitto al mondo mali che devono essere costantemente espiati. I mali sono il colonialismo e l’imperialismo, entrambi ricondotti al capitalismo. Oggi non c’è nulla di più tipicamente europeo di questo odio di sé. Eppure, scagliando i loro anatemi, i sacerdoti dell’auto-diffamazione manifestano la loro appartenenza all’universo che rifiutano. L’auto-denigrazione è chiaramente una forma di indiretta di auto-glorificazione. 

La seconda generazione. Quello che non ho detto a mio padre di Michel Kichka
05/08/2017
Storia autobiografica a fumetti che indaga ed esprime le emozioni, i condizionamenti, le paure e la forza dei figli della Shoah, i figli dei sopravvissuti. A cavallo fra vita e morte, fra Europa e Israele, fra ossessione e speranza, fra la sfida della memoria e la sfida di un futuro normale, fra fede e scetticismo, la seconda generazione ha caratteristiche psicologiche ormai largamente indagate dalla psicologia, che si osservano particolarmente in Israele, terra di figli e nipoti della Shoah. Il carattere nazionale israeliano è ancora oggi largamente segnato dalla mentalità e dalle emozioni della ‘seconda generazione’. Kichka le racconta in modo chiaro, con poche parole asciutte e con un disegno ricco di sfumature e di dettagli che commuovono – e anche qu...
Territori e potere. Un nuovo ruolo per gli stati? di Sabino Cassese
29/12/2016
"L’affermazione che lo stato è sovrano viene criticata da molto tempo come non vera, come un’ipocrisia” scrive Cassese. E procede a elencare una serie di legami, di condizionamenti, di regolamentazioni sovranazionali e locali che danno pienamente credito a tale affermazione. Gli organi sovranazionali che legano gli stati non sono solo l’Unione Europea e l’ONU, cui subito tutti pensiamo, ma il WTO, l’OCSCE e migliaia di enti che stabiliscono le norme globali per i domini internet, per i velivoli, per i motori marini, per i mercati finanziari, per la sanità, per i prodotti alimentari, per pesi e misure, per le assicurazioni, per l’educazione, per la translitterazione delle lingue, per la ricerca, per la circolazione stradale, pe...