08
Giugno
2018
L’Arabia Saudita gioca una partita pericolosa

Per la seconda volta in un anno il principe ereditario Mohammed bin Salman ha annunciato un rimpasto di governo, che questa volta riguarda i ministri della cultura, della vita islamica e dello sviluppo sociale. Negli stessi giorni il giornale francese Le Monde riferiva che il principe ereditario non permetterà che il Qatar acquisti i sistemi di difesa aerea S-400 fabbricati in Russia, mentre una TV israeliana riferiva di possibili piani sauditi per dotarsi di armi nucleari. Il principe ha cacciato e sostituito molti alti funzionari nella struttura politica, militare e religiosa dell’Arabia Saudita, e la cosa più sorprendente è la mancanza di reazioni significative a tali terremoti. Forse i suoi oppositori stanno aspettando il momento più opportuno per ribellarsi, oppure c’è consenso all’interno dell’élite circa la direzione che il paese deve prendere?

03
Giugno
2018
Europa, che fare?

L’Unione Europea sta perdendo colpo su colpo ed è a rischio di sfasciarsi, come scrive Mathew Kaminski su ‘Politico’ del 29 maggio 2018, proprio mentre gli USA reagiscono aggressivamente ai danni prodotti dalla globalizzazione alla coesione sociale. Come interagiranno fra di loro questi eventi? Il processo di globalizzazione – che è inevitabile e sarà positivo a lungo termine − negli anni ’90 e nei primi anni del 2000 è stato grandemente accelerato da decisioni politiche multilaterali: la creazione del WTO, dell’Unione Europea e dell’Eurozona, ma soprattutto la totale liberalizzazione dei mercati finanziari occidentali. L’insieme di queste liberalizzazioni velocissime e poco ponderate ha provocato rapidi contraccolpi nelle economie globali, favorendone eccessivamente alcune a scapito di altre. 

28
Maggio
2018
La scelta che ci tocca

Seguiamo la crisi economica e la crisi dell’Unione Europea dal 2010. Il 4 ottobre del 2013 scrivevamo: ‘per la prima volta dalla fine della Seconda guerra mondiale, il contratto sociale in Europa si sta spezzando. Se le élite del continente non affronteranno il problema, e se non riusciranno a riconciliare i loro interessi con le aspettative dell’elettorato, i fondamenti politici dell’UE continueranno a sgretolarsi’ (da L’insostenibilità dello stato sociale in Europa). A marzo del 2012 abbiamo pubblicato un articolo sulle tesi di Paolo Savona, che vi invitiamo a rileggere (La crisi finanziaria-il caso Italia). Oggi la politica è (finalmente) arrivata a coinvolgere masse di elettori in queste discussioni, che nel 2010 erano limitate a quattro gatti e ai più sembravano un incomprensibile astruso ghiribizzo. È buon segno, perché finalmente stiamo mettendo i piedi a terra, finalmente vediamo e affrontiamo la realtà.

23
Maggio
2018
Siria, tutti pronti per la prossima mossa

Dopo anni di guerra civile la Siria è un ‘area vagamente definita in cui altri paesi avanzano i loro interessi. Le potenze coinvolte sono Russia, Iran, Turchia, Stati Uniti, Israele e lo stesso governo siriano. Cercano di ritagliarsi spazi anche gruppi senza stato come lo Stato Islamico e i Curdi Siriani, i cui territori ora si espandono ora si contraggono. La realtà di base è che la Siria è nel caos e nel caos ci sono accordi taciti. Potenze diverse, ognuna con propri obiettivi in gioco, hanno turbinosamente forgiato e rotto alleanze dal 2011 in poi. Nessuno voleva, tanto meno poteva, fermare il conflitto. Nessuno voleva pagare il costo politico di un ritiro. La vecchia frase della Mafia “se entri una volta, entri per sempre” può essere applicata a tutte le parti in gioco. 

22
Maggio
2018
Turchia e UK si stringono la mano – per ora

Il 15 maggio il Presidente turco Erdogan ha concluso la visita ufficiale in Inghilterra. Erdogan ha esplicitamente dichiarato ai giornalisti che “il patto strategico tra la Turchia e il Regno Unito è una necessità più che una semplice scelta”. Raramente i politici sono così schietti. I due paesi sono uniti non dal passato, ma da prospettive condivise nei rapporti con l’Europa. Il Regno Unito in procinto di lasciare l’Unione Europea e riprendere le redini della sua politica estera cerca nuovi partner e la Turchia è un candidato di spicco ora che, svanita la speranza di entrare nell’Unione, cerca modi per proteggere i propri interessi in Europa. Dopo mezzo secolo di tranquillità il Regno Unito deve riprendere a manovrare per tenere l’Europa abbastanza debole e prevenire qualsiasi pericolo possa provenire in futuro dal continente. La Germania unita è oggi la centrale economica dell’Europa, ma non ha ancora tradotto il suo potere economico in potere militare. Il Regno Unito vuole mantenere così le cose.

21
Maggio
2018
Un Ramadan di terrore?

Il Ramadan 2018, iniziato a metà maggio, si teme sia più denso di atti di terrorismo degli anni precedenti. Per un mese i musulmani osservanti digiunano dall’alba al tramonto. La maggior parte dei musulmani praticanti usa il tempo per andare alla moschea e stare con la famiglia, ma il fervore religioso del mese incita alcuni a esercitare atti di violenza nel nome dell’islam. I jihadisti vedono nel Ramadan un momento particolarmente adatto ad attentati, perché pensano che chi muore in questo periodo ‘per la fede’ (compiendo atti terroristici) ha maggiori ricompense nell’aldilà.

Il fucile di mio padre di Hiner Saleem
12/02/2018
L’autore è Hiner Saleem (o Salim), regista curdo che ora vive a Parigi e si è affermato in festival internazionali con pellicole come “Lunga vita alla sposa... e alla liberazione del Kurdistan” e “Vodka Lemon”. Nato nel 1964 ad Aqrah, nel Kurdistan iracheno, Saleem è figlio di un peshmerga che era il telegrafista personale del generale Barzani (capo carismatico della lotta curda e padre dell’attuale leader del partito democratico del Kurdistan, Masoud Barzani). Ne “Il fucile di mio padre” narra in prima persona la storia della sua famiglia − simile a quella di migliaia di altre famiglie curde irachene − dagli anni ’70 agli anni ’90, quando fuggì all’estero all’età di 17...
La seconda generazione. Quello che non ho detto a mio padre di Michel Kichka
05/08/2017
Storia autobiografica a fumetti che indaga ed esprime le emozioni, i condizionamenti, le paure e la forza dei figli della Shoah, i figli dei sopravvissuti. A cavallo fra vita e morte, fra Europa e Israele, fra ossessione e speranza, fra la sfida della memoria e la sfida di un futuro normale, fra fede e scetticismo, la seconda generazione ha caratteristiche psicologiche ormai largamente indagate dalla psicologia, che si osservano particolarmente in Israele, terra di figli e nipoti della Shoah. Il carattere nazionale israeliano è ancora oggi largamente segnato dalla mentalità e dalle emozioni della ‘seconda generazione’. Kichka le racconta in modo chiaro, con poche parole asciutte e con un disegno ricco di sfumature e di dettagli che commuovono – e anche qu...