23
Settembre
2016
Giordania: c’è pericolo nelle nuove elezioni?

Le elezioni in Giordania sono raramente foriere di cambiamenti. La Giordania è una piccola monarchia costituzionale stabile confinante con paesi consumati da gravissime instabilità. Il parlamento, in particolare la Camera bassa, ha di fatto poteri limitati e spesso si limita ad approvare senza dissentire le decisioni prese dal re Abdullah II e dai ministri da lui designati. Ma il 20 settembre le elezioni della Camera bassa sono state regolate da un nuovo sistema elettorale, che potrebbe cambiare le cose. Ad ogni elezione parlamentare il governo introduce piccoli cambiamenti e li presenta con campagne di sensibilizzazione che sottolineano quanto queste riforme migliorino la rappresentazione popolare e portino il governo a rispondere maggiormente del proprio operato.

20
Settembre
2016
Siria: la Turchia avanza, con gli USA alle spalle

Il 19 settembre si è vista sul terreno a nord-est di Aleppo una nuova realtà: 40 consiglieri militari americani della missione ‘Operation Noble Lance’ sono entrati in azione ad al-Rai, vicino alla frontiera turca, dove operano gruppi ribelli sunniti ostili agli USA e ai Curdi, ma ‘amici’ dei Turchi. I ribelli (appartenenti al gruppo denominato ‘I liberi uomini dell’est’) si sono opposti ai militari USA, che anziché rispondere con le armi hanno chiamato i soldati turchi. I Turchi hanno convinto i ribelli ad accettare la presenza dei consiglieri USA, i quali possono far intervenire, in caso di necessità, sia l’aviazione sia i droni americani in aiuto all’avanzata contro l’ISIS, che occupa la città di al-Bab. 

17
Settembre
2016
Che succede in Libia?

Fino allo scorso aprile la Libia era sostanzialmente divisa fra due governi, uno a est, a Tobruk, uno a ovest, a Tripoli. A seguito di lunghi negoziati è stato poi formato un Governo di Accordo Nazionale sotto la presidenza di Serraj, che teoricamente riunisce tutte le fazioni. Sul terreno però la situazione è rimasta molto più complessa, perché quello che si chiama ‘esercito libico’, numeroso e ben armato, guidato dal generale Haftar, non si è accordato con il nuovo governo. Il governo non ha un vero e proprio esercito, ma è riuscito a mettere d’accordo le numerose milizie armate locali perché partecipassero alla guerra comune contro l’ISIS, che si era attestato sulla costa a est di Sirte, impossessandosi dei principali terminali petroliferi.

16
Settembre
2016
La “sauditizzazione” dell’economia saudita

L’Arabia Saudita ha lanciato una nuova campagna per la “sauditizzazione”, progetto pluridecennale volto a sostituire lavoratori immigrati con cittadini sauditi. Il 5 settembre tutte le attività legate alla vendita e alla riparazione dei telefoni cellulari hanno dovuto raggiungere il traguardo della “completa sauditizzazione”. Durante i sei mesi concessi per la transizione alcuni negozianti hanno dovuto chiudere e altri sono stati multati. I lavoratori sauditi costano di più rispetto agli stranieri, sia in termini di salario sia di efficienza. I passati tentativi di “sauditizzazione” non hanno avuto successo, in parte perché i cittadini sauditi sono riluttanti ad accettare lavori faticosi o pericolosi, in parte perché nessuno ha provveduto a fornire la formazione e l’istruzione necessaria per prepararli ai lavori che dovrebbero svolgere.

15
Settembre
2016
Il nuovo interesse cinese per il Medio Oriente

Nel gennaio scorso, poco prima della visita del presidente cinese Xi Jinping in Medio Oriente, l’Arabia Saudita giustiziò il religioso sciita Nimr Baqir al-Nimr, accusato di “tentato coinvolgimento di governi stranieri nelle politiche del regno, disobbedienza al governo e possesso di armi”. L’Iran, che si considera la principale potenza sciita ed è nemico storico dell’Arabia Saudita, criticò duramente l’esecuzione. La tensione tra i due stati si inasprì tanto da mettere a rischio la visita del presidente cinese. Già nel 2015 era stata rimandata a causa dei combattimenti in corso in Yemen tra l’Arabia Saudita e gli Huthi, gruppo sciita protetto dall’Iran. Quest’anno invece, nonostante le tensioni tra sciiti e sunniti, la visita si è svolta. Per la prima volta da quando è presidente, Xi ha visitato Teheran, Riad e il Cairo e ha presentato alla regione l’approccio cinese: “dialogare con tutte le parti e commerciare con tutti gli stati”. 

14
Settembre
2016
Che intenzioni ha Erdogan in Siria?

L’esercito turco avanza finalmente contro l’ISIS in Siria; pare però che lo scopo principale dell’avanzata sia il contenimento delle Forze Democratiche Siriane appoggiate dagli USA, in cui sono preponderanti i Curdi. Quanto sarebbe stato meglio per l’intera regione se Erdogan avesse fatto marciare l’esercito contro l’ISIS sin dalla caduta di Mosul! Quante vite e quante sofferenze si sarebbero risparmiate! Invece la Turchia ha flirtato a lungo con l’ISIS e ha mantenuto aperte le vie di rifornimento, di reclutamento e di contrabbando che hanno alimentato l’ISIS per oltre un anno. Ma è meglio tardi che mai. Ora che la Turchia muove davvero guerra all'ISIS, il califfato è in rotta ovunque.