13
Luglio
2018
Il summit NATO al di là della retorica

Il summit NATO di luglio 2018 è stato circondato di non pochi melodrammi, accuse, ritrattazioni… Che tristezza vedere tanto scadimento di stile. Ma alla fine quali decisioni sono state prese? Due sono le decisioni, per lo più trascurate dai media che hanno dato più importanza alla retorica sfoggiata in alcuni discorsi.

06
Luglio
2018
Germania e Cina in un sistema globale che cambia

I dazi imposti da Trump su acciaio e alluminio e sui loro manufatti pongono un dilemma importante all’Europa, ma soprattutto alla Germania: con chi stare? Scegliere di aderire a un sistema economico globale che vede il ritorno al protezionismo e soprattutto al potere decisionale da parte dei singoli stati, o cercar di mantenere vivo il sistema formalmente in vigore dall’inizio di questo secolo, in cui tutti gli stati accettano il libero scambio di merci e servizi e l’applicazione delle regole viene sorvegliata da organismi tecnici sovranazionali come il WTO? Il protezionismo in realtà non è mai finito. Paesi come la Cina hanno beneficiato della disponibilità dell’Occidente a chiudere un occhio per entrare nel mercato cinese a gamba tesa, anche se l’economia cinese non si conformava alle regole di base delle economie di mercato.

04
Luglio
2018
Germania: crisi dello sviluppo in arrivo?

Le prospettive di crescita dell’economia tedesca sono buie. Anche le previsioni per il 2018 vengono riviste al ribasso. Si tratta di un fenomeno contingente, passeggero? No, si tratta delle prime avvisaglie di una crisi strutturale. La Germania ha conosciuto due ‘miracoli economici’ dal dopoguerra in poi, ma anche il secondo ‘miracolo’ si sta esaurendo. Il primo miracolo fu la rapidissima ripresa del dopoguerra, nonostante la sconfitta e la distruzione. Ma le distruzioni avevano riguardato soprattutto le città e i trasporti, non la struttura produttiva. Quella fu danneggiata, ma non distrutta. La possente macchina industriale creata da Hitler uscì dalla guerra con relativamente pochi danni e permise una rapidissima ripresa economica, anche grazie alla crescita demografica (30% di popolazione in più dal 1949 al 1970) dovuta sia alle nascite sia all’importazione di mano d’opera da altri paesi, in primo luogo l’Italia e la Turchia. 

08
Giugno
2018
L’Arabia Saudita gioca una partita pericolosa

Per la seconda volta in un anno il principe ereditario Mohammed bin Salman ha annunciato un rimpasto di governo, che questa volta riguarda i ministri della cultura, della vita islamica e dello sviluppo sociale. Negli stessi giorni il giornale francese Le Monde riferiva che il principe ereditario non permetterà che il Qatar acquisti i sistemi di difesa aerea S-400 fabbricati in Russia, mentre una TV israeliana riferiva di possibili piani sauditi per dotarsi di armi nucleari. Il principe ha cacciato e sostituito molti alti funzionari nella struttura politica, militare e religiosa dell’Arabia Saudita, e la cosa più sorprendente è la mancanza di reazioni significative a tali terremoti. Forse i suoi oppositori stanno aspettando il momento più opportuno per ribellarsi, oppure c’è consenso all’interno dell’élite circa la direzione che il paese deve prendere?

03
Giugno
2018
Europa, che fare?

L’Unione Europea sta perdendo colpo su colpo ed è a rischio di sfasciarsi, come scrive Mathew Kaminski su ‘Politico’ del 29 maggio 2018, proprio mentre gli USA reagiscono aggressivamente ai danni prodotti dalla globalizzazione alla coesione sociale. Come interagiranno fra di loro questi eventi? Il processo di globalizzazione – che è inevitabile e sarà positivo a lungo termine − negli anni ’90 e nei primi anni del 2000 è stato grandemente accelerato da decisioni politiche multilaterali: la creazione del WTO, dell’Unione Europea e dell’Eurozona, ma soprattutto la totale liberalizzazione dei mercati finanziari occidentali. L’insieme di queste liberalizzazioni velocissime e poco ponderate ha provocato rapidi contraccolpi nelle economie globali, favorendone eccessivamente alcune a scapito di altre. 

28
Maggio
2018
La scelta che ci tocca

Seguiamo la crisi economica e la crisi dell’Unione Europea dal 2010. Il 4 ottobre del 2013 scrivevamo: ‘per la prima volta dalla fine della Seconda guerra mondiale, il contratto sociale in Europa si sta spezzando. Se le élite del continente non affronteranno il problema, e se non riusciranno a riconciliare i loro interessi con le aspettative dell’elettorato, i fondamenti politici dell’UE continueranno a sgretolarsi’ (da L’insostenibilità dello stato sociale in Europa). A marzo del 2012 abbiamo pubblicato un articolo sulle tesi di Paolo Savona, che vi invitiamo a rileggere (La crisi finanziaria-il caso Italia). Oggi la politica è (finalmente) arrivata a coinvolgere masse di elettori in queste discussioni, che nel 2010 erano limitate a quattro gatti e ai più sembravano un incomprensibile astruso ghiribizzo. È buon segno, perché finalmente stiamo mettendo i piedi a terra, finalmente vediamo e affrontiamo la realtà.

Il fucile di mio padre di Hiner Saleem
12/02/2018
L’autore è Hiner Saleem (o Salim), regista curdo che ora vive a Parigi e si è affermato in festival internazionali con pellicole come “Lunga vita alla sposa... e alla liberazione del Kurdistan” e “Vodka Lemon”. Nato nel 1964 ad Aqrah, nel Kurdistan iracheno, Saleem è figlio di un peshmerga che era il telegrafista personale del generale Barzani (capo carismatico della lotta curda e padre dell’attuale leader del partito democratico del Kurdistan, Masoud Barzani). Ne “Il fucile di mio padre” narra in prima persona la storia della sua famiglia − simile a quella di migliaia di altre famiglie curde irachene − dagli anni ’70 agli anni ’90, quando fuggì all’estero all’età di 17...
La seconda generazione. Quello che non ho detto a mio padre di Michel Kichka
05/08/2017
Storia autobiografica a fumetti che indaga ed esprime le emozioni, i condizionamenti, le paure e la forza dei figli della Shoah, i figli dei sopravvissuti. A cavallo fra vita e morte, fra Europa e Israele, fra ossessione e speranza, fra la sfida della memoria e la sfida di un futuro normale, fra fede e scetticismo, la seconda generazione ha caratteristiche psicologiche ormai largamente indagate dalla psicologia, che si osservano particolarmente in Israele, terra di figli e nipoti della Shoah. Il carattere nazionale israeliano è ancora oggi largamente segnato dalla mentalità e dalle emozioni della ‘seconda generazione’. Kichka le racconta in modo chiaro, con poche parole asciutte e con un disegno ricco di sfumature e di dettagli che commuovono – e anche qu...