18
Giugno
2021
Il significato dei summit fra capi di stato

Che conseguenze avrà il summit Biden-Putin? Nessuna, sostiene George Friedman (Summits and the Personal Understanding They Foster, Geopolitical Futures, 18 giugno 2021). Se anche Putin e Biden avessero sviluppato una grande simpatia personale, persino una grande fiducia personale, le loro politiche non cambierebbero di una virgola. Può cambiare la retorica, possono cambiare i piccoli gesti, non la sostanza. La sostanza delle decisioni di un capo di stato è sempre determinata dalla situazione reale del mondo e dagli interessi primari di quello stato in quel mondo. 

09
Giugno
2021
Africa: la Russia sgomita e scaccia i Francesi

La Francia ha preservato sino ad ora una forte influenza economica e culturale sulle ex colonie in Africa, che hanno mantenuto il francese come lingua ufficiale. Mantiene anche una forza di sicurezza contro il terrorismo di matrice islamica nel Sahel, soprattutto in Mali, impegnata in quella che oggi si chiama operazione Barkhane. Ma proprio in Mali i Francesi hanno sospeso dal 3 giugno ogni forma di cooperazione militare, dopo il colpo militare del colonnello dei Servizi speciale Assimi Goita, anticipato da grandi manifestazioni anti-francesi nella capitale Bamako, in cui i manifestanti invocavano la collaborazione con la Russia.

04
Giugno
2021
Egitto-Sudan: sospetti e soprusi

La storia del Sudan all’interno dei suoi confini odierni iniziò con l’invasione egiziana del 1821, cui seguì l’invasione della regione del Darfur tredici anni più tardi. L’Egitto era appoggiato dall’Impero Ottomano, di cui faceva parte. Nel 1881 una ribellione alimentata dal movimento religioso mahadista, cioè di ispirazione messianica, cacciò i turco-egiziani, ma l’anno successivo gli Inglesi entrarono in Egitto e occuparono anche il Sudan nel 1899. Il governo anglo-egiziano del Sudan continuò fino al 1956, cioè fin quando gli Inglesi abbandonarono il sistema coloniale e informarono l’Egitto che il Sudan sarebbe diventato uno stato indipendente, non sarebbe più stato parte dell’Egitto. Il primo presidente egiziano, Naguib, che era sudanese di origine, tentò di convincere i politici sudanesi a proclamare l’unificazione con l’Egitto, ma la presa del potere in Egitto da parte di Nasser pose fine alle trattative. 

13
Maggio
2021
La scarsità globale di alcuni beni

La pandemia ha portato al blocco o al rallentamento delle attività produttive e al contemporaneo rallentamento della richiesta di alcuni prodotti d’uso corrente, ad esempio l’abbigliamento. Altri prodotti però hanno avuto un picco di richiesta, soprattutto quelli legati alla sanità e al mondo digitale. Ora che nei paesi avanzati la situazione sta tornando alla normalità, alcuni prodotti sono così scarsi da rappresentare un problema a livello geopolitico, oltre a rappresentare un rischio di fiammate inflazionistiche.

11
Maggio
2021
La Spagna indica le sue priorità strategiche

La Spagna ha appena pubblicato il documento Focus Africa 2023, che indica l’Africa come priorità strategica della sua politica estera. La posizione geografica della Spagna ne fa la chiave di accesso fra Mediterraneo e Atlantico e fra Africa ed Europa. Se questo ruolo è stato accantonato negli ultimi decenni, perché è prevalsa l’attenzione per l’integrazione europea, ora la Spagna ricorda e riafferma le sue priorità. Ora occorre vedere come gli interessi strategici della Spagna sapranno armonizzarsi con quelli della Francia, del Portogallo e dell’Italia nella stessa regione, e anche quelli dell’Inghilterra.

08
Maggio
2021
In lode di George Friedman

Mi sono imbattuta nelle analisi di Friedman nel 2006, a seguito di un suo intervento in un seminario di geopolitica della John Hopkins University. Non era il solito intervento di taglio accademico, ma la riflessione di un pensatore politico con profonda conoscenza della storia e radicato nella realtà. Volevo saperne di più, volevo trovare i libri che aveva scritto. Venni a sapere che George è figlio di ebrei ungheresi sopravvissuti alla Shoah, i quali nel 1957 si rifugiarono negli USA con il figlio, che aveva otto anni. Ricordo bene l’arrivo di due rifugiati ungheresi, due fratelli, nella mia scuola, la East High School di Rockford, Illinois, in quello stesso gennaio 1957: li invitai subito al Foreign relations club che la scuola aveva fatto fondare a me e all’argentino Luis pochi mesi prima, in quanto primi foreign exchange students che la scuola accoglieva. Ma i due giovani, magrissimi e spauriti, appena arrivati da una Budapest nelle cui strade vigilavano i carri armati sovietici, erano troppo sgomenti, non volevano parlare né di sé né dell’Ungheria.