18
Settembre
2018
La guerra ai tempi del colera

L’attuale guerra civile nello Yemen, iniziata nel 2015, non è che l’ennesima ripresa della lunghissima serie di scontri fra etnie e tribù, sempre sostenuti da diverse potenze regionali e internazionali, iniziata alla fine della Seconda guerra mondiale. Ad aprile 2015 venne bombardata la centrale elettrica di Sanaa, la capitale, che cessò di funzionare. Dopo poco sparì dal mercato anche il gasolio con cui si cercava di fornir energia agli impianti essenziali alla vita civile. Cessò di funzionare anche l’impianto di depurazione delle acque dell’acquedotto. Nei primi mesi del 2016 la città di Sanaa, che aveva circa 500000 abitanti, dovette accogliere circa un milione di profughi che scappavano da altre aree, soprattutto dalla regione costiera del Mar Rosso, la più contesa. Le strutture igieniche e sanitarie furono messe a dura prova dal triplicarsi della popolazione in pochi mesi. Ad agosto-settembre si verificarono i primi casi di colera.

13
Settembre
2018
Turchia, Russia e Iran alla resa dei conti sulla Siria

Negli ultimi due anni l’arbitro della guerra civile in Siria è stata la Russia, che ha sostenuto il governo di Assad e indotto alla cooperazione da un lato l’Iran, che da anni impegna in sostegno di Assad decine di migliaia di uomini e armamenti pesanti, dall’altra la Turchia, che invece ha sempre sostenuto una parte delle fazioni ribelli ed è ostile ad Assad. I tre paesi hanno un solo interesse comune: controllare la Siria perché fa parte del ‘cortile di casa’. Per i Turchi la Siria ha sempre fatto parte della loro storia politica e culturale. Per gli Iraniani la Siria è la via di accesso al Mediterraneo e la messa in sicurezza dell’Iraq, paese che oggi è di fatto vassallo dell’Iran. Per i Russi la Mesopotamia (Iraq e Siria) è importante proprio perché confina con la Turchia e con l’Iran, paesi con cui la Russia condivide le sponde del Mar Nero e del Mar Caspio, vitali per l’economia e per la sicurezza della Russia. 

03
Settembre
2018
Il Marocco contro l’Iran e contro il fondamentalismo

Il primo maggio 2018 il Marocco ha richiamato il proprio ambasciatore a Teheran, accusando l’Iran di fornire armi e addestramento militare, tramite Hezbollah, al Fronte Polisario, che dagli anni ’70 combatte per l’indipendenza del Sahara Occidentale dal Marocco. Gli indipendentisti chiamano il Sahara Occidentale ‘Repubblica democratica araba del Sahrawi’. Nell’autunno 2018 si terranno discussioni fra gli indipendentisti e il Marocco, sotto l’egida dell’ONU, con la partecipazione dell’Unione Europea, della Russia e degli USA. Il Marocco fa parte del blocco sunnita anti Iran che include i Paesi del Golfo, la Giordania, l’Egitto ed è un paese straordinariamente stabile rispetto al resto del mondo islamico. Ma sta attraversando un periodo di difficoltà. 

31
Agosto
2018
Brexit: nuovo summit europeo a novembre

A novembre si terrà il summit europeo dei capi di governo sulla BrexitLe posizioni dei paesi membri sui negoziati sono variegate, sono complessi e vari i problemi sul tappeto. Con alcuni paesi saranno necessari accordi specifici: con la Spagna per Gibilterra, con Cipro per la base militare inglese sull’isola. Questi accordi non potranno contrastare con le condizioni generali che l’UE imporrà all’Inghilterra. La questione più difficile ovviamente è quella con l’Irlanda, che rimane nell’UE. L’isola sarà divisa da una frontiera interna sia per le merci sia per le persone, oppure l’Unione permetterà accordi diretti particolari fra il governo irlandese e quello inglese?

30
Agosto
2018
Dazi: sarà guerra o soltanto una revisione accettabile?

In autunno riprenderanno i negoziati fra USA e UE sui dazi sugli autoveicoli. Le trattative sullo stesso argomento fra USA e Messico hanno già raggiunto l’accordo di massima, che prevede un dazio del 2,5% sulle auto attualmente esportate dal Messico negli USA se il valore dei componenti importati da altri continenti è superiore al 35% . Sino ad ora la produzione messicana entrava in USA senza pagare nessun dazio, anche se si trattava soltanto dell’assemblaggio locale di parti prodotte in Europa o in Asia. In futuro però il dazio sarà portato al 10% non soltanto se persiste l’uso di troppe componenti non fatte in America, ma anche se la paga della manodopera impiegata nella produzione in Messico sarà inferiore ai 15 dollari all’ora.

10
Agosto
2018
Soldati cinesi a Idlib? Ci mancavano!

L’ambasciatore cinese in Siria ha dichiarato che la Cina è disponibile a combattere insieme all’esercito siriano contro i ‘terroristi’ a Idlib e in altre parti della Siria. È la prima volta che la Cina dà segno di voler entrare nei giochi politici in Medio Oriente. Nessuno sentiva la mancanza di un altro intervento straniero nella regione, che già vede la presenza di truppe russe, turche, iraniane, americane. Ma un motivo c’è: a Idlib operano milizie armate del Turkistan Islamic Party (TIP) di etnia uigura, provenienti dalla regione cinese dello Xinjiang. La Cina vorrebbe essere certa che venissero uccisi tutti, per non vederli tornare nello Xinjiang. Il TIP ha il sostegno della Turchia, opera a fianco delle truppe turche che hanno occupato la provincia di Idlib.

 

 

Il fucile di mio padre di Hiner Saleem
12/02/2018
L’autore è Hiner Saleem (o Salim), regista curdo che ora vive a Parigi e si è affermato in festival internazionali con pellicole come “Lunga vita alla sposa... e alla liberazione del Kurdistan” e “Vodka Lemon”. Nato nel 1964 ad Aqrah, nel Kurdistan iracheno, Saleem è figlio di un peshmerga che era il telegrafista personale del generale Barzani (capo carismatico della lotta curda e padre dell’attuale leader del partito democratico del Kurdistan, Masoud Barzani). Ne “Il fucile di mio padre” narra in prima persona la storia della sua famiglia − simile a quella di migliaia di altre famiglie curde irachene − dagli anni ’70 agli anni ’90, quando fuggì all’estero all’età di 17...
La seconda generazione. Quello che non ho detto a mio padre di Michel Kichka
05/08/2017
Storia autobiografica a fumetti che indaga ed esprime le emozioni, i condizionamenti, le paure e la forza dei figli della Shoah, i figli dei sopravvissuti. A cavallo fra vita e morte, fra Europa e Israele, fra ossessione e speranza, fra la sfida della memoria e la sfida di un futuro normale, fra fede e scetticismo, la seconda generazione ha caratteristiche psicologiche ormai largamente indagate dalla psicologia, che si osservano particolarmente in Israele, terra di figli e nipoti della Shoah. Il carattere nazionale israeliano è ancora oggi largamente segnato dalla mentalità e dalle emozioni della ‘seconda generazione’. Kichka le racconta in modo chiaro, con poche parole asciutte e con un disegno ricco di sfumature e di dettagli che commuovono – e anche qu...