Pakistan
offensiva nel Waziristan meridionale

09/10/2009

Il 1 ottobre 2009 il governo pakistano ha annunciato di essere pronto a lanciare un’offensiva contro i ribelli del Waziristan meridionale. Due divisioni pakistane – circa 28.000 soldati – scateneranno un’offensiva via terra su vasta scala. Le operazioni saranno coordinate dalla base di FR Bannu e le truppe potranno contare sull’aiuto dell’aviazione pakistana. Il contingente nemico dei Tehrik-i-Taliban (TTP) invece conta circa 12.000/15.000 unità e ha l’appoggio di un numero imprecisato di  jihadisti stranieri, la maggior parte dei quali provenienti dall’Uzbekistan.  L’ultima offensiva di questa portata risale al 2004, quando il Pakistan lanciò una campagna di dodici giorni. Allora vennero schierati 7.500 soldati, di cui 62 furono uccisi negli scontri e altri 12 rapiti.   Questa volta il contingente è decisamente più folto (circa quattro volte tanto) e decisamente più preparato rispetto al 2004. L’aviazione pakistana lancia continui attacchi contro le postazioni nemiche del Waziristan meridionale e recentemente i droni (aerei senza pilota) degli Stati Uniti hanno ucciso almeno due comandanti talebani di alto livello e dozzine di altri ribelli. Il leader dei TTP,  Baitullah Meshud, è stato ucciso il 5 agosto scorso e il 27 agosto un altro attacco ha colpito mortalmente il comandante Tahir Yuldashev, uzbeko. La morte dei due leader ha creato una certa confusione all’interno del movimento jihadista, perché si è immediatamente scatenata una feroce lotta per la successione, e questo gioca senza dubbio a favore dell’esercito pakistano.   Anche al Qaeda vanta ancora una discreta presenza in Waziristan, ma decisamente più modesta rispetto ad alcuni anni fa a causa degli attacchi subiti da Americani e Pakistani. Sul piano tattico al Qaeda non ha nessuna possibilità di contrastare l’avanzata della fanteria pakistana, dato che è un movimento terroristico e si serve di metodi non tradizionali di combattimento. Gli islamisti del Waziristan meridionale potrebbero chiedere rinforzi dalle aree di Khyber e Orazkai o addirittura scappare dalla regione per creare nuovi santuari nella parte settentrionale delle Aree Tribali. Il Pakistan parla di questa campagna contro i terroristi sin dallo scorso giugno, e quindi i miliziani islamici si stanno senza dubbio preparando alla guerra. L’esercito pakistano questa volta ha studiato un modo per impedire ai ribelli di ricevere aiuti dall’esterno o di emigrare con facilità. Il punto debole è il Waziristan settentrionale, dove agisce il comandante Hafiz Gul Bahadur. Qui è sviluppata anche la rete degli Haqqani, guidata dal comandante  talebano Jalaluddin Haqqani,  attivo soprattutto nelle regioni afghane orientali. Il Pakistan per sconfiggere definitivamente i TTP ha bisogno dell’aiuto di Haqqani, che potrebbe però non essere gradito agli Stati Uniti, dato che recentemente i  suoi seguaci hanno intensificato gli attacchi in Afghanistan.   Le Aree Tribali di Amministrazione Federale (FATA) presentano una situazione politica unica, e sono molto più indipendenti delle altre regioni pakistane.  Islamabad non ha nessun controllo politico o militare sulla regione e deve fare affidamento sulla collaborazione dei signori locali per amministrare il territorio. Ma i leader locali spesso perseguono i propri interessi sia in Pakistan che in Afghanistan, e questo rappresenta sovente un ostacolo per il governo pakistano.   La campagna nello Swat all’inizio del 2009, nonostante le difficoltà, non aveva implicazioni transnazionali, mentre la guerra in Waziristan non potrà non avere ripercussioni anche sul vicino Afghanistan, e presenta quindi maggiori difficoltà. Infatti anche se le operazioni militari dei Pakistani avranno successo, non è detto che gli Stati Uniti e gli Alleati  ne traggano benefici  dall’altra parte del confine, in Afghanistan. In ogni caso il Pakistan intende badare innanzitutto ai propri interessi nazionali, ovvero a sconfiggere i terroristi che continuano a lanciare attacchi sul suolo pakistano, e quindi porterà avanti la campagna,  indipendentemente  dalla possibili implicazioni internazionali.   A cura di Davide Meinero

Lascia un commento

Vuoi partecipare attivamente alla crescita del sito commentando gli articoli e interagendo con gli utenti e con gli autori?
Non devi fare altro che accedere e lasciare il tuo segno.
Ti aspettiamo!

Accedi

Non sei ancora registrato?

Registrati

I vostri commenti

Per questo articolo non sono presenti commenti.