Helmand
sotto attacco

03/02/2010

Il 29 gennaio 2010 mezza dozzina di ribelli talebani hanno occupato un palazzo accanto all’ufficio del governatore di Lashgar Gah, la capitale della provincia di Helmand. Dopo otto ore di combattimenti contro le forze di sicurezza afgane – appoggiate dalle Forze di Assistenza per la Sicurezza Internazionale (ISAF) – i Talebani, armati di fucili d’assalto e cinture esplosive, sono stati tutti uccisi. Uno dei due portavoce talebani, Qari Yousuf Ahmadi, ha rivendicato subito l’attentato.   Le modalità di azione sono simili a quelle dell’attentato di Kabul del 18 gennaio scorso, anche se questa volta l’attacco è stato lanciato nella provincia di Helmand, dove gli Stati Uniti hanno deciso di inviare il maggior numero di truppe nell’ambito del “surge”. La provincia di Helmand, composta da tredici distretti (vedi mappa a lato) è altamente contesa fra le forze di sicurezza afgane – appoggiate dalle truppe statunitensi e ISAF - e i miliziani talebani. Negli ultimi mesi l’esercito afgano è riuscito a conquistare alcune roccaforti nella provincia di Helmand, ma i Talebani non sono disposti a rinunciarvi così facilmente e quindi continueranno a lanciare attacchi in futuro.   Il cuore della rivolta talebana si trova soprattutto nelle aree rurali attorno alle piccole cittadine del sud e dell’est dell’Afghanistan, ma attualmente i ribelli si stanno espandendo in altre regioni più a nord e a ovest. I Talebani vorrebbero allargare l’area di ribellione oltre le loro roccaforti e prendere d’assalto le città più grandi in ogni parte del paese, compresa la capitale. Le truppe occidentali e afgane però sono penetrate in territorio talebano e hanno preso d’assalto alcune roccaforti Pashtun – nel sud del paese – nel tentativo di assestare un colpo mortale all’insurrezione.      Attualmente le forze della coalizione non riescono a schiacciare la rivolta, ma i Talebani non riescono a proiettare il loro potere al di fuori delle aree rurali meridionali e orientali. Entrambi i contendenti sono in una posizione che pare senza uscita. Quindi non è escluso che prima o poi le due parti decidano di sedersi a un tavolo ed inizino a discutere e negoziare il futuro dell’Afghanistan.   A cura di Davide Meinero

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