La politica dell'AKP verso Hamas
La trasformazione della politica estera turca e della visione turca dell’Occidente

16/03/2010

di Soner Cagaptay.
La Turchia non ha una tradizione di forte sostegno popolare per Hamas , o per altri gruppi con programmi politici riconducibili all’islamismo violento. I Turchi hanno piuttosto avuto un atteggiamento di benevola indifferenza ai rapporti del loro paese con Israele. Recentemente, tuttavia, le cose stanno cambiando. Mentre in passato manifestazioni antisraeliane avrebbero potuto attrarre  poche migliaia di persone, le odierne manifestazioni pro-Hamas e anti-Israele attraggono centinaia di migliaia di Turchi, e il paese è testimone di un drastico cambiamento nell’atteggiamento popolare verso Israele, Hamas e la questione palestinese.

Le radici di questo cambiamento si trovano nella trasformazione della visione turca del  mondo e nella contemporanea trasformazione della politica estera turca:  i Turchi stanno sviluppando una visione negativa dell’Occidente. Oggi in Turchia pochi amano l’Occidente, la maggior parte della popolazione si oppone all’adesione all’Unione Europea, molti odiano l’America, praticamente nessuno ama Israele. E’ anche cambiata la politica estera turca verso l’Occidente, e la Turchia si è avvicinata a Hamas, il Sudan e l’Iran.

Perché i Turchi stanno diventando anti-occidentali? Perché vedono se stessi in opposizione all’Occidente – vale a dire agli Stati Uniti e,  nella loro regione, a Israele ?

Si può capire esaminando lo sviluppo delle politiche turche verso Israele e Hamas negli scorsi sette anni, da quando il Partito della Giustizia e dello Sviluppo (AKP) giunse al potere, nel 2002.

La questione palestinese diventa una dinamica interna.

Dagli anni 60 in poi vari regimi arabi iniziarono politiche che trasformarono la disputa israelo-palestinese in una questione interna. I regimi arabi invitarono gruppi palestinesi radicali a visitare le loro capitali e fornirono loro pubblicità e possibilità di costruire network, permettendo alla retorica e al programma politico del radicalismo palestinese di penetrare nelle menti degli arabi comuni. Ora la Turchia si sta inoltrando in un processo simile, guidata dal governo dell’AKP.

Da quando l’AKP è al potere (novembre del 2002),  la condotta pro-Hamas del partito - incluse visite  in Turchia da parte di dirigenti di Hamas, raccolta fondi e riunioni di Hamas sponsorizzate dal governo – hanno per la prima volta portato in Turchia la retorica di Hamas. Conseguentemente  in Turchia si sono moltiplicati i siti web  pro-Hamas e la tradizionale simpatia turca per i Palestinesi si è trasformata in simpatia per Hamas.  Inoltre l’atteggiamento turco verso Israele si è notevolmente surriscaldato. Secondo un sondaggio della BBC internazionale, oggi solo il 2% dei Turchi ha una opinione favorevole di Israele, mentre il 23 % vede Israele come una minaccia.

L’ingresso in scena dell’AKP e gli attacchi dell’11 settembre.

Per un lungo periodo è sembrato che l’obiettivo primario di Al Qaeda negli attacchi dell’11 settembre fosse colpire l’America. Ora questo non sembra  necessariamente vero. Gli attacchi erano diretti all’America, ma probabilmente questa non era il loro primo obiettivo. Il primo obiettivo degli attacchi sembra essere stato piuttosto il chiamare a raccolta i Musulmani di tutto il mondo, unificandoli sotto l’idea-guida di un “mondo musulmano” in perpetuo conflitto con l’Occidente, cioè con Israele in Medio Oriente e gli Stati Uniti in qualunque altro luogo.

Nel mondo musulmano, come in tutte le religioni, vi è una pre-esistente visione culturale per la quale i credenti sono unificati dalla loro adesione all’islam. Gli attacchi non hanno creato questa visione; piuttosto hanno introdotto in essa una dimensione politica manichea, chiamando tutti i Musulmani a unirsi al nuovo “mondo musulmano” – concetto carico di significati politici - che Al Qaeda definisce come impegnato in un perpetuo conflitto con l’Occidente. Questo sembra essere stato l’obiettivo primario degli attacchi dell’11 settembre.  Per creare e sostenere questa visione Al Qaeda potrebbe  attaccare e colpire l’America ancora molte volte.

L’AKP entra in scena in Turchia nel 2002, mentre Al Qaeda stava chiamando tutti i Musulmani, ovunque, a unirsi al  “mondo musulmano” per contrastare l’Occidente e attaccarlo ogniqualvolta fosse possibile.  L’AKP , partito con  retaggio islamista,  è giunto al potere in Turchia promuovendo la  visione di un “mondo musulmano” e suggerendo che la Turchia e i Turchi appartengono a questo unico mondo religioso-politico.

E’ questo indirizzo politico manicheo che spiega il cambiamento della politica estera dei turchi e la loro nuova relazione con Israele e Hamas.

A dimostrazione del  cambiamento, l’11 ottobre  2009 la Turchia ha cancellato  la partecipazione israeliana all’esercitazione aerea “Anatolian Eagle”, che si svolgeva da 15 anni. L’AKP ha chiesto a Israele di non partecipare all’esercitazione, citando il comportamento israeliano verso Gaza. E’ stato uno shock, perché l’esercitazione è un simbolo della stretta cooperazione militare tra Turchia e Israele. La cancellazione da parte dell’AKP delle esercitazioni militari con Israele è l’inizio della fine dei legami Turchia-Israele. Ancora più importante, la cancellazione della partecipazione israeliana ad Anatolian Eagle dimostra che l’AKP vede la Turchia come responsabile della difesa del programma di Hamas in opposizione agli Israeliani.

Dopo aver accusato per mesi Israele di “ atrocità e genocidio”, il primo ministro turco e leader dell’AKP Recep Tayyp Erdogan ha invece difeso il leader sudanese Omar Hassan al-Bashir. Nonostante i rapporti delle Nazioni Unite che documentano le atrocità di al-Bashir, Erdogan ha persino affermato che “al-Bashir non può aver commesso un genocidio nel Darfur, “perché è un musulmano e i musulmani non compiono genocidi”.

La Turchia e Israele hanno una lunga storia basata sul rispetto reciproco e sulla cooperazione nella regione; il comportamento dell’AKP verso Israele e il Sudan mostra che il partito vede Israele attraverso una nuova lente islamista: Musulmani (che hanno sempre ragione anche quando uccidono i loro correligionari) contro Non-musulmani (che hanno sempre torto quando si scontrano con i musulmani anche se agiscono per autodifesa).

La costruzione della mentalità “noi musulmani con Hamas” contro “gli altri”.

All’interno l’AKP ha promosso la mentalità islamista che contrappone “noi musulmani” ai “cattivi”  attraverso i media, anche diffondendo le tesi  di Hamas in Turchia, sia con  visite ufficiali di Hamas in Turchia sia in conferenze e raccolte di fondi per  Hamas, sostenute dall’AKP.

Attraverso i media : I recenti cambiamenti nella proprietà dei media in Turchia sotto l’AKP sono strettamente legati all’espandersi dei sentimenti anti-occidentali nel paese. La Turchia è un paese con media liberi. L’indipendenza dei media in Turchia, tuttavia, è sempre più minacciata. I media turchi rimangono liberi (dato che non ci sono limitazioni legali all’attività giornalistica), ma l’AKP sta cercando di limitarne la libertà trasformandone la proprietà con inghippi  legali. Nel dicembre 2005 l’AKP ha assunto  il controllo del conglomerato Sabah-ATV, che rappresenta circa il 20% del mercato dei media , affidandolo a una societò  il cui direttore generale Berat Albayrak è il genero del primo ministro Recep Tayyip Erdogan.  L’AKP ha anche imposto una multa fiscale di 2,5 miliardi di dollari a Dogan Yayin, un conglomerato che possiede circa il 50% dei media turchi. Questa multa eccessiva – che supera il patrimonio netto totale di Dogan – è politica, perché i mezzi di informazione di Dogan promuovono punti di vista secolari, liberali e nazionalisti spesso critici nei confronti dell’AKP.

(Il gruppo Dogan ha negoziato con il governo, cedendo il controllo di alcune testate in cambio della cancellazione della multa, ndr).

La trasformazione dei media turchi non è una questione esoterica, dato che influisce sul futuro della democrazia turca e influenza la visione del mondo dei Turchi. Dove non ci sono media indipendenti - come in Russia – l’opposizione non è possibile. Ogniqualvolta la Turchia attraversa una convulsione politica, gli analisti mettono temono il collasso della democrazia turca. Ma la Turchia è sopravvissuta in  passato a numerose crisi proprio grazie al bilanciamento assicurato dal “quarto potere”. Con la perdita di libertà del sistema dei media, vi è un’alta probabilità che esso diventi per il governo uno strumento con il quale formare un’opinione pubblica antioccidentale. Ciò che è male per i liberali laici turchi è male anche per l’Occidente.  I media turchi devono rimanere liberi  perché, se fossero tutti posseduti dallo stato o da imprenditori favorevoli all’AKP, i punti di vista antioccidentali e antisraeliani si diffonderebbero ulteriormente, come accade ormai  dal 2002. Un recente programma del network statale Turkish Radio Television (TRT) costituisce un esempio perfetto. La prima puntata della serie, intitolata Ayrilik (Separazione), descrive un’immaginaria situazione nei territori palestinesi, dove un neonato viene intenzionalmente ucciso da soldati israeliani.

Come vedono Israele i diciottenni turchi di oggi? Lo odiano, e continueranno a farlo a causa delle immagini di Israele date da spettacoli come Ayrilik. Queste sono le immagini che hanno visto i Turchi  negli scorsi sette anni e queste sono le immagini che continueranno a vedere. Ora è più probabile che un Turco giunto alla maggiore età sotto il governo dell’AKP, dopo sette anni di una tale propaganda, odi Israele piuttosto che ammirarla. Diversamente dai Turchi di quarant’anni e oltre, che giunsero alla maturità politica in un’altra Turchia, i più giovani hanno visioni  radicalmente negative dell’Occidente: è il risultato del controllo dei media da parte dello stato e delle aziende filo-governative.

Attraverso le conferenze: Mentre i media controllati dal governo promuovono l’immagine degli Israeliani come malvagi, le conferenze internazionali di Hamas in Turchia legittimano Hamas e le altre estensioni del movimento internazionale dei Fratelli Musulmani.  Prima che l’AKP prendesse il potere, la Turchia non aveva mai ospitato una conferenza di Hamas.  Ora  tali conferenze rendono il programma di Hamas e dei Fratelli Musulmani   accessibile ai Turchi, facendo della violenta lotta di Hamas contro Israele una parte del dibattito politico quotidiano.
Negli scorsi tre anni vi sono state sette conferenze e raccolte di fondi di Hamas a Istanbul. La prima, tenutasi nel luglio del 2006 con la partecipazione di uno dei leader spirituali dei Fratelli Musulmani, lo Sceicco Yousef al-Qaradawi, è stata intitolata “Musulmani in Europa”.  La visita di Qaradawi è stata finanziata dal Foreign Office britannico, e Hamas e i Fratelli Musulmani hanno potuto rivolgersi ai musulmani europei, mettendoli in contatto con Hamas e la sua ideologia.
La lista prosegue: tra le altre conferenze di Hamas e dei Fratelli Musulmani in Turchia è inclusa la conferenza del novembre 2007 chiamata “Jerusalem Day”, co-organizzata da una ONG, Turkiye Gonullu Tesekkuller Vafki ,Associazione delle Organizzazioni dei Volontari Turchi (TGTV) vicina all’AKP,  e dall’Islam Dunyasi Sivil Toplum Kurulusari Birligi – Associazione delle Organizzazioni Non-Governative Musulmane nel Mondo (IDSB).

Questa conferenza intitolata “Jerusalem Day” ha chiamato alla “liberazione di Gerusalemme dai sionisti attraverso il Jihad”. Altre conferenze sono seguite nel febbraio, aprile, maggio e luglio 2009.  Ciò che è interessante è che la frequenza di queste conferenze è costantemente cresciuta, con quattro incontri di questo tipo tenuti nel solo 2009. Inoltre questi incontri hanno incominciato a esporre un programma violento.

Per esempio, alla conferenza del febbraio 2009 i membri di Hamas hanno incitato a un jihad incentrato su Gaza. L’incontro dell’aprile 2009 fu un “Masjid (moschea, ndt) Al Aqsa symposium” che ha chiamato  a “liberare la moschea di Al Aqsa” e che è stata organizzata dalla “Istanbul Baris Platform – Piattaforma Istanbul per la Pace “ che include numerose ONG vicine all’AKP-  Il simposio ha chiamato tutti i Musulmani a liberare Al Aqsa, se necessario con la violenza, e ha affermato anche che Israele vuole demolirla.  

La “Palestine Collaboration Conference” nel maggio 2009 ha chiamato a una “continua resistenza per liberare la Palestina”.  Tra i partecipanti alla Conferenza vi era l’ex presidente sudanese Mushir Sivar Ez-Zeheb, il presidente dell’ Unione Internazionale degli Studiosi Musulmani Yousef al-Qaradawi e l’esponente e portavoce di Hamas in Libano Usame Hamdan.  Nel suo discorso a questa conferenza, il deputato dell’AKP Zeyed Aslan disse che Israele “commette un genocidio in Palestina”.

La Conferenza per l’Ambiente del luglio 2009 è stata organizzata dall’Earth Centre of Dialogue Partners in cooperazione con l’Islamic Educational, Scientific and Cultural Organization, la città di Istanbul e la Faith University di Istanbul.  La conferenza, cui ha partecipato al-Qaradawisi si è conclusa con la dichiarazione di un piano di sette anni sul cambiamento climatico. La conferenza è anche servita come palcoscenico per portare Hamas e i membri dei Fratelli Musulmani a Istanbul.

Queste conferenze sono organizzate da ONG vicine al governo dell’AKP.  Anche se appaiono come iniziative della società civile, gli incontri sono tenuti nel municipio di Istanbul o in centri di convegno  dell’amministrazione cittadina dell’AKP,  il che sostanzialmente significa che il denaro dei contribuenti  finanzia questi eventi.

Oggi per i Turchi, dopo sette anni di propaganda, Hamas sembra una buona organizzazione, ospitata a Istanbul sette volte e sempre in contatto con il governo.

Gli incontri di Hamas e dei Fratelli Musulmani a Istanbul rientrano nel tentativo  del governo dell’AKP e dei suoi sostenitori di promuovere una rete virtuale, finanziata con  denaro governativo.  Questi incontri vengono tenuti in occasione di appello di varia natura, chiamate al jihad o a salvare l’ambiente.  Realizzano due scopi ulteriori. Espongono i turchi a una visione del mondo nella quale il “buon Hamas” si contrappone al “cattivo Israele”, e occultano le azioni violente di Hamas.  Inoltre gli incontri portano  membri di Hamas e dei Fratelli Musulmani da tutto il mondo e li mettono in contatto con i Turchi, promuovendo la nozione che queste persone e questi gruppi appartengono tutti al nuovo, politicamente connotato “mondo musulmano”, il cui compito è di combattere Israele e opporsi alle sue politiche e alla sua presenza nel Medio Oriente.

Che cosa fare ?

Si potrebbe guardare all’ascesa dei sentimenti pro-Hamas e antisraeliani in Turchia e ignorarli, in quanto problemi che riguardano soltanto Israele. Ma nel pensiero islamista  i sentimenti antisraeliani e antiamericani, o antioccidentali tout court, così come quelli antisemiti, sono strettamente correlati.   
Questo pensiero fa da sfondo all’appello ai musulmani, dopo l’11 settembre, ad essere uniti intorno al nuovo e politicamente connotato mondo musulmano.

Il problema in Turchia non è che la politica estera del paese verso l’Occidente è cambiata,  in un modo che può essere ribaltato sotto un nuovo governo, ma piuttosto che sotto il governo dell’AKP l’attitudine turca verso gli Ebrei e gli Americani è cambiata. Nel mondo manicheo post-11 settembre, una volta che la Turchia abbia attraversato la linea dall’Occidente al “mondo musulmano”, tali cambiamenti potrebbero essere irreversibili.

Un suggerimento per contrastare la trasformazione degli atteggiamenti pubblici turchi è quello di adottare una politica di tolleranza zero da parte degli Stati Uniti e di Israele verso le correlate retoriche antisemite, antisraeliane e antiamericane. Come gli Stati Uniti e Israele non pongono la Turchia in una luce negativa in manifestazioni finanziate con denaro pubblico o in incontri internazionali, così il governo turco non dovrebbe farlo nei riguardi degli Stati Uniti o di Israele. Questo non è davvero chiedere molto.

Un secondo suggerimento potrebbe essere quello di chiedere ai musulmani americani, europei, o di qualsiasi altro luogo,  di riconoscere che la diffusione dei sentimenti antioccidentali, antisemiti, antisraeliani e antiamericani è un processo artificiale e politicamente guidato.

Se i Musulmani non riconoscono questo problema, l’ Occidente potrebbe dimenticare che l’espansione di questi atteggiamenti è frutto di manipolazione politica. Il pericolo è che gli occidentali possano effettivamente arrivare ad attribuire la colpa di tutto questo all’Islam.  Chi nega che la radicalizzazione è un processo costruito politicamente sta effettivamente contribuendo a dare all’Islam una cattiva reputazione.

Traduzione: Fulvio Miceli


 

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