Il Turkmenistan
alla ricerca di nuovi mercati

30/04/2010

Il 30 aprile 2010 presidente turkmeno Gurbanguly Berdimukhammedov si recherà in Cina per incontrare il presidente cinese Hu Jintao subito prima del Shangai World Expo per discutere di più questioni, ma soprattutto di energia.   Il Turkmenistan è in crisi per il  calo delle esportazioni di gas – che rappresentano circa il 50% del PIL del paese.  Il Turkmenistan possiede la quarta più grande riserva del gas del mondo - con una capacità di 75 miliardi di metri cubi all’anno (dati 2009) - ma dato che la popolazione è di soli 5 milioni di abitanti e il settore industriale è piuttosto limitato, la domanda interna di energia è piuttosto scarsa.  Per questa ragione il Turkmenistan è uno dei maggiori esportatori di gas del pianeta – con una capacità di 54 miliardi di metri cubi all’anno.   In passato Ashgabat esportava quasi tutto il suo gas verso la Russia, che a sua volta lo esportava in Europa. A causa del calo della domanda europea nell’aprile del 2009 la Russia diminuì moltissimo le  importazioni. Non si ricordò però  (intenzionalmente?) di avvertire il governo turkmeno,  così l’eccessiva pressione fece esplodere il gasdotto.  Dunque la Russia, che acquistava 48 miliardi di metri cubi di gas all’anno – per un valore di un miliardo di dollari al mese - smise bruscamente di importare gas dal Turkmenistan, costringendolo a chiudere 200 pozzi.   Per contenere le perdite Ashgabat si gettò su mercati alternativi stringendo accordi con Teheran e Pechino che, desiderosi di incrementare le importazioni di energia, accettarono immediatamente. I due primi gasdotti diretti in Cina e in Iran vennero inaugurati all’inizio del 2010.     Ma anche con i nuovi contratti il flusso di gas diretto all’estero è ancora piuttosto limitato – 70/80% al di sotto della potenzialità.   L’Europa è interessata al gas turkmeno, che potrebbe alimentare i futuri gasdotti Nabucco e  Trans-Caspian.  Tuttavia questi progetti sono tuttora in stallo, e il Turkmenistan ha bisogno di aiuto immediato.   Ashgabat vorrebbe aumentare le esportazioni verso l’Iran di ulteriori 15 miliardi di metri cubi, ma la capacità del gasdotto esistente non lo permette. La Cina potrebbe invece già importare 15 miliardi di metri cubi – e costruendo un secondo gasdotto (già in progetto) ne potrebbe importare di più.   Ma nel 2009 Pechino aveva promesso ad Ashgabat un prestito da 5 miliardi di dollari al momento della firma del contratto per la costruzione del gasdotto: a distanza di un anno non ha ancora erogato un centesimo.   Non esiste nessuna valida alternativa per il Turkmenistan ad eccezione della Russia, che non  ha interesse ad acquistare gas turkmeno, a meno che non decida di farlo per garantirsi la fedeltà politica di Ashgabat.

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