La Cina privatizza
la Banca dell'Agricoltura

15/07/2010

Il 15/16 luglio 2010 si apre sui mercati di Shanghai e di Hong Kong la vendita a fronte dell’Offerta Pubblica di Vendita (OPV) del 15% delle azioni della Agricultural Bank of China (ABC) – Banca dell’Agricoltura. Dalla data del lancio dell’OPV, il 6/7 luglio scorso, le prenotazioni hanno già raggiunto la cifra di $19,2 miliardi. È un segno di ripresa dei mercati, e di riforma delle banche cinesi? Non proprio.   Mao e la nascita del sistema bancario cinese.   La Cina negli ultimi anni ha tentato  di riformare il sistema bancario per dare  impulso all’economia. All’epoca di Mao il sistema bancario cinese era un apparato monolitico:  un’unica grande banca, la People’s Bank of China (la Banca Popolare Cinese) controllava tutte le altre piccole banche che avevano il compito di concedere prestiti alle aziende pubbliche e agli amministratori pubblici in ogni città e in ogni villaggio.     Con ‘l’apertura economica’ del 1978 il sistema bancario venne parzialmente decentralizzato e liberalizzato: la People’s Bank of China assunse un ruolo simile a quello delle banche centrali occidentali, le banche minori vennero riformate e nacquero nuovi istituti di credito al servizio del (nuovo) settore privato. In questo periodo nacquero le quattro grandi banche commerciali cinesi: la Bank of China (Banca Cinese), la Chinese Construction Bank (Banca Cinese delle Costruzioni), la Industrial and Commercial Bank of China la Banca Cinese del Commercio e dell’Industria e l’ABC che garantivano prestiti a tassi d’interesse ridicoli alle grandi aziende statali per favorire la crescita economica.   Molte grandi aziende statali però soffrirono molto per la riforma: erano state studiate per funzionare in un sistema economico rigidamente pianificato, nella più totale assenza di mercato, un sistema in cui il governo centrale pianifica produzione, prezzi di acquisto e di vendita, e gli operai passano tutta la vita nella stessa azienda. Con la liberalizzazione dei prezzi molte aziende statali chiusero costantemente i conti in perdita. Le grandi banche commerciali, che garantivano un flusso costante di credito all’industria pubblica, dopo alcuni anni entrarono in crisi, perché le aziende statali non riuscivano più a restituire i prestiti .   Tentativi di riforma.   Il governo iniziò allora a riformare il settore bancario e le aziende di stato, ma a piccoli passi - perché le riforme non destabilizzassero il paese. Pechino decise di mettere le banche sul mercato per attrarre nuovi capitali e porre a capo degli istituti di credito amministratori esperti, capaci di rendere efficienti le banche.   Nel 2000 il governo cinese  trasferì i crediti inesigibili dalle  banche commerciali – circa $300 miliardi, pari al 30% del PIL della Cina – ad  un nuovo istituto creato ad hoc (l’Asset Management Corporation),  iniettò nuovi capitali nelle banche e offrì parte delle loro azioni sul mercato mostrando bilanci in ordine, perché la vendita avesse successo. Nell’arco di breve tempo le quattro grandi banche commerciali vennero parzialmente privatizzate. E ora è il turno dell’ABC.   L’ABC venne creata nel 1951 per imprestare denaro alle cooperative e alle aziende rurali. Il settore agricolo cinese è tuttora vastissimo e dà lavoro alla maggior parte della popolazione,  perciò la l’ABC ha numerose filiali in tutta la Cina e un gran numero di impiegati – la maggior parte dei quali non qualificati. A quanto pare però è piuttosto malmessa: ufficialmente i crediti inesigibili sono il 2,9%, ma sono probabilmente di più nella realtà, data la nebulosità dei dati su cui si basa il calcolo. L’ABC ha continuato a concedere prestiti a cooperative e aziende agricole inefficienti,  per garantire un livello di vita minimo ai contadini dell’interno ed evitare il rischio di rivolte popolari.     La ABC diventa Società per Azioni    L’OPV per la ABC è stata ritardata dalla recente crisi economica e finanziaria. A fine 2008 Pechino tolse dai bilanci della Banca dell’Agricoltura $117 miliardi di crediti a rischio, e apportò $19 miliardi di capitale fresco attraverso la China Investment Corporation, che gestisce il fondo sovrano cinese. Nel 2008 l’OPV venne momentaneamente congelata, e la ABC continuò a erogare prestiti senza garanzie – per un valore totale di  $1,4 trilioni – per mantenere alto il tasso di sviluppo .   Ora che la ripresa sembra avviata  la Cina ha deciso di proseguire con la riforma del settore bancario anche se nelle ultime settimane le previsioni economiche e finanziarie globali e locali sono di nuovo  peggiorate (il mercato azionario di Shanghai ha perso il 27% da inizio anno, e ci si aspetta un peggioramento nel secondo semestre) e molti in Cina erano contrari a procedere con l’operazione  proprio adesso. Ma troppi apparati si erano già messi in moto per poterli fermare. Pechino ha organizzato l’OPV in modo che vada sicuramente a buon fine. Il fondo pensionistico cinese ha già deciso di investire $2,3 miliardi nell’acquisto del 3,7% dell’ABC prima ancora dell’OPV, e anche altre importanti aziende statali (es. China Life Insurance e PetroChina) aderiranno all’offerta.     Molti investitori esteri cercano acquisire quote della ABC perché avere accesso al mercato finanziario cinese: fra questi Qatar Investment ($2,8 miliardi), Kuwait Investment Authority ($800 milioni), l’inglese Standard Chartered Bank ($500 milioni), l’olandese Radobank Nederland ($250 milioni), l’australiana Seven Group Holdings ($250 milioni) e la singaporese Temasek Holdings ($200 milioni).  Gli investitori saranno vincolati a non rivendere le azioni  per un certo numero di anni (probabilmente 5 ), ma sono disposti a farlo pur di stringere un  legame con le autorità cinesi e penetrare nel settore finanziario cinese.   L’OPV andrà a buon fine perché è stata accuratamente preparata e gestita dal governo,   ma il suo buon esito non sarà una prova di rinnovato vigore dei mercati azionari. Questa OPV sottrarrà soltanto risorse al mercato finanziario, a scapito delle banche minori e delle aziende private.     Conclusioni  

Il settore bancario cinese è strettamente legato alla burocrazia pubblica e agli organi del Partito Comunista Cinese, ed è lo strumento per prelevare dalle tasche dei cittadini i risparmi per investirli in base alle priorità nazionali. La parziale privatizzazione delle quattro grandi banche commerciali cinesi non significa affatto che il sistema bancario cinese si muova verso una riforma  mirata al profitto sul libero mercato. L’OPV servirà a rimpinguare le casse della ABC, che potrà così continuare a iniettare capitali  nelle campagne cinesi, per  garantire la stabilità sociale. E Pechino aumenterà, non diminuirà, la propria influenza sul settore   finanziario del paese

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