Cina e India
tensioni per il Pakistan

18/09/2010

Liberamente tratto da una analisi di Strategic Forecast, settembre 2010   Secondo il New York Times la Cina avrebbe aumentato di 7.000/11.000 unità le truppe nel Gilit-Baltistan, la regione del Kahsmir sotto  giurisdizione pakistana, presumibilmente per proteggere i 700 dipendenti della China’s Bridges and Roads Co., che da tre anni si occupa della ricostruzione dell’autostrada del Karakoram – l’importante arteria che collega il Xinjiang ai porti pakistani sul Mar Arabico, costruiti e finanziati dai Cinesi.   Si dice che nei pressi del passo Khunjerab, sul confine con lo Xinjiang, stazionerebbero centinaia di soldati cinesi per impedire il transito dei jihadisti che si spostano abitualmente fra Asia centrale, Afghanistan e Xinjiang – e  che più volte hanno preso d’assalto i cantieri cinesi in Pakistan e in Afghanistan.   Il Pakistan ha smentito la notizia dichiarando che l’esercito cinese fornisce assistenza umanitaria alle vittime delle alluvioni che hanno martoriato la regione nelle scorse settimane – nell’ultimo periodo 110 camion cinesi hanno consegnato 2.000 tonnellate di generi alimentari attraverso il passo Khunjerab  nella valle del Gojal, che versa in condizioni disastrose.   Probabilmente vi sono anche altre ragioni dietro un dispiegamento di truppe così massiccio.   Sul piano geopolitico il Pakistan è molto vulnerabile: il cuore del paese, la valle del fiume Indo, si trova a due passi dal confine indiano ed è difficile da difendere, perciò il Pakistan è alla costante ricerca di un protettore esterno che possa garantirgli pace e sicurezza. In passato Islamabad si è sempre rivolta agli Stati Uniti, che dispongono dei mezzi militari per proteggerlo da minacce esterne. Washington però vuole evitare l’ascesa di una potenza egemone nel subcontinente indiano, e deve mantenere un certo equilibrio fra India e Pakistan.   Islamabad fa di tutto per obbligare gli Stati Uniti mantenere un piede nella regione – fra l’altro anche mantenendo viva la minaccia jihadista. Ma ora che la pazienza di Washington in Afghanistan è esaurita, il Pakistan teme di essere lasciato solo con i propri problemi (la minaccia indiana, la massiccia presenza di terroristi su tutto il territorio, e un’Afghanistan instabile) e ha iniziato ad avvicinarsi alla Cina, da cui potrebbe ottenere l’aiuto necessario per difendersi dall’India. Questo è anche un modo per Islamabad di ricordare agli Stati Uniti che il loro ritiro aprirà le porte all’espansione cinese nel sudest asiatico.     Ma gli interessi cinesi nel Kashmir sono molto complessi. Negli ultimi due anni Pechino ha alzato di tono la disputa su di una regione nel Kashmir e nell’Arunachal Pradesh (vedi mappa), al confine con fra India e Cina.     L’aggressività cinese risponde a un’esigenza concreta. Pechino deve costantemente aumentare l’ importazione di energia per la propria immensa economia: negli ultimi anni  ha creato un esercito e una marina efficienti con lo scopo di proteggere le principali arterie di rifornimento che dall’Oceano Indiano e dal Golfo Persico raggiungono la Cina. E grazie alla costruzione della nuova autostrada del Karakoram, che attraversa il Kashmir, i rifornimenti provenienti dal Pakistan giungeranno in Cina in tempi decisamente inferiori.   La risposta indiana
  L’India guarda con sospetto le manovre della Cina, specialmente i suoi nuovi legami con il Pakistan, e userà la propria influenza sul Tibet per contenere l’ascesa cinese. Secondo i media cinesi Nuova Delhi avrebbe già aumentato le truppe a Tawang,  nell’Arunachal Pradesh, al confine con l’altopiano tibetano. Inoltre il premier indiano Manomohan Singh – che si è recentemente recato in visita dal Dalai Lama – ha dichiarato che l’India ‘prenderà tutte le precauzioni necessarie contro le ingerenze cinesi nel Jammu e nel Kashmir’, lasciando però aperta la via del dialogo.   Washington osserva con attenzione i movimenti della Cina nel subcontinente indiano, ma agisce con cautela, perché aumentare la collaborazione militare con l’India in chiave anticinese spingerebbe ulteriormente il Pakistan nella sfera d’influenza cinese.   A cura di Davide Meinero  

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