Che cosa non va in Wikileaks
la perdita della privacy è un sintomo del totalitarismo

07/10/2010

Di Theodore Darlymple, pubblicato sul City Journal il 2 dicembre 2010.

Di certo non avevamo bisogno che WikiLeaks ci dicesse che Nicolas Sarkozy, il presidente francese, è un uomo volgare di tendenze autoritarie, o che a Silvio Berlusconi, il primo ministro italiano, piace il sesso. Non è nemmeno così rassicurante sapere che i nostri giudizi sono confermati dai diplomatici americani: anche se avessero detto qualche cosa di diverso non gli avremmo creduto ugualmente.

Ora che sta scemando la soddisfazione generale per la ‘pugnalata alle spalle’ ai potenti del mondo e all’autorità – la stessa che si prova quando un uomo elegante scivola su una buccia di banana – si inizia a capire che cosa significhi divulgare documenti ufficiali da tutto il mondo. Il punto non è che  la rivelazione di segreti sia inaccettabile o eticamente ingiustificabile: non è di certo la prima volta che una grande potenza viene tenuta in scacco da qualcuno che minaccia di esporla al pubblico ludibrio. WikiLeaks però non si limita a denunciare errori – veri o presunti  – ma si comporta secondo una visione totalitaria dello stato.  

Secondo la filosofia di WikiLeaks la vita dovrebbe essere un libro aperto, nulla dovrebbe essere tenuto nascosto: nell’ottica puritana di WikiLeaks nessun’organizzazione dovrebbe avere nulla da nascondere. Non vale nemmeno la pena discutere un’opinione così puerile.

L’effetto ottenuto però è esattamente il contrario di quello che intendeva perseguire: invece di rendere il mondo più aperto, rischia di renderlo più chiuso. Il segreto, o la possibilità di tenere un segreto, non è il nemico ma la precondizione della sincerità. WikiLeaks invece semina dubbi, paure e paranoia: le persone non si esprimeranno mai liberamente sapendo che l’interlocutore sta registrando tutto e si riserva il diritto di utilizzare prima o poi la conversazione come prova. […] E questo non riguarda solo la sfera pubblica, ma anche quella privata, che verrà annichilita. La cortina di ferro calerà non solo sui paesi dell’Est, ma su tutto il mondo, facendo emergere una realtà virtuale dove le persone diranno soltanto quello che non pensano e terranno per sé le cose da non rivelare. 

La totale fusione fra sfera pubblica e privata è uno degli obiettivi del totalitarismo. Non c’è molta differenza fra aprire e leggere le e-mail dei potenti o aprire e leggere le lettere inviate ai normali cittadini: WikiLeaks ha assunto il ruolo di censore del mondo con un pizzico di megalomania e molta arroganza. E anche se sono venuti a galla alcuni mali e alcune verità, il fine non giustifica i mezzi. 

Theodore Darlymple, fisico e membro del Manhattan Institute, è autore di ‘Not with a Bang but a Whimper’ e altri libri, e scrive abitualmente per City Journal.

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