La strategia di Mosca
nel Caucaso

28/01/2011

L’attentato suicida del 24 Gennaio 2011 è il secondo attacco realizzato a Mosca dai terroristi caucasici in meno di un anno – dopo la bomba nella Metropolitana del marzo 2010.

Da vent'anni la Russia combatte contro i terroristi islamici nel Nord del Caucaso – come testimoniano le due lunghe guerre in Cecenia (la prima fra il 1994 e il 1996, la seconda fra il 1999 e il 2006). Sotto la guida di Vladimir Putin Mosca è riuscita a spaccare il movimento di guerriglia ceceno in due fazioni – islamisti e nazionalisti – riuscendo a guadagnarsi la lealtà dei nazionalisti. Solo affidando la sicurezza e il controllo politico al leader ceceno Ramzan Kadyrov, cui è stato garantito il diritto di conservare la propria milizia (composta da circa 40.000 uomini), il Cremlino ha potuto diminuire l’impegno in Cecenia e ritirare le truppe regolari. 

Questa strategia ha costretto le milizie islamiste a fuggire nelle regioni circostanti – soprattutto in Dagestan –, dove si sono riorganizzate. Per questo Mosca ha deciso di applicare la stessa strategia in Dagestan: così facendo il Cremlino spera di riportare la situazione sotto controllo entro la fine del 2012, prima delle Olimpiadi invernali di Sochi 2014 – Sochi è pericolosamente vicina alle repubbliche del Caucaso.

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