Lotta per il potere
in Algeria: Bouteflika e Mediene

09/02/2011

Il 3 gennaio 2011 a Oran e Tizi Ouzou, in Algeria, i manifestanti sono scesi in piazza per protestare contro l’aumento dei prezzi dei generi alimentari, chiedendo inoltre la cancellazione dello stato di emergenza, in vigore da ormai 19 anni, e il ripristino delle libertà personali.

Per ristabilire la calma il governo ha incrementato i sussidi sui generi alimentari, riuscendo a sedare – almeno in parte – le proteste.  Ma la tensione rimane alta, anche a causa della rivolta nella vicina Tunisia.

I gruppi di opposizione hanno organizzato numerose proteste culminate nel raduno dell'RCD (Assemblea per la Cultura e la Demorazia) nella regione nordorientale di Cabilia. Una marcia ad Algeri è già stata preannunciata per il 12 febbraio. In risposta il presidente Bouteflika ha promesso (3 febbraio) di mettere fine allo stato di emergenza ‘in un futuro molto vicino’, aggiungendo che i manifestanti hanno il diritto di manifestare in tutto il paese, ad eccezione di Algeri, purché nei limiti della legalità.

Battaglia per il potere

Nonostante le similitudini fra le proteste algerine e i moti di Egitto e Tunisia, la situazione algerina è più facile da capire, pur nella sua complessità.

In Algeria è in corso uno scontro fra l'attuale presidente Bouteflika, in carica dal 1999, e il generale Mohamed “Toufik” Mediene, capo del Dipartimento Militare di Intelligence e Sicurezza dal 1990.

Bouteflika ha ottenuto la stabilità di governo concedendo l'amnistia a diversi islamisti radicali e ridimensionando il ruolo delle forze armate in politica. Mediene, che non sembra nutrire ambizioni presidenziali (ha ormai 72 anni), in passato ha svolto un ruolo fondamentale nel contenimento della minaccia islamista, ed è tuttora un ‘pezzo grosso’ del regime.  

Ma negli ultimi mesi i due leader si sono scontrati sulla questione della successione: Bouteflika, settantatreenne e probabilmente malato di cancro, vorrebbe candidare alla successione il fratello Said, ma Mediene si è opposto, ed è passato all’attacco  accusando di corruzione i quadri dell’azienda energetica Sonatrach vicini a Bouteflika e costringendo il ministro dell’energia Chabik Khelil alle dimissioni.

Venendo incontro alle richieste dei manifestanti Bouteflika spera di sedare le proteste e garantirsi un sufficiente spazio di manovra in politica. Inoltre revocando le leggi speciali previste dallo stato d’emergenza – che permisero di consolidare il potere fra il 1991 e il 2002 e contenere la minaccia di al Qaeda nel Maghreb – ha l’opportunità di indebolire il controllo dell’establishment militare sulla società.

Tuttavia Mediene non mollerà facilmente: potrebbe sfruttare i disordini per tentare di rovesciare Bouteflika e insediare propri uomini al governo.

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