Turchia e Cipro
cresce la tensione nel Mediterraneo

04/10/2011

Il 27 settembre 2011 un’imbarcazione turca ha iniziato a sondare i fondali a sud dell’isola di Cipro – proprio accanto al luogo dove il 21 settembre scorso ha iniziato a trivellare il governo greco-cipriota – alla ricerca di gas naturale. Ankara ha annunciato che manderà anche sottomarini e fregate, se necessario, a proteggere l’imbarcazione. A che cosa dobbiamo la bellicosità turca?

Cipro venne divisa quando la Turchia intervenne militarmente nel 1974 per bloccare un colpo di stato incoraggiato dalla Grecia; la parte sudoccidentale greco-cipriota ha il riconoscimento internazionale, quella nordorientale, autoproclamatasi Repubblica Turca di Cipro del Nord nel 1983, è stata riconosciuta unicamente da Ankara. Le trattative di pace fra le due parti, cominciate nel 2008, si sono presto arenate.

Secondo la Turchia Cipro non può sfruttare le risorse dei fondali marini finché non viene definito lo status dell’isola. Noncurante delle minacce turche, nel 2007 la Repubblica Greca di Cipro ha concesso all’americana Noble Energy una licenza di esplorazione nel Blocco 12,  a due passi dai ricchi giacimenti di gas di Leviathan e Tamar – in acque israeliane.

La disputa non fa altro che aumentare ulteriormente la tensione del Mediterraneo. Poiché Israele ritiene di non doversi scusare per l’incidente della Mavi Marmara del 2010, la Turchia   poche settimane fa ha alzato i toni dichiarando di esser pronta a scortare altre navi dirette a Gaza per forzare il blocco navale israeliano.

Ankara però è isolata. Anche se la crisi economica indebolisce la Grecia, protettrice di Cipro, politicamente nessuno si è schierato a favore della Turchia. Neppure gli USA sembrano disposti a riconoscere le rivendicazioni turche – in primis perché un’azienda americana è coinvolta nello sviluppo dei giacimenti. E l’Unione Europea non si pronuncia certamente contro Cipro, che ne è membro, anche se Erdogan ha minacciato di sospendere i rapporti con l’UE se a Cipro viene riconosciuta la presidenza di turno dell’Unione. 

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