I complicati rapporti
fra Cina e Vietnam

10/10/2011

5 ottobre 2011
Negli ultimi dieci anni i paesi del sudest asiatico, Vietnam compreso, si sono inseriti nell’economia internazionale traendone molti benefici economici. Grazie al rinnovato vigore economico il Vietnam ha iniziato a condurre una politica più assertiva nella regione, entrando in contrasto con la Cina, che negli ultimi anni ha aumentato le mire espansionistiche per assicurarsi i rifornimenti d’energia e monitorare le vie di trasporto.

Il Vietnam, che confina con la Cina per un tratto di 1.347 km, ha sempre avuto rapporti complessi con la Cina, che l’ha invaso più volte nella storia.

Nel 214 a.C. l’imperatore cinese Qin Shi Huang si espanse a sud stabilendo una presenza nel Vietnam settentrionale; alla fine della dinastia Qing un signore della guerra cinese di nome Zhao Tuo fondò il regno di Nam Viet. Al momento della riunificazione cinese la dinastia Han sconfisse e occupò il Nam Viet introducendo quegli elementi di cultura cinese che perdurano tuttora.

Nel X secolo d.C. il Vietnam settentrionale, approfittando della debolezza della Cina, riuscì a strappare un’indipendenza per lo più formale, facendo ai Cinesi ampie concessioni in cambio della promessa di non invadere il paese. Da allora Pechino ha  continuato a interferire negli affari interni vietnamiti. Si oppose attivamente alla presenza francese in Indocina nel XVIII secolo, appoggiò attivamente il governo comunista del Nord contro il governo sud-vietnamita (appoggiato dagli USA) fra il 1954 e il 1978.

Il Vietnam, lungo circa 1650 km e largo soltanto 50 chilometri nel punto più largo, è stato diviso  fra una parte nord e un parte sud per la maggior parte della sua storia. Per riuscire a mantenere l’unità territoriale deve allargare la propria influenza in Indocina (a ovest) e sul Mar Cinese Meridionale (a est). Hanoi ha svolto un ruolo attivo in Laos e in Cambogia sin dall’inizio del 1900. Finanziò il movimento comunista laotiano contribuendo alla nascita del Partito Popolare Rivoluzionario del Laos, filo-vietnamita,  e nel 1979 invase la Cambogia per rovesciare il regime dei Khmer Rossi nel 1979, mantenendovi una presenza militare fino alla fine degli anni ’80. Anche dopo il ritiro delle truppe il Vietnam mantiene un’ampia influenza sulla Cambogia.

Hanoi deve controllare le isole Paracel (mappa a lato) per evitare che vengano usate come testa di ponte da qualche potenza esterna per invadere il paese nel punto più stretto, dividendolo in due. Dal 1975 a oggi il Vietnam ha occupato anche 29 isolette nell’arcipelago Spratly, ricco di risorse energetiche – tant’è che il 30% del PIL vietnamita proviene dalle attività nell’arcipelago! L’interesse vietnamita per le isole Spratly e per le isole Paracel è una spina nel fianco per la Cina, che aspira a controllare l’intero Mar Cinese Meridionale per proteggere le rotte commerciali e per accaparrarsi le risorse energetiche. Non a caso nel 1974 Cina e Vietnam combatterono una breve guerra per il controllo delle Paracel, tuttora contese. La competizione fra Cina e Vietnam rischia di accentuarsi perché l’area di interesse di entrambi i paesi si sovrappongono.

Il Vietnam, grazie all’integrazione con i mercati di Malesia e Singapore, all’apertura al mercato internazionale e agli investimenti esteri, negli ultimi anni ha vissuto una crescita economica rapidissima – tanto che nel 2010 aveva il 3° più alto PIL fra i paesi asiatici dopo Cina e India.

La Cina, preoccupata della nuova forza economica del Vietnam, ha adottato una strategia di contenimento stringendo legami economici con il Laos e soprattutto con la Cambogia, dove ha investito $344 milioni in vari settori, dall’agricoltura al settore minerario a quello energetico – il maggiore investimento cinese all’estero. Inoltre Pechino sta sviluppando una flotta militare capace di operare in alto mare per incrementare la sua presenza nel Mar Cinese Meridionale.

Il Vietnam ha replicato stringendo amicizia con numerosi altri paesi per contrastare l’avanzata di Pechino – come testimoniano l’acquisto di sei sottomarini di classe Kilo dalla Russia  e i numerosi contatti con USA, Giappone e India, potenziali rivali della Cina nella regione.

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