Iraq, Iran, Arabia Saudita
che direzione prendono gli USA?

26/10/2011

24 ottobre 2011

Il ritiro degli USA dall’Iraq lascia un vuoto di potere che l’Iran intende chiaramente riempire.

Se l’Iran estende la sua egemonia e infiltra le milizie in Iraq, raggiunge la contiguità territoriale con la Siria, il cui regime è già suo ‘cliente’, e con il Libano, affacciandosi direttamente sul Mediterraneo. Questa situazione preoccupa molto tutti i paesi circostanti, e anche l’Europa. Preoccupa molto i Sauditi. Scontri fra sciiti filo-iraniani e sunniti filo-sauditi in Bahrein sono un episodio del braccio di ferro in atto fra le due potenze regionali. Il rilievo dato dal governo USA al recente complotto iraniano per assassinare l’ambasciatore saudita a Washington è un altro incentivo ad accrescere la paura dei Sauditi, i quali però hanno un unico interesse: preservare la sovranità della dinastia. A questo scopo potrebbero anche raggiungere un’intesa con l’Iran, se proprio non avessero migliori alternative. Anche l’Egitto e la Turchia sono preoccupate dell’affacciarsi degli Iraniani sul Mediterraneo, a pochi chilometri dalle loro coste, ed è presumibile che faranno tutto il possibile per contrastare l’estendersi dell’egemonia iraniana. Gli USA in questo gioco stanno per ora alla finestra, in attesa che le potenze regionali si attivino in proprio.

Ci si aspettava che i regimi arabi scatenassero un’offensiva anti-israeliana per dirottare l’ira delle piazze della ‘primavera araba’ contro un nemico interno. Invece non è andata esattamente così: ci ha provato Assad in Siria, ci hanno provato gli islamisti in Egitto, ma altre forze sono intervenute a fermarli. Il regime militare in Egitto ha permesso alla folla di scatenarsi contro l’ambasciata israeliana al Cairo, ma poi ha forzato Hamas all’accordo per lo scambio dei prigionieri con Gilad Shalit. L’Egitto detiene le chiavi della frontiera di Gaza con l’esterno, e quando vuole le usa come mezzo di pressione su Hamas. Anche la Turchia non ha ulteriormente alimentato i sentimenti anti-israeliani delle popolazioni arabe e turche nelle ultime settimane, per timore che queste offrissero il destro a Hezbollah e all’Iran di girarli in proprio favore.

In questo gioco complesso di paure e di interessi rivali le minoranze curde presenti e temute ed oppresse sia in Iran che in Iraq che in Turchia, può giocare un ruolo importante. Per ora Iraq e Turchia sembrano collaborare per reprimere le milizie curde che compiono attentati contro l’esercito turco. Ma lo stesso presidente iracheno Talabani è un ex guerrigliero curdo, che collabora obtorto collo con la Turchia perché in questo momento gli fa più paura l’Iran. 

A cura di Laura Camis de Fonseca       

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