L'Italia
vista dall'estero

19/03/2012

Stratfor pubblica sul suo sito una limpida analisi della situazione economica, politica e sociale dell’Italia. Ne traduciamo i paragrafi essenziali, tralasciando tutta la parte che riguarda i comportamenti dei partiti politici e la storia dei provvedimenti presi negli ultimi mesi, perché ben conosciamo entrambi.     

L’Italia ha vissuto quattro recessioni dal 2001 a oggi, e nel 2012 il PIL si contrarrà del 2.2%, secondo il Fondo Monetario Internazionale. Per l’Italia sarà molto difficile ridurre l’indebitamento pubblico, che è pari al 120% del PIL, in assenza di crescita. Per ridurre l’indebitamento pubblico, nel corso dei prossimi 10 anni l’Italia  dovrebbe crescere mediamente dell’1% l’anno e mantenere un surplus annuo del 6%. Il che è estremamente improbabile, visto che negli ultimi 10 anni la crescita del PIL italiano è stato in media dello 0,41. Le possibilità di crescita a lungo termine  sono limitata dalla contrazione demografica. Nel 2010 il 20% degli Italiani aveva  più di 65 anni, soltanto il 13,5%  aveva meno di 14 anni. Questo significa che nei prossimi decenni l’Italia avrà  un numero sempre minore di persone che lavorano e generano reddito tassabile, mentre i segmenti di popolazione inattivi continueranno a crescere (….)

Anche il settore bancario italiano è in stato di sofferenza (…). Le aziende private italiane invece hanno un indebitamento modesto, pari al 128 del PIL, e  il debito al consumo delle famiglie è il 45% del PIL, molto basso in confronto ad economie simili. Inoltre la ricchezza accumulata delle famiglie è il doppio del PIL annuo, e fa da contrappeso alla crisi finanziaria. Il volume dell’economia sommersa costituisce un problema. Secondo uno studio sindacale del 2010  il reddito da lavoro non dichiarato sarebbe il 10% del PIL. I lavoratori ‘in nero’ sarebbero il 13 % della forza lavoro al nord, il 21 % al sud. L’ISTAT stima che l’economia sommersa produca 255-275 miliardi di euro, cioè il 16,3-17,5% del PIL. L’evasione fiscale sarebbe l’8% del PIL (…)

Il più grave problema sociale italiano è la crescente disoccupazione, che a gennaio 2012 ha raggiunto il 9,2%. La situazione è particolarmente grave per la fascia di età 15-24 anni, in cui la disoccupazione è il 31.1%. Ma due fattori mitigano le conseguenze della disoccupazione: l’economia familiare e l’economia sommersa(…)

Per affrontare il problema della disoccupazione il governo intende riformare le leggi sul lavoro. La riforma della legge sul lavoro è la principale difficoltà che il governo deve affrontare nel secondo trimestre 2012.   Governo e sindacati metteranno alla prova la loro rispettiva forza ed influenza. Nella seconda metà dell’anno la grande sfida di Monti sarà riuscire a far aumentare i livelli di impiego e dimostrare l’utilità della riforma (…)

Nel complesso la situazione politica, sociale ed economia dell’Italia è più stabile di quella della Grecia.  Questo in parte è dovuto al fatto che l’Italia è molto più ricca e più integrata nel tessuto economico europeo della Grecia (…) E il volume dell’economia italiana e il rischio che un suo fallimento porrebbe al resto d’Europa fa sì che l’Unione Europea dia a Roma più sostegno politico che ad Atene.   

Nel breve periodo la situazione finanziaria e politica dell’Italia è stabile (…) Ma le tensioni politiche andranno aumentando nella seconda metà dell’anno con l’avvicinarsi delle elezioni politiche, man mano che i partiti metteranno a punto le loro strategie elettorali (…) È probabile che l’impeto riformista di Monti rallenterà della seconda metà dell’anno. La riforma del lavoro e la disoccupazione probabilmente porteranno a scioperi e proteste nel secondo semestre (…)

Qui il testo esamina sommariamente i problemi di governabilità dell’Italia, la legge elettorale e il sistema dei partiti, per concludere che: in Italia l’instabilità economica è in gran parte la conseguenza dell’instabilità politica. Perciò l’attuale calma politica è un sollievo, ma i problemi di fondo del paese rimangono irrisolti e l’instabilità finanziaria ritornerà quando la vita politica ritornerà alla sua normalità. 

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