Mentre tutti guardano alla Siria
il Messico brucia

02/04/2012

Liberamente tratto da un articolo di Robert Kaplan

Mentre Washington concentra la sua attenzione sugli 8.000 morti nel conflitto in Siria – dall’altro capo del mondo rispetto agli Stati Uniti – dal 2006 più di 47.000 persone sono morte per violenze legate al traffico di droga in Messico, gigante demografico ed economico al confine meridionale degli Stati Uniti.

Certo, mentre la violenza messicana è in gran parte di origine criminale, la Siria rappresenta una questione morale, non priva di rilevanti conseguenze strategiche. A Damasco un potere autoritario soffoca il dissenso con le armi e, inoltre, il cambiamento di regime richiesto dai ribelli potrebbe assestare un colpo fatale all’influenza iraniana in Medio Oriente, il che costituirebbe la migliore notizia per gli interessi statunitensi nella regione. Tuttavia il rovesciamento del dittatore filo-iraniano Bashar al Assad potrebbe portare al potere un regime sunnita ugualmente poco consono agli interessi degli Stati Uniti, o addirittura condurre al caos. Qualsiasi ipotesi di intervento militare in Siria presenta enormi rischi. Il fior fiore della politica estera statunitense discute febbrilmente da mesi sulla Siria, sostenendo spesso la necessità di intervento armato, mentre ignora completamente lo scenario ben più vasto che si delinea proprio alle sue porte, in Messico. Questo la dice lunga sulle ossessioni di Washington, non sempre in linea con gli interessi geopolitici del paese.

La questione siriana è decisamente meno rilevante di quella messicana. Eppure l’interesse per le due situazioni è fortemente squilibrato. Naturalmente per gli esperti è più facile avere una posizione interventista in Siria, che è così lontana, mentre in Messico un errore di calcolo da parte degli Stati Uniti comporterebbe conseguenze molto più gravi. Pare dunque che il secondo problema sia in realtà troppo delicato perché se ne possa parlare apertamente.

La politica estera degli Stati Uniti dipende dalle condizioni interne, fortemente influenzate dalle migrazioni di latinoamericani verso nord: entro il 2050 circa un terzo della popolazione americana potrebbe essere ispanica. Messico e America Centrale sono potenze in crescita per demografia e sviluppo economico, cui gli Stati Uniti sono inevitabilmente legati. Negli ultimi anni la crescita economica del Messico è stata percentualmente superiore a quella degli USA, la sua popolazione (111 milioni di persone) è ora più di un terzo di quella degli Stati Uniti e cresce a un ritmo più veloce. Grazie all’Accordo Nordamericano per il Libero Scambio (NAFTA), l’85 per cento delle esportazioni messicane sono dirette negli Stati Uniti, così come la metà del commercio del Centro America. In parte a causa dei giovani lavoratori che si spostano verso nord, il futuro degli Stati Uniti potrebbe essere segnato dagli avvenimenti lungo l’asse nord-sud, più che da quelli lungo l’asse est-ovest.

Il nord del Messico è un’area cruciale. La maggior parte degli omicidi legati al traffico di droga si sono verificati nei 6 stati del nord. Se l’offensiva militare contro i cartelli della droga lanciata dal presidente Felipe Calderon dovesse fallire, il governo potrebbe perdere il controllo del nord, con implicazioni gravi per gli Stati Uniti.

Con massicci controlli alle frontiere gli Stati Uniti possono coesistere con la caotica situazione del nord del Messico, ma solo nel breve periodo. Contribuire a stabilizzare il Messico è dunque per gli Stati Uniti un obbiettivo nazionale più urgente rispetto alle operazioni in Medio Oriente. Se il Messico raggiungesse lo status di società da “primo mondo”, il pericolo si ridimensionerebbe, e la fusione delle due società sarebbe più rapida e vantaggiosa per entrambe.

Oggi partecipare alla lotta contro i cartelli della droga nelle zone in prossimità della frontiera messicana costituirebbe un compito relativamente facile per i militari statunitensi. Eppure gli USA spendono milioni di miliardi di dollari per influenzare le sorti dell’Eurasia, ma sembrano passivi di fronte agli avvenimenti in un paese con cui condividono un lungo confine, paese che rasenta il caos nelle regioni settentrionali, la cui popolazione è quasi il doppio della somma di quelle di Iraq e Afghanistan.

Insieme alla sfida posta dalla grande potenza in ascesa della Cina, il Messico contribuirà a scrivere la storia americana nel XXI secolo. Determinerà in parte quale tipo di società l’America diventerà, e quale sarà il suo carattere demografico. Se i politici di Washington saranno in grado di valutare correttamente gli interessi degli Stati Uniti verso questi due paesi, l’America potrà permettersi di lasciare che le élite si concentrino anche su gravi questioni morali in luoghi che contano molto meno dal punto di vista geopolitico.

 

 

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