La strategia marinara
del Giappone

31/07/2012

Il Giappone è composto da quattro isole principali e da circa 6800 piccole isole. Pur essendo affacciato sui mari, solo in epoca moderna è diventato una potenza marittima. L’arrivo del commodoro Matthew Perry a metà del 1800 obbligò  il Giappone ad aprirsi al resto del mondo, cambiando strategia. Il Giappone aveva tutti i requisiti per diventare una grande potenza di mare, e per industrializzarsi aveva bisogno di importare dall’estero quasi tutte le materie prime. Così il Giappone, seguendo l’esempio occidentale, si dotò di un impero. Riuscì a farlo anche perché la Cina, sotto la  dinastia Qing, attraversava una crisi interna insanabile, e non poteva contrastare lo sviluppo della potenza giapponese.   

In pochi anni il Giappone sviluppò un’efficiente base industriale e una flotta pari a quelle occidentali. Nel 1905 sconfisse la Russia ponendo fine al mito dell’invincibilità delle armate occidentali, e in poco tempo riuscì a conquistare la quasi totalità dell’Asia orientale e sudoccidentale (mappa a lato). Quando tentò di espandersi nell’Oceano Pacifico si scontrò però con gli USA, che lo costrinsero definitivamente alla resa alla fine della Seconda Guerra Mondiale (1945).

La strategia postbellica

Nel periodo della Guerra Fredda il Giappone divenne il principale alleato degli USA in Estremo Oriente per la lotta contro il comunismo. Non dovendo preoccuparsi della difesa – cui  provvedevano gli USA, che avevano posto limiti alla ricostruzione bellica dell’ex nemico – Tokyo ricostruì rapidamente l’industria. Gli USA favorirono la ripresa del Giappone aprendo i propri mercati ai prodotti giapponesi e fornendo assistenza tecnologica e militare. Soltanto in un secondo momento, su incoraggiamento degli USA, il Giappone ricostruì una flotta, la Forza Giapponese Marittima di Autodifesa che, come indica il nome, aveva funzioni esclusivamente difensive.

La caduta dell’URSS cambiò completamente la dinamica geopolitica dell’Estremo Oriente, del Giappone in particolare: gli USA non avevano più bisogno di assistere e difendere il paese  dal  ‘pericolo rosso’. Dopo l’attacco alle Torri Gemelle gli USA concentrarono tutta l’attenzione sul Medio Oriente.

Da allora il Giappone ha ripreso ad ampliare la flotta per difendere i propri interessi nella regione, in primis le rotte commerciali  da cui importa la maggior parte delle materie prime. 

Gli interessi del Giappone

 Osservando la mappa a lato,

·      il primo anello, che include il Mar Cinese Orientale, il Mar del Giappone, parte del Mar Giallo e dell’Oceano Pacifico, è la principale sfera d’interesse e d’influenza del Giappone;

·      il secondo anello si sovrappone alle sfere d’influenza degli altri paesi della regione: Corea del Sud, Cina, Russia e, in misura minore, Corea del Nord. Qui di tanto in tanto si verificano piccole scaramucce per il controllo di alcune isolette nel Mar Cinese Meridionale – Senkaku e Takeshima (note come Diaoyu e Dodko rispettivamente in Cina e Corea) –  attorno alle quali si trovano giacimenti di gas. In quest’area transita l’88% delle merci dell’import-export  giapponese: un’area di importanza vitale per l’economia giapponese.  Per evitare che la Cina espanda la sua influenza fino a ottenere il monopolio delle rotte, Tokyo ha stretto alleanze con gli altri paesi della regione che temono l’ascesa cinese – in primis Vietnam e Filippine;

·      il terzo anello indica la distanza massima della sorveglianza della flotta militare giapponese. Per quanto il Giappone stia facendo passi da gigante nel migliorare la flotta, ha un raggio d’azione ancora piuttosto limitato. 

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