Oltre il mondo post-Guerra Fredda

18/04/2013

di George Friedman, presidente di Strategic Forecasting, pubblicato il 2 aprile 2013

 

Con il crollo dell’Unione Sovietica, il 31 dicembre 1991, finì l’era caratterizzata dal confronto tra Stati Uniti e Unione Sovietica, nel quadro del crollo dell’Europa. Dopo la Seconda Guerra Mondiale le truppe sovietiche e americane occuparono l’Europa, sovrastandone le rovine. Il crollo del sistema imperiale europeo, l’emergere di nuovi stati e la lotta per l’egemonia in Europa definirono il confronto tra Stati Uniti e Unione Sovietica durante la Guerra Fredda, che ebbe varie fasi e caratteristiche, ma fu sostanzialmente una lotta originata dal declino europeo.

La fine della Guerra Fredda fu accompagnata da variazioni negli equilibri internazionali. Il 1991 fu un anno caratterizzato da straordinarie novità: la fine del miracolo economico giapponese e l’emergere della Cina che, dopo i fatti di Piazza Tienanmen, sostituì il Giappone nella corsa allo sviluppo di un’economia basata sulle esportazioni, pur nella costante preminenza del Partito Comunista Cinese. Nello stesso anno fu approvato il trattato di Maastricht, che fondò la struttura dell’Unione Europea, e una grande coalizione guidata dagli Stati Uniti fermò l’invasione irachena del Kuwait.

Il mondo post-Guerra Fredda fu caratterizzato da tre fattori. In primis il potere americano. Poi l’ascesa della Cina come centro della crescita industriale globale, basata su bassi costi del lavoro. Infine il riemergere dell’Europa come potenza economica integrata. Invece la Russia, principale erede dell’Unione Sovietica, annaspava, mentre il Giappone si spostava verso un modello economico radicalmente differente. Il periodo post-Guerra Fredda si divide in due fasi: dal 31 dicembre 1991 all’11 settembre 2001, e dall’11 settembre ad oggi.

La prima fase del periodo post-Guerra Fredda ha come presupposto la supremazia politica e militare degli Stati Uniti, anche se meno evidente rispetto al passato, perché l’attenzione si sposta sull’economia. Nella seconda fase, ancora caratterizzata da Tre Grandi Potenze – Stati Uniti, Cina ed Europa – si verifica un’importante transizione nell’ottica americana: gli USA ritengono che la supremazia includa il potere di trasformare il mondo musulmano attraverso l’intervento militare. La Cina e l’Europa, invece, si concentrano prevalentemente su questioni economiche.

 

I tre pilastri del sistema internazionale.

Ora siamo entrati in una nuova era, in cui l’Europa annaspa dal punto di vista economico ed è divisa dal punto di vista politico. L’idea di Europa codificata a Maastricht non definisce più l’Europa di oggi. Così come già accaduto al miracolo economico giapponese, il miracolo economico cinese sta volgendo al termine e Pechino inizia a dar maggior peso alle questioni militari. Gli Stati Uniti si stanno ritirando dall’Afghanistan e stanno riconsiderando il rapporto tra egemonia globale e onnipotenza globale. Rispetto al 1991, tutto è cambiato.

L’Europa è nata come potenza economica, nella quale gli stati membri mantengono buona parte della loro sovranità, inquadrandola in norme comuni. L’Europa voleva tutto  integrazione economica e stati sovrani  ma questo si è rivelato insostenibile e l’Europa si sta frammentando. La regione che include la Germania, l’Austria, i Paesi Bassi e il Lussemburgo ha un basso tasso di disoccupazione, che è invece alto o altissimo nella regione periferica. La Germania vuole che l’Unione Europea continui a proteggere gli interessi commerciali tedeschi, e Berlino teme, giustamente, le conseguenze politiche di un’Europa frammentata. Ma in quanto creditore di ultima istanza, la Germania vuole anche controllare il comportamento economico degli stati-nazione europei. Berlino non vuole limitarsi a dover iniettare liquidità negli stati europei: se lo fa, vuole controllare le loro finanze. Gli stati membri non vogliono però cedere sovranità a un apparato europeo dominato dalla Germania in cambio di un bailout.

Tra i paesi dell’Europa periferica indebitata, Cipro è stato trattato con particolare ferocia nel processo di bailout. Certo, Cipro si è comportato in modo irresponsabile, ma lo stesso si può dire di tutti i paesi membri, compresa la Germania, che ha creato una macchina economica troppo grande per poter consumare tutto quello che produce, il che la rende dipendente dagli acquisti di prodotti tedeschi da parte di altri paesi. L’irresponsabilità non ha una forma sola. Il modo in cui l’Unione Europea gestisce l’irresponsabilità dipende dal potere del paese in questione. Cipro, piccolo e periferico, è stato schiacciato, mentre nazioni più grandi ricevono trattamenti migliori nonostante la loro irresponsabilità. Molti ritengono che Cipro non sarebbe dovuto entrare nell’Unione Europea, il che forse è vero. Ma il fatto è che è stato ammesso – durante il periodo di hybris europea, quando si credeva che il solo fatto di diventare stato membro dell’UE avrebbe redento qualsiasi paese. Oggi l’Europa non può più permettersi slanci di orgoglio e ognuno pensa per sé. Cipro ha creato un terribile precedente: i deboli saranno schiacciati. Quanto è successo serve da lezione ad altre nazioni che si stanno indebolendo, lezione che col tempo trasformerà l’idea europea di integrazione e sovranità. Il prezzo che i deboli pagano per l’integrazione è alto, e in fondo tutta l’Europa è in qualche modo debole.  

In questo contesto, la sovranità diventa un rifugio. È interessante osservare come l’Ungheria stia ignorando l’Unione Europea e stia rendendo il proprio sistema politico più sovrano – e più autoritario – nel bel mezzo della tempesta che le imperversa intorno. Il nazionalismo autoritario è una vecchia panacea di tutti i mali europei e sta riemergendo, dato che nessuno vuole essere la prossima Cipro.

Ho sempre parlato molto di Cina: da anni sostengo che l’economia cinese non può continuare a crescere a questo ritmo. Tralasciando argomentazioni specifiche, la crescita straordinaria di un’economia orientata all’esportazione richiede la salute economica dei compratori. Si può ipotizzare che cresca la domanda interna, ma perché questo accada in un paese povero come la Cina è necessaria una rivoluzione nel sistema di vita all’interno del Paese. La Cina ci ha provato più volte, ma non ha mai funzionato, e in ogni caso i risultati non arriveranno in tempi rapidi. Ora Pechino alimenta la crescita tagliando i margini di profitto sulle esportazioni. Questo tipo di crescita non è economicamente vantaggiosa, è quella che minò la viabilità finanziaria del Giappone, quando il denaro venne prestato alle imprese purché continuassero a esportare e ad assumere personale – ma i prestiti alla lunga non vennero rimborsati.

È interessante ricordare quello che si diceva negli anni Ottanta sul futuro del Giappone. Impressionati dai tassi di crescita, gli Occidentali non vedevano che il sistema finanziario si stava sgretolando, perché i tassi di crescita erano sostenuti da tagli ai prezzi e ai profitti. Il miracolo giapponese pareva essere eterno, ma non lo era, e non lo è neppure quello cinese. Inoltre la Cina ha un problema che il Giappone non aveva: un miliardo di cittadini indigenti. Il Giappone di oggi si comporta in modo diverso rispetto al passato, e lo stesso accadrà alla Cina.

La visione del mondo degli Europei e dei Cinesi nel periodo post-Guerra Fredda era simile: entrambi ritenevano che le questioni geopolitiche e addirittura le questioni di politica interna potessero essere eliminate o ignorate, perché pensavano di essere entrati in un periodo di prosperità permanente. Il periodo 1991-2008 fu effettivamente un periodo di prosperità straordinaria: l’Europa e la Cina pensavano che non sarebbe mai finito, e che questo avrebbe reso trascurabili le questioni geopolitiche e politiche.

Ovviamente i periodi di prosperità si alternano sempre a periodi di austerità: ora la storia sta pareggiando il conto con l’Europa e con la Cina. L’Europa, che voleva unione e sovranità, si scontra con il rifiuto da parte degli stati membri di prendere decisioni difficili e fondamentali circa il vero significato dell’unione. Da parte sua, la Cina voleva un mercato libero e un regime comunista, e il dominio economico della regione. Il climax economico l’ha lasciata con una serie di domande: il regime sopravvivrà in un’economia incontrollata? Che potere regionale avrebbe senza la prosperità?

Quanto agli Stati Uniti, il periodo post-Guerra Fredda ha insegnato loro una lezione: l’intervento militare può sembrare una soluzione attraente, ma si rivela sempre più difficile di quello che inizialmente sembra. La maggiore potenza militare al mondo sa sconfiggere eserciti, ma riformare le società è molto più complicato. Una grande potenza non gestisce le questioni internazionali tramite interventi militari, ma manipolando gli equilibri di potere. Non è questione che l’America sia in declino. Nonostante il potere che avevano nel 2001, gli Stati Uniti non potevano imporre la loro volontà politica agli altri – pur essendo in grado di rovesciare e distruggere regimi – a meno di non impegnare tutto il potere e tutte le finanze per trasformare un paese come l’Afghanistan. La democrazia in Afghanistan ha un prezzo troppo alto.   

Gli Stati Uniti entrano nella nuova era con un’economia che è ancora la più grande del mondo e con meno problemi economici rispetto agli altri due pilastri del mondo post-Guerra Fredda. Inoltre hanno ancora la più grande potenza militare. Tuttavia, gli USA sono molto più maturi e cauti rispetto all’inizio del periodo post-Guerra Fredda. Si apre una nuova fase storica, non un nuovo ordine mondiale. Le potenze economiche emergono e crollano, e anche le maggiori potenze militari hanno dei limiti: una grande potenza deve essere prudente, che si tratti di debiti o di invasioni.

 

Inizia una nuova era.

Le ere evolvono in modi inaspettati, finché d’un tratto ci si rende conto che sono finite. La Guerra Fredda per esempio si è prolungata per decenni, durante i quali le tensioni USA-URSS o la fine della guerra in Vietnam avrebbero potuto essere considerati segnali della fine, ma non lo erano. Oggi però non si può più spiegare il comportamento del mondo alla luce dei modelli post-Guerra Fredda: siamo davvero in una nuova era. Non si è ancora trovato un nome per questa nuova fase; d’altronde, spesso i periodi si definiscono quando sono terminati (ad esempio, il periodo tra le due guerre venne definito tale soltanto dopo lo scoppio della nuova guerra). Tuttavia, questa nuova era è già caratterizzata da una serie di fattori riconoscibili.  

In primo luogo, gli USA sono ancora la potenza mondiale dominante sotto tutti gli aspetti. Tuttavia saranno più cauti, poiché conoscono la differenza cruciale tra la supremazia e l’onnipotenza. In secondo luogo, l’Europa sta ridiventando un insieme di stati-nazione in competizione tra di loro. La Germania preferirà un’Europa con meno stati, mentre gli stati-nazione europei penseranno a Cipro e preferiranno l’insolvenza alla perdita di sovranità. In terzo luogo, la Russia sta riemergendo. Mentre l’Europa si frammenta, i Russi faranno quello che hanno sempre fatto: pescheranno nel torbido. La Russia sta imponendo condizioni preferenziali per le forniture di gas naturale a paesi come l’Ungheria e la Polonia, dove compra strutture metallurgiche, o la Slovacchia, dove compra stazioni ferroviarie. Nonostante le costanti disfunzioni economiche, la Russia ha sempre esercitato una influenza spropositata – si pensi alla Guerra Fredda. La Russia stringe accordi con gli altri paesi non tanto per interesse economico, ma per aumentare in modo significativo la sua influenza politica. In quarto luogo, la Cina si sta ripiegando su se stessa per gestire la nuova realtà economica. Rendere compatibili il Partito Comunista e tassi di crescita più bassi non sarà semplice: la ragione d’essere del Partito è la prosperità. Oltre alla prosperità, ha poco da offrire, se non uno stato molto più autoritario.

Infine, emergeranno nuovi Paesi che sostituiranno la Cina come epicentro della crescita rapida e dei salari bassi. L’America Latina, l’Africa e i Paesi sottosviluppati del Sud-Est Asiatico sono tutti possibili candidati.

 

Relatività dell’equilibrio di potere.

In tutto questo c’è un paradosso. Gli USA hanno commesso molti errori, ma la frammentazione dell’Europa e l’indebolimento della Cina rendono gli USA più potenti, perché il potere è relativo. Il post-Guerra Fredda è stato considerato il periodo del predominio americano. Io ritengo che sia stato la prefazione del predominio americano. I due grandi contrappesi degli USA – Europa e Cina − stanno perdendo la possibilità di controbilanciarne il potere perché hanno ritenuto, sbagliando, che il vero potere fosse quello economico. Gli USA invece combinano vari poteri – economico, politico e militare – e questo permette loro di mantenere il potere generale, anche quando quello economico vacilla.

L’Europa frammentata non può controbilanciare gli USA. La Cina sta potenziando la propria forza militare, ma occorreranno molti anni perché arrivi a proiettare il proprio potere nel mondo, e questo accadrà solo se l’economia glielo permetterà. Gli USA hanno sconfitto l’URSS nella Guerra Fredda grazie all’equilibrio mantenuto fra i tre tipi di potere. L’Europa e la Cina si sono sconfitte da sole perché hanno puntato tutto sull’economia. Adesso si entra in una nuova era. 

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