L'antigiudaismo nell'Europa cristiana
Parte III: l'invidia sociale, l'anticlericalismo, l’antisemitismo e la politica vaticana

18/12/2013

La seconda parte dell’800 vede la trasformazione radicale della società europea.

Ancora nel 1850 la maggior parte delle popolazioni europee lavoravano i campi, vivevano in grandi famiglie patriarcali in cui la divisione dei ruoli fra donne e uomini, fra vecchi e giovani, era chiara. Frequentavano poco o nulla la scuola, erano pii.  Riconoscevano la legittimità delle gerarchie clericali e politiche; sentivano un forte legame con le terre che coltivavano e in cui erano nati, ma non con lo stato più ampio.

All’inizio del 1900 invece grandi masse di contadini inurbati lavoravano nel chiuso di fabbriche rumorose e fumose, svolgendo compiti ripetitivi, alla pari con donne e bambini, e vivevano in città affollate e malsane, dove tutto cambiava in fretta, in famiglie in cui i vecchi e i padri non avevano più un ruolo di guida e di sostegno, perché il loro lavoro produceva talora meno di quello delle donne e dei bambini.

Mentre la massa dei contadini inurbati perdeva ruolo e rango nel mondo delle industrie e dei commerci, gli Ebrei recentemente emancipati mettevano a frutto le loro peculiari competenze e culture e salivano rapidamente la scala sociale, suscitando un diffuso risentimento e pericolose invidie.

Studiare è da 2000 anni un precetto di vita per gli Ebrei. Perciò da secoli gli Ebrei insegnavano ai loro figli a leggere e discutere la Torah (cioè la Bibbia) e le altre scritture.  Dopo l’emancipazione poterono iscrivere i figli nelle scuole e università pubbliche, dove spesso raggiunsero livelli di eccellenza tale da riuscire a innovare profondamente la cultura e la scienza. Molti si dedicarono con successo ai commerci e alla finanza, agevolati dal poter contare su parenti sparsi in tanti paesi e dalla conoscenza di più lingue.  Alcuni divennero non solo molto ricchi ma anche nobili, o uomini politici di spicco.

Molti altri Ebrei arrivarono nei paesi di lingua tedesca e in Francia dall’Impero Russo – dove non avevano pieni diritti − fra il 1880 e il 1914, riversandosi nelle città e suscitando la paura dell’invasione. Dapprima trattati con disprezzo perché considerati sporchi, volgari, brutti e ridicoli, presto suscitarono antipatia per i loro successi. Le caricature assunsero connotati torvi.  Alberghi e ristoranti si vantavano di non premettere l’ingresso agli Ebrei. Ma la scalata sociale degli Ebrei non si arrestò.

Nel 1869 a Berlino gli Ebrei erano il 4% della popolazione, ma il 14,8% degli studenti liceali.  Quando nel 1870 fu aperto il primo liceo classico a Mykolaiv, in Ucraina, non lontano da Odessa, si iscrissero 38 studenti cristiani e 105 ebrei. Le popolazioni cristiane locali erano preoccupate.

Ancora più netta era la differenza culturale per le donne. A Berlino nel 1901 le studentesse ebree erano 11,5 volte più numerose delle studentesse cristiane, pur essendo soltanto il 4,7 % della popolazione. Così avveniva ovunque.

Le Bursenschaft, le confraternite studentesche tedesche, presero a rifiutare gli Ebrei. Vennero richiesti e talora istituiti limiti alle iscrizioni degli Ebrei all’Università.  Già nel 1812 il filosofo e uomo politico Adam Mueller, prussiano, lamentava la trasformazione della società, per cui ‘cavalleria e ceto rurale vanno in rovina e non restano che commercianti, operai ed Ebrei’

Dopo il 1848, anno di ribellioni e sollevazioni, il processo di industrializzazione accelerò, le idee socialiste rivoluzionarie conquistarono simpatie fra le masse ‘proletarie’ urbane. I sentimenti nazionalisti crebbero in ogni strato sociale, portando alla formazione di nuovi stati nazionali e alla prima grande guerra fra la Germania e la Francia, nel 1870. Le élite colte rifiutavano l’autorità e i privilegi dei nobili e del clero in nome del liberalismo, le masse operaie in nome del socialismo. Questi movimenti ideologici e sociali avevano un denominatore comune: il rifiuto delle autorità tradizionali, soprattutto il rifiuto dell’autorità della Chiesa. L’anticlericalismo era diffuso e talora violento. Verso il 1850 la visione prevalente nelle élite politiche colte di quali fossero i mali della società è rappresentata efficacemente in questa caricatura, in cui il diavolo usa come suoi burattini il clero e la nobiltà, mentre la diavolessa usa gli anarchici e i social-comunisti.

L’unità d’Italia si compì a opera di forze sociali e politiche anticlericali.  Le leggi Siccardi nel 1850 abolirono i privilegi della Chiesa. Nel 1866 furono nazionalizzati i beni ecclesiastici. Nel 1870 la presa di Porta Pia pose fine al potere temporale della Chiesa e fece di Roma la capitale dello stato italiano. Anche l’unità nazionale tedesca si compì contro la volontà e gli interessi della Chiesa. Attorno al 1860 iniziò quella che venne definita Kulturkampf − guerra  culturale – contro il potere della Chiesa nelle terre tedesche, di cui divenne principale protagonista politico il cancelliere Bismark.  Nello stato tedesco alla Chiesa venne tolta l’egemonia sull’educazione dei giovani, vennero sequestrati i beni e negli anni 1872-1876 si arrivò all’arresto dei vescovi, alla cacciata degli insegnanti cattolici da tutte le scuole e all’espulsione dei Gesuiti. La stampa popolare pubblicava vignette satiriche contro gli ordini religiosi, soprattutto nelle regioni tedesche dove era più fortemente radicata la Riforma, inclusa la Svizzera, che nel 1845 aveva vissuto la guerra civile fra cantoni cattolici e cantoni protestanti, la guerra del Sonderbund.

Ma il peggio avvenne in Francia. Dopo la sconfitta nella guerra con la Prussia, cadde Napoleone III, grande protettore del Papa, e sorse la Terza Repubblica, che approvò leggi anticlericali. Nella primavera del 1871 una ribellione instaurò a Parigi ‘la Comune’, per opera di rivoluzionari social-comunisti, che sequestrarono i beni ecclesiastici e fucilarono molti prelati, fra cui anche l’Arcivescovo di Parigi. ‘ Uomini sfuggiti all’inferno’ li definì Pio IX. La ribellione dei comunardi venne repressa nel sangue, ma il facile successo delle idee rivoluzionarie socialiste e anticlericali presso la popolazione di Parigi spaventò molto le élite di tutta Europa, e anche il Vaticano, che contrastava di petto le nuove idee.

Nel 1864 Pio IX aveva lanciato una campagna contro razionalismo, liberalismo, comunismo, socialismo, ateismo, con l’enciclica Quanta Cura e l’elenco o Sillabo degli Errori.  Ma attorno al 1870, preso atto del fallimento della politica di difesa delle propria legittimità e di attacco frontale alle dottrine moderne, il Vaticano elaborò una strategia per allearsi con le masse povere e strapparle all’ateismo e all’anticlericalismo di liberali e comunisti.  Pio IX nei suoi ultimi anni si rese conto che occorreva capire le necessità e i timori delle maggioranze e assecondarne gli umori, per riconquistare la fiducia delle popolazioni. Leone XIII dopo di lui fu il grande maestro di questa politica. Lo strumento principale della riconquista delle masse furono le opere di assistenza e di carità, che alcuni grandi sacerdoti avevano già iniziato a creare e gestire, e la elaborazione di una dottrina sociale della Chiesa adatta alla realtà dell’epoca industriale.

La nuova strategia del Vaticano si articolò in tre punti:

- la proclamazione del dogma dell’infallibilità del papa, in coda al Concilio Vaticano del 1870;

 – l’organizzazione di una rete capillare di circoli sociali operai, alternativi ai circoli socialisti e comunisti. La prima associazione di questo tipo, L’ Œuvre des cercles catholiques d'ouvriers, fu aperta proprio in Francia nel 1871, dopo la caduta de La Comune, per iniziativa del conte de Mun, allo scopo di ‘re-cristianizzare’ le masse urbane. Sarà seguita da molte altre, alcune ancora esistenti.  Nel 1891 la chiesa suggellò la propria dottrina sociale nell’enciclica ‘Rerum Novarum’.

- Infine lo sviluppo di una fitta rete di giornali e periodici cattolici, che avrebbero creato una larga base di consenso per la costituzione di nuovi partiti politici in cui i cattolici si sarebbero alleati con politici tradizionalisti, con i nazionalisti, e con alcuni socialisti moderati.

Nel 1872 in Italia c’erano già 130 periodici cattolici, di cui 20 quotidiani. Nel 1900 c’erano 30 quotidiani e 500 periodici cattolici.  Altrettanto fitta era la rete di stampa all’estero, ovunque ci fossero popolazioni cattoliche. Man mano che le masse si alfabetizzarono, nei primi decenni del ‘900, il numero di pubblicazioni divenne enorme: ogni diocesi ne aveva almeno un paio.

Fu nel perseguimento di questa strategia di conquista del consenso di massa che il Vaticano ricorse alle campagne antisemite, che potevano cementare l’alleanza con tutte le classi sociali: i borghesi e gli operai, i contadini e i latifondisti, i liberali e i socialisti, protestanti, cattolici e teisti.

L’idea iniziale non fu del Vaticano, ma del pastore luterano Adolf Stoecker, cappellano di corte dell’imperatore Guglielmo II, membro del Parlamento e fondatore del primo Partito Cristiano-sociale nel 1878.  Accusò gli Ebrei di aver portato e diffuso il nuovo modello economico e la nuova cultura urbana e cosmopolita, in cui riuscivano ad eccellere.  Poiché ‘se Israele continuerà a crescere… ci supererà del tutto’, chiese che fosse proibita l’ulteriore immigrazione di Ebrei, e che fosse loro proibito l’accesso alla scuola e alle professioni. I discorsi di Stoeker alimentarono tumulti contro gli Ebrei in Germania, mentre continuavano ad affluire altri Ebrei in fuga dai pogrom e dall’oppressione della Russia zarista. Un altro politico e intellettuale aristocratico tedesco, Heinrich von Treitschke, affiancò subito Stoecker e coniò il tristemente famoso slogan: ‘Die Juden sind unser Unglück’ (gli Ebrei sono la nostra rovina), che sarà fatto proprio dal nazismo.  

Nel 1879 il giornalista austro-tedesco Willem Marr pubblicò ‘La via per la vittoria della germanicità sulla ebraicità’, in cui coniò il termine ‘antisemitismo’ per definire l’avversione per gli Ebrei su base non religiosa. Marr fu il primo a presentare la differenza fra ‘germanicità’ ed ‘ebraicità ‘come una questione di razza.

A dicembre 1880 La Civiltà Cattolica, capofila delle campagne stampa lanciate dalle gerarchie vaticane, pubblicò il primo di una serie di 36 feroci articoli di padre Giuseppe Oreglia contro gli Ebrei. L’argomento di ogni articolo veniva ripreso e rielaborato dalla rete di stampa cattolica di tutta Europa, poi rimbalzava sulla stampa politica conservatrice di tutta Europa, anche se estranea al mondo cattolico.  Oggi padre Oreglia e la campagna antisemita della stampa cattolica sono ricoperti dall’oblio.  Soltanto radi gruppi estremisti di idee confuse ne fanno strumento di indottrinamento, purtroppo ancora sotto la copertura dell’Università Cattolica. I migliori studi sull’argomento disponibili in italiano sono ‘I Papi contro gli Ebrei’ di David Kertzer, alcuni saggi del prof. Giovanni Miccoli, e le pubblicazioni dello storico cattolico Valerio Marchi, che attraverso ricerche sulla stampa dell’epoca ricostruisce l’ambiente, le passioni, i personaggi che animarono la polemica antiebraica in Friuli fra Otto e Novecento.

Ecco alcuni esempi degli argomenti presentati contro gli Ebrei da Padre Oreglia, e di come vennero ripresi dalla rete della stampa cattolica. ‘Se questa ebraica razza straniera è lasciata troppo libera di sé, diventa subito persecutrice, vessatrice, tiranna, ladra e devastatrice dei paesi dove si stabilisce’.  ‘Oh quanto errano ed in quale inganno sono coloro i quali credono che il Giudaismo non sia che una religione come il Cattolicesimo, il Paganesimo, il Protestantesimo; e non già appunto una razza, un popolo e una nazione! Giacché come è certissimo che altri può essere, per esempio, cattolico ed insieme italiano, francese, o inglese (…) così è un grande errore il credere che lo stesso accada tra i giudei, i quali oltre da essere tali per la loro religione (…) lo sono anche e specialmente per la loro razza’.

Così riprendeva il tema ‘Il cittadino Italiano’, fondato e diretto da monsignor Giovanni Dal Negro in Friuli: ‘Sicché il giudeo in mezzo a noi è sempre uno straniero, e noi siamo sempre per lui un popolo straniero, infedele e da conquista, finanziariamente se non politicamente’ (…)  E calcava ulteriormente la mano: ‘Il fatto della predisposizione degli ebrei alla follia non è una particolarità dell’Italia; esso si riscontra in altre contrade, e si spiega per due ragioni, l’una che deriva dalla tendenza degli ebrei al lucro, dalla passione dell’avarizia; l’altra dall’esagerata ambizione che la moderna libertà e i loro successi nel campo politico, nelle finanze, nella stampa, nell’insegnamento, nella filosofia, nelle arti hanno sviluppata fra gli ebrei’.

E se gli Ebrei si fanno cristiani e si assimilano, come allora stava largamente avvenendo, come saranno accolti da madre chiesa e dalla società cristiana? Ecco la riposta di ‘La Civiltà Cattolica’: ‘ Ma tutti costoro, siccome quelli che non dallo spirito di Dio ma del diavolo sono condotti per interessi temporali (…) poniamo che non siano più ebrei di religione, neanche diventano di razza italiani o francesi o di qualsiasi altra cittadinanza: sia perché nati ebrei rimangono per forza tali in sé medesimi’, e perché la stessa empietà che li spinge a rinnegare la propria religione ‘li persuade in quell’odio alla società e alla razza cristiana che bevvero col latte della nascita e dell’educazione’.  Anzi, dice ‘La Civiltà Cattolica’, proprio gli ebrei assimilati e liberi pensatori sono i più pericolosi, perché sono loro: ‘il nucleo principale delle sette segrete presentemente regnanti e minaccianti la ruina e l’eccidio di tutta la società cristiana’, in cui si esprime ‘quell’ira, ed esercizio di quella vendetta ed a dimostrazione di quell’odio satanico onde l’ebreo si pasce e nutre contro chi, ingiustamente secondo lui, lo privò di quell’assoluto dominio che egli giudaicamente crede essergli stato da Dio stesso conceduto sopra tutto l’universo’.

Nel settembre 1882 a Dresda, in Germania, si tenne il primo congresso internazionale antisemita, organizzato da Stoecker. Erano presenti decine di organizzazioni politiche cristiane di tutta Europa. Venne promulgato un ‘manifesto’ in cui si sosteneva che la razza arcinemica degli Ebrei minacciava la civiltà dell’ Europa cristiana e doveva essere fermata, come erano stati fermati in passato gli Arabi, i Tartari e i Turchi. La Civiltà Cattolica commentò con favore il successo del Congresso perché ‘con l’aiuto degli avversari de’ giudei, sarebbe possibile ai conservatori lo strappare dalle branche dei liberali e dei progressisti buon numero di circoscrizioni elettorali.’  La vittoria elettorale sui liberali e sui progressisti venne da allora perseguita dai partiti conservatori sostenendo che liberalismo e modernismo fossero frutto ‘dello spirito giudaico- riformista nel senso peggiore del termine, tant’è vero che nelle grandi città si percepiva ‘la presenza di un terrorismo giudaico-progressista’. Scriveva l’antisemita tedesco Theodor Fritsch: ‘nelle metropoli regnano gli Ebrei e lo spirito giudaico, e l’uomo abituato alla natura vi si sente un estraneo, un bambino confuso che cade sempre e ovunque nelle trappole tese dagli ebrei’.  

Ecco un esempio di come i giornali cattolici collegavano liberalismo ed ebraismo: ‘Nel 1789 colla promulgazione delle cosi dette leggi di uguaglianza, libertà e fraternità, fu aperta nella legislazione cristiana la breccia per la quale a danno delle nazioni cristiane si precipitò l’invasione giudaica; i lupi penetrarono nell’ovile; qual meraviglia se le pecore cominciarono a essere divorate e se le rimanenti il saranno?’ Dunque ‘l’antisemitismo è la legittima difesa dei popoli cristiani contro gli assalti, le improntitudini, le insidie, le sozzure di una setta, che tende con ogni sforzo al duplice scopo di far quattrini e di abbattere la fede cristiana’.

‘L’Osservatore Cattolico’, quotidiano milanese diretto da don Davide Albertario, negli anni 1885-1889 forniva argomenti contro gli Ebrei assimilati o convertiti, in una serie martellante di articoli: ‘Questa bella razza di individui arriva attualmente al numero di 6377 602. Dei quali in Italia ve ne hanno 26289 per nostra buona sorte e comune letizia (…) Ecco pertanto gli ebrei padroni nostri, o lettori: precisamente padroni nostri. Gli ebrei se li osservate, li troverete nel Senato, nel Parlamento, nelle Pubbliche Amministrazioni, nelle Camere di Commercio, nel giornalismo, dappertutto più o meno trasformati nei nomi e nei cognomi, ma sempre ebrei per la pelle.’

Ovviamente gli Ebrei, o gli Ebrei convertiti, erano entrati in tutte le sfere sociali, in tutti i gruppi politici e in tutti i paesi europei da quando avevano gli stessi diritti del resto della popolazione. Questo divenne per gli antisemiti  ‘prova’ del fatto che agissero seguendo i piani di una ‘congiura globale’.  Scriveva Padre Saverio Rondina: (il popolo ebraico) ‘è il polipo gigante che coi suoi smisurati tentacoli tutto abbraccia e attira a sé; che ha lo stomaco nelle banche (…) e le sue ventose e i suoi succhiatori da per tutto ‘ (…) rappresenta il regno del capitale (…) l’aristocrazia dell’oro (…) che sovraneggia senza contrasto’.

Nel 1881-1882 padre Oreglia ribadì in vari articoli su ‘La Civiltà Cattolica’ che gli Ebrei uccidono davvero i bambini per usarne il sangue. Già nel 1869 Pio IX aveva benedetto il libro di Henri Gougenot des Mousseaux che presentava l’omicidio rituale ebraico come realtà indiscussa.  A Purim ‘tutti i Giudei s’impegnano a rubare i cristiani che possono; e principalmente i fanciulli. In questa notte però non ne ammazzano che uno solo’… scriveva padre Oreglia, e spiegava che era il Talmud a ordinare alla ‘razza giudaica’ di uccidere i cristiani.  Invece a Pasqua di sangue ne occorreva molto di più, e solo di bimbi, per poter fare il pane ‘kosher’ per tutti.

Nel 1883 il cardinale Schwarzenberg, arcivescovo di Boemia, chiedeva formalmente al governatore locale di ’indagare con attenzione i problemi riguardanti il Talmud, la Kabbalah e i sanguinari rituali degli ebrei, prendendo a seconda del risultato i dovuti provvedimenti’.  Negli anni seguenti in varie parti d’Europa ci fu una nuova ondata di ‘accuse del sangue’, con processi e dibattiti in cui i giornali cattolici erano sempre in prima fila a sostenere la colpevolezza degli accusati.  Proprio in Boemia, a Polna, nel 1899 il macellaio ebreo Leopold Hilsner fu accusato dell’uccisione rituale di una giovine di 19 anni, il giorno di Pasqua, e condannato a morte nonostante l’assenza di prove. Nel 1968 il fratello della vittima confessò in punto di morte di averla uccisa lui. La condanna di Hilsner divenne agli occhi di molti la conferma giudiziaria che gli Ebrei praticano l’omicidio rituale.

In Europa si diffuse la convinzione che gli Ebrei fossero bevitori di sangue umano. L’accusa veniva usata chiaramente a fini politici.  Scriveva l’Unità Cattolica, quotidiano di Firenze: ‘La storia degli ebrei, da che essi sono al mondo, è sempre stata la stessa: abusare, provocare, invadere’ (…) per cui occorre ‘declinare ogni solidarietà coi vampiri della loro casta, i quali suggono il sangue umano’… e l’immagine dell’Ebreo vampiro veniva subito ripresa dai politici conservatori in Francia. La campagna della stampa cattolica contro gli Ebrei ‘succhiatori di sangue’ continuò per decenni. ‘L’ Osservatore Romano’ nel 1899 scriveva minacciosamente: ‘è nostro dovere rivolgere un fraterno e cristiano parere non a tutti gli ebrei, ma ad alcuni di voi in particolare: smettetela di gettare benzina sul fuoco… accontentatevi del denaro dei cristiani, e smettetela di spargere il loro sangue e di succhiarlo’.  Gli editorialisti cattolici si affannavano a spiegare le buone ragioni degli antisemiti europei, e giustificavano persino i pogrom.

Soltanto con l’ascesa del nazismo il Vaticano si rese conto di aver favorito lo sviluppo di un odio disumanizzante, e provò a frenarlo. Nel 1933 il vescovo di Linz disse dal pulpito che, anche se è vero che ‘avvocatura e medicina, mutamenti sociali e politici sono penetrati e inquinati da principi materialistici e liberali, che derivano prevalentemente dall’ebraismo’ , tuttavia ‘odiare il popolo ebraico solo a causa della sua discendenza è inumano e anticristiano’.

La stampa cattolica cercò di rivedere le posizioni passate, senza rinnegarle apertamente.  Nel 1936 il cardinale polacco August Hlond disse dal pulpito che ‘non si può odiare nessuno. Nemmeno gli ebrei.  È meglio preferire gente della propria razza quando si fanno acquisti, evitando i negozi ebrei (…) ma è proibito distruggere un negozio ebreo, danneggiare la loro mercanzia, infrangere le vetrine e lanciare oggetti contro le loro case’. Anche se ‘il messianismo corrotto, e cioè la fatale smania di dominio finanziario e temporalistico nel mondo, è la vera e profonda causa che rende il Giudaismo un fomite di disordini e un pericolo permanente per il mondo’, occorre usare ‘la carità, senza persecuzioni, e insieme la prudenza con opportuni provvedimenti.’ (…) ‘ una forma di segregazione o distinzione conveniente ai nostri tempi: insomma una ospitalità e convivenza felice, in maniera simile a quella che si usa con gli stranieri.’

Poco dopo padre Rondina scrisse addirittura che ogni buon cattolico ‘deve rimuovere dal suo cuore, dalla sua lingua e dalla sua condotta ogni forma di antisemitismo, ed evitare tutto quello che può ragionevolmente offendere od umiliare i giudei’.

In una delle ultime udienze prima della sua morte nel 1939, Pio XI disse piangendo a un gruppo di pellegrini belgi: ‘L’antisemitismo (…) è un movimento detestabile al quale noi, in quanto cristiani, non possiamo prendere parte (…) L’antisemitismo è inammissibile. Noi siamo tutti spiritualmente semiti. ‘ A giugno 1938 aveva dato incarico a padre John La Farge, gesuita americano, di scrivere un’ enciclica sull’unità del genere umano, che condannasse sia il razzismo sia l’antisemitismo.  Ma morì prima di riuscire a promulgarla. Il suo successore, Pio XII, considerò più prudente seppellirla negli archivi vaticani. 

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