La politica dei prestiti di Putin

19/02/2014

Negli ultimi anni il governo russo e la Gazprom si sono impegnati a fornire grossi prestiti ai paesi dell'Europa Centrale e Orientale. Molti non saranno ripagati nei tempi stabiliti, ma il Cremlino non sembra preoccuparsene, perché lo scopo di questi prestiti è geopolitico: l’espansione o il consolidamento dell’egemonia russa ai confini dell'Unione Europea.

Il 13 gennaio l'ex Ministro delle Finanze russo Alexei Kudrin ha definito molto rischiosa la decisione del governo di portare a 15 miliardi di dollari il prestito del Fondo di Ricchezza Nazionale a favore dell'Ucraina, perché il rischio di insolvenza dell’Ucraina è alto. Il giorno successivo il Ministero delle Finanze russo ha annunciato che il Fondo di Ricchezza Nazionale a dicembre 2013 ha perso circa 765 milioni di dollari.

 

Ecco i principali beneficiari della strategia creditizia russa (mappa a lato):

Bielorussia

Bielorussia e Russia cooperano sia all’interno dell'Unione Doganale, sia nel CSTO (Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva). La Russia fornisce regolarmente aiuti finanziari alla Bielorussia. A fine dicembre Putin ha promesso un nuovo prestito di 2 miliardi di dollari per il 2014, da restituire entro 10 anni.

Ucraina

Putin vuole che l'Ucraina continui a essere uno stato cuscinetto tra Russia e Unione Europea. Transita dall'Ucraina gran parte del gas russo diretto in Europa Occidentale. A dicembre 2013, quando l'Ucraina ha deciso di non firmare l'accordo di associazione all'Unione Europea, Mosca si è detta disposta a comperare 15 miliardi di dollari di obbligazioni emesse dal governo ucraino, e di ridurgli anche il prezzo del gas del 33%. Mosca ha già comprato una prima tranche di bond ucraini per 3 miliardi di dollari e comprerà il resto all'inizio dell’estate. I Russi vogliono aiutare Kiev a ridurre fortemente il deficit di bilancio, rafforzare il potere del presidente Viktor Yanukovich e allontanare l'Ucraina dall’influenza europea. Gli oppositori dell’attuale governo ucraino, forti soprattutto nella capitale, da dicembre 2013 manifestano massicciamente contro la politica filo-russa del premier.

Bulgaria

Mosca sta cercando di diversificare le fonti di gas naturale, anche collaborando con fornitori in Azerbaijan e Medio Oriente, ma vuole mantenere il suo quasi monopolio di vendita sul mercato europeo. Per questo il gasdotto South Stream resta importante per la strategia russa di lungo temine. La Bulgaria si affaccia sul Mar Nero e ha buoni rapporti con la Russia e con i paesi dell'Europa Centrale, il che la rende un punto di transito cruciale per il gasdotto di Gazprom. La costruzione del segmento bulgaro del gasdotto è cominciata ufficialmente nel novembre 2013. Gazprom fornirà al partner bulgaro − la Bulgarian Energy Holding − un prestito di 843 milioni di dollari, da restituire entro 22 anni, per coprire i costi di costruzione del gasdotto.

Ungheria

La strategia di Viktor Orban per arginare l'influenza di Bruxelles prevede il rafforzamento delle relazioni con la Russia. Il 14 gennaio Putin e Orban hanno concordato un finanziamento di 13,7 miliardi di dollari, da restituire entro 30 anni, per ammodernare la centrale nucleare di Paks, di epoca sovietica. Così la Russia rafforza il proprio ruolo nel mercato energetico ungherese.

Serbia

Serbia e Russia sono legate da un rapporto storico, caratterizzato dalla cooperazione economica e dalla comune necessità di reprimere movimenti secessionisti. Mosca vuole che Belgrado partecipi alla costruzione del gasdotto South Stream. La Serbia tenta di collaborare sia con l'Europa che con la Russia: sogna l'adesione all'UE, ma vuole anche essere la porta di accesso dei Russi ai Balcani e all'Europa Centrale. A gennaio 2013 Mosca ha concesso alla Serbia un prestito di 800 milioni di dollari da restituire in cinque anni finalizzato alla modernizzazione del settore dei trasporti, in particolare delle ferrovie. Ad aprile ha fornito altri 500 milioni di dollari per urgenti esigenze di cassa. Nel primo trimestre del 2014 la società Srbjagas dovrebbe ricevere 175 milioni di euro da Gazprom per la costruzione del segmento serbo del gasdotto South Stream.

Cipro

Cipro, paradiso fiscale dei ricchi Russi, ha dato del filo da torcere a Mosca. A marzo 2013 le banche cipriote sono state costrette a chiudere in attesa del bailout internazionale. La Russia non ha partecipato al bailout, ma ha rinnovato il prestito di 2,5 miliardi di euro concesso nel 2011, estendendo di due anni il termine di restituzione e abbassando il tasso di interesse dal 4,5 al 2,5%. Tramite Cipro la Russia vuole essere presente nel mercato del gas naturale del Mediterraneo Orientale.

 

Transnistria (mappa a lato)

Moldavia e Transnistria sono ai ferri corti, perché dopo il crollo dell’Unione Sovietica la Transnistria ha dichiarato unilateralmente l’indipendenza dalla Moldavia. Grazie al sostegno militare russo, la Transnistria ha rapidamente sconfitto la Moldavia nella guerra del 1992. La Russia mantiene truppe schierate in Transnistria e la sostiene finanziariamente, con buona pace della Moldavia, che da anni tenta invano di reintegrare i territori separatisti. Negli ultimi anni la Moldavia si è avvicinata all'Unione Europea. La coalizione europeista Alleanza per l'Integrazione Europea ha la maggioranza nel parlamento moldavo, è sostenuta dal primo ministro e dal presidente. Nel novembre 2013 la Moldavia ha avviato le trattative per siglare accordi di associazione e di libero scambio con l’UE. La Transnistria cerca di ostacolare le mosse europeiste della Moldavia e punta invece sull'integrazione nell'Unione Doganale con la Russia. Il 26 dicembre ha addirittura approvato una legge che rende la legislazione russa prioritaria rispetto alle leggi locali! La Transnistria è ormai totalmente dipendente dal commercio con la Russia e dai continui prestiti russi.

 

 

 

 

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