L’occupazione russa della Crimea
risveglia le paure della Turchia

10/03/2014

Il ministro degli esteri turco è volato a Kiev e ha dichiarato che l'integrità territoriale dell'Ucraina va mantenuta. L’occupazione russa della Crimea preoccupa molto la Turchia.

È una storia che si ripete. Alla fine del XVIII secolo la Russia, volendo consolidare la sua posizione sul Mar Nero, attaccò ai confini l'Impero Ottomano, nel sud dell'Ucraina e nel Caucaso. La Guerra Russo-Turca del 1768-74 fu seguita dal trattato di Kucuk Kaynarca, che prevedeva che il Khanato di Crimea, abitato dai Tatari di etnia turca, sarebbe diventato neutrale: né parte dell'Impero Ottomano, né parte della Russia. Ma, nonostante il trattato, la Russia annesse l'intera penisola nel 1783, e non la lasciò più. Decenni più tardi l'Impero Ottomano in declino, soprannominato “il vecchio malato d'Europa”, e la Russia si scontrarono nuovamente nella Guerra di Crimea. Questa volta, però, l'Impero Ottomano poteva contare sull'appoggio di Francia e Inghilterra. Con il pretesto di proteggere i fedeli cristiano-ortodossi dell'Impero Ottomano – un'altra somiglianza con la situazione attuale – i Russi puntavano a conquistare i possedimenti ottomani lungo il Danubio, il Bosforo e i Dardanelli, le porte del Mar Nero. Allora Ottomani, Inglesi e Francesi colpirono i Russi in Crimea. Partecipammo anche noi Piemontesi, a fianco dei Francesi, per poterci sedere al tavolo delle trattativa con i Grandi. Il conflitto provocò molte vittime e si concluse con l'umiliante sconfitta dei Russi, che furono obbligati a rinunciare ad avere una presenza militare sul Mar Nero, pur mantenendo la sovranità sulla Crimea.   

Dal 1921 in poi la Repubblica di Crimea fece parte dell’Unione Sovietica, dopo lunghi e sanguinosi scontri fra Bolshevichi e Menshevichi. Nel 1954 venne accorpata all’Ucraina per iniziativa di Nikita Khrushchev.

Oggi come in passato, i Turchi vogliono mantenere l'equilibrio dei poteri nel Mar Nero. I Turchi controllano il Bosforo e i Dardanelli e sono quindi i principali responsabili del rispetto della Convenzione di Montreux, che regola l'accesso di navi da guerra nel Mar Nero. Quando i Russi invasero la Georgia nel 2008, toccò alla Turchia autorizzare la NATO a dispiegare navi da guerra nel Mar Nero. Mosca reagì bloccando migliaia di camion turchi al confine russo, impedendo loro di ritornare in patria. Così ribadì l’enorme possibilità di ricatto economico della Russia sulla Turchia. Si consideri che Mosca fornisce ad Ankara il 60% del fabbisogno turco di gas. Mosca potrebbe usare di nuovo queste leve se la Turchia si opponesse alle manovre russe in Ucraina.

Ankara probabilmente fornirà un sostegno retorico ai circa 300000 Tatari che ancora vivono in Crimea (gli altri furono deportati da Stalin nelle Repubbliche dell’Asia Centrale nel 1944, con l’accusa di aver collaborato con i Tedeschi durante l’occupazione), ma difficilmente correrà il rischio di sfidare Mosca. Anche gli Europei e gli Americani stanno constatando quanto sia limitata la loro capacità di contrasto delle mosse di Putin.  

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