Il Myanmar
e la sua geografia

12/03/2014

Il Myanmar è costituito dalla grande valle attraversata dal fiume Irrawaddy e dai suoi affluenti, tutta circondata da montagne, eccetto sul versante sud, dove lo Irrawaddy sfocia nel Mare di Andaman, che è parte del grande Oceano Indiano. La vasta pianura è molto fertile, ed è il centro agricolo e commerciale del paese. Nella pianura sorgono le tre città principali: Yangon, Mandalay e la capitale Naypyidaw. 

Il commercio con l’estero avviene quasi totalmente attraverso il porto di Yangon (un tempo chiamato Rangoon), ma − grazie agli investimenti cinesi − sono in costruzione altri porti (mappa a lato)

La pianura è abitata dal gruppo etnico maggioritario, quello dei Bamar, che costituiscono circa il 68% della popolazione totale di circa 60 milioni di abitanti. I Bamar costituiscono di solito la quasi totalità dell’élite economica, militare e politica. Le montagne circostanti, che dominano e al tempo stesso difendono la pianura, sono abitate da minoranze etniche e linguistiche che non sono mai state integrate appieno, né del tutto controllate dal governo centrale. L’altopiano Shan è particolarmente difficile da governare: spesso i villaggi sui due lati di una stessa valle parlano dialetti diversi e non si capiscono fra di loro, anzi si guardano con inimicizia. 

Le montagne che circondano il Myanmar proseguono nel territorio degli stati vicini. In queste valli di montagna i confini sono poco chiari e poco sorvegliati, le popolazioni e le milizie etniche si spostano con facilità dall’uno o dall’altro lato della frontiera e questi sconfinamenti, con il relativo contrabbando di droga e armi, sono difficili da impedire.

 

Ci sono cinque grandi minoranze etniche nelle zone di montagna (mappa a lato): i Karen, gli Shan, i Karenni, i Chin e i Kachin, più una manciata di gruppi minori, fra cui i Wa e i Pa-Oh.

Il territorio del Myanmar è stato raramente unificato nella storia. L’ultima dinastia, quella Konbaung (1752-1885), governava più o meno direttamente la pianura, ma non aveva che un potere formale sulle popolazioni dell’altopiano e della montagna.

Gli Inglesi conquistarono la regione invadendola contemporaneamente dal mare e dall’altopiano occidentale Shan. Quando gli Inglesi lasciarono il Myanmar (che allora si chiamava Burma), il territorio era ancora molto frammentato dal punto di vista amministrativo, non sottoposto a un unico governo centrale. Gli Inglesi lasciarono un’eredità di accentuata inimicizia fra le varie componenti etniche, perché per governare la regione senza dover impiegare troppe energie giocarono molto sulle divisioni e sulle rivalità interne, mettendo i vari gruppi uno contro l’altro. Favorirono le minoranze per le carriere nell’esercito e nell’amministrazione, mentre l’etnia maggioritaria prevaleva nelle attività economiche.

Durante la Seconda Guerra Mondiale Burma si spaccò lungo linee etniche: i Bamar, guidati dal generale Aung San (padre di Aung San Suu Kyi), accolsero i Giapponesi come liberatori, mentre le minoranze combatterono una guerriglia durissima contro i Giapponesi, in favore degli Inglesi.  Nel 1947 il paese divenne indipendente e assunse la forma di una democrazia parlamentare, in cui le minoranze erano largamente rappresentate. Per anni fu un esempio di democrazia. Il primo presidente fu Sao Shwe Thaik, della minoranza Shan, e il diplomatico birmano U Thant divenne il Segretario Generale dell’ONU.  Ma tre fazioni presero ben presto le armi contro il governo centrale: i Comunisti con Bandiera Bianca, i Comunisti con Bandiera Rossa e l’esercito Rivoluzionario di Burma, composto da militari defezionisti. Contemporaneamente  si ribellarono i Karen, presero Mandalay e posero l’assedio a una cittadina alla periferia di Yangon.

Dopo dieci anni di guerra civile i militari ebbero il sopravvento e costituirono il primo governo militare. Nel 1962 il parlamento fu definitivamente dissolto. Il generale Ne Win creò un governo fortemente centralizzato, retto dai militari, che adottò una politica isolazionista. Durante la Guerra Fredda i generali schierarono Burma col gruppo dei Non Allineati. Un po’ per volta le milizie ribelli vennero confinate a poche zone lungo la frontiera, dove sopravvissero e resistettero anche grazie all’aiuto di India, Cina e Tailandia.

Ma il governo militare era oppressivo e nemico di ogni forma di sviluppo, perciò il paese divenne poverissimo. Nel 1988 ci furono dimostrazioni e rivolte diffuse, durante le quali divenne prominente la figura di Aung San Suu Kyi.

Sotto la pressione delle sanzioni imposte dall’Occidente e delle ribellioni interne, i militari cedettero il potere ai civili nei tardi anni ’90, mantenendo però un ruolo di controllo.  

Ora l’economia si è aperta al commercio e agli investimenti internazionali, la Cina ha concesso prestiti e fatto investimenti nel paese, ma il problema dell’insubordinazione delle minoranze nelle regioni di montagna non è stato risolto. 

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