La geopolitica dell’energia
e la decadenza dell’Europa

16/04/2014

Robert Kaplan sostiene che “ogni assetto internazionale nella storia moderna e contemporanea si è basato su una fonte di energia: l’Impero Britannico del XVIII e XIX secolo sul carbone, l’Impero Americano dalla fine del XIX secolo agli inizi del XXI secolo sul petrolio; il gas naturale potrebbe fare degli Stati Uniti la superpotenza geopolitica anche nel nuovo secolo”.

Gli studi più attenti e di più lunga durata sul rapporto fra le fonti di energia e lo sviluppo politico e culturale degli stati sono quelli del professor Mohan Malik, del Centro Studi sulla Sicurezza per l’Asia e il Pacifico, che ha sede a Honolulu. Secondo le previsioni del professor Malik, la Cina diventerà presto l’epicentro del consumo globale di energia, ma fra vent’anni l’85% dell’incremento nella domanda di energia verrà dalla regione Indo-Pacifica: India, Sudamerica e paesi africani che si affacciano all’Oceano Indiano. Secondo l’ultimo World Energy Outlook pubblicato dall’Agenzia Internazionale dell’Energia, la Cina assorbirà il 40% della crescita dei consumi fino al 2025, ma in seguito l’India le ruberà il primato.

Quali regioni forniranno l’energia? Il Giappone è già dipendente al 100% dal Medio Oriente per il petrolio e anche l’Indo-Pacifico diventerà sempre più dipendente dal Medio Oriente. Entro il 2030 l’80% del petrolio consumato dalla Cina e il 90% di quello consumato dall’India verranno dal Medio Oriente. La Cina cercherà di aumentare anche le forniture provenienti dalle repubbliche ex sovietiche dell’Asia Centrale.

Gli Stati Uniti stanno diventando grandi produttori di energia. Nel 2020 la produzione americana di petrolio di scisto sarà più che triplicata rispetto al 2010. Gli Stati Uniti hanno già superato la Russia come primo produttore al mondo di gas naturale. Se gli Stati Uniti decidessero di trivellare le proprie coste, la produzione di petrolio del Nord America potrebbe eguagliare i suoi consumi.

Si tornerebbe, osserva Malik, alla situazione precedente la guerra del Kippur del 1973, ovvero al dominio americano in campo energetico. Grazie anche alle sabbie bituminose del Canada e al petrolio scoperto sotto i depositi salini al largo delle coste del Brasile, l’America potrebbe diventare il “Nuovo Medio Oriente” del XXI secolo.

La Russia sta sviluppando l’export di gas verso l’Asia ed entro la fine del decennio la Cina sarà probabilmente il maggiore acquirente mondiale di gas russo. Tutte le rotte energetiche mondiali si stanno dunque orientando verso la regione Indo-pacifica. Dal Medio Oriente, dalla Russia e presto forse anche dal Nord America l’energia fluirà sempre più verso i paesi che si affacciano sull’Oceano Pacifico e sull’Oceano Indiano. Questi due Oceani e il Mar Cinese Meridionale stanno per diventare il fulcro del commercio mondiale di energia, oltre che delle altre risorse. Le crescenti tensioni e gli scontri nel Mar Cinese Meridionale e nel Mar Cinese Orientale già indicano che quelle acque stanno diventando molto importanti dal punto di vista strategico.

Dato il progressivo invecchiamento della popolazione, probabilmente l’Europa non vedrà crescere il suo peso nel mercato mondiale dell’energia. Le attuali tensioni tra un’Europa stagnante dal punto di vista economico e demografico e una Russia problematica e autocratica – ancora ricca di risorse energetiche, ma che lo sarà sempre meno in termini comparativi – potrebbero accelerare il declino della Grande Europa. Il mondo eurocentrico del millennio scorso potrebbe dunque lasciar spazio alla regione Indo-Pacifica, sempre più centrale negli equilibri geopolitici mondiali

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