L’Azerbaigian
al centro di nuovi equilibri regionali

16/05/2014

L’Azerbaigian è un paese con due peculiarità: ha tanto petrolio e ha un modo particolare di concepire e vivere l’islam.

All’inizio del XX secolo più della metà della produzione mondiale di petrolio arrivava dall’area di Baku, la capitale dell’Azerbaigian. Ecco perché Hitler cercò di conquistare la regione; ma gli Azeri opposero una strenua difesa e Hitler non passò. L’Azerbaigian non è un grande produttore di gas, ma lo è il Turkmenistan, che si trova sulla costa opposta del Mar Caspio. I due paesi insieme potrebbero fornire all’Europa una valida alternativa all’energia russa. Per non dover dipendere dalla Russia, il Turkmenistan potrebbe promuovere la costruzione di un gasdotto sotto il Mar Caspio, che poi attraversi l’Azerbaigian e raggiunga la Turchia (mappa a lato). 

L’Azerbaigian si trova a cavallo tra la Russia e l’Iran. La Russia è l’invasore storico, quello che ancora oggi Baku teme di più. L’Iran è in parte un paese azero: quasi un quarto dei suoi cittadini, incluso l’ayatollah Ali Khamenei, sono Azeri. Pur essendo sciita, l’Azerbaigian è uno stato secolarizzato e ha un approccio all’islam molto diverso da quello iraniano. Il passato sovietico e la particolare evoluzione conosciuta dall’identità azera fin dal XIX secolo hanno determinato una netta separazione tra la pratica individuale dell’islam e la sfera pubblica. In Iran ogni eventuale forma di tolleranza deriva da un dogma religioso, mentre in Azerbaigian affonda le radici in una costituzione più esplicitamente secolarizzata di quella di qualunque paese europeo, fatta salva la Francia.  Anche se al momento paiono più distesi, i rapporti tra Iran e Azerbaigian sono spesso difficili: permane un’insolubile tensione scaturita dalla realtà geografica. Peggiorano le cose gli stretti legami tra l’Azerbaigian e Israele. Gli Stati Uniti hanno bloccato la vendita di armi all’Azerbaigian, ma è Israele – con il consenso americano – a vendergli le armi di cui ha bisogno. Gli Stati Uniti non vogliono vendere direttamente le armi all’Azerbaigian a causa delle violazioni dei diritti umani da parte del governo azero. Gli Americani trovano incomprensibile che Baku − dovendo fronteggiare la Russia e l’Iran e avendo bisogno dell’aiuto degli Stati Uniti − non assecondi le richieste americane rinunciando alla repressione, tanto più che questo non metterebbe a rischio il regime. Il governo azero risponde che proprio a causa del pericolo iraniano e russo è necessario mantenere la massima sicurezza. Russia e Iran, secondo Baku, mandano agenti segreti in Azerbaigian per destabilizzare il paese; quelli che gli Americani vedono come dissidenti, sono per l’Azerbaigian agenti segreti di potenze straniere e ostili.

La Russia occupa parte del Caucaso e domina dunque da nord le pianure dell’Azerbaigian. L’Armenia è alleata della Russia, vincolata da un accordo che assicura la presenza di basi russe fino al 2044. Vuole entrare a far parte dell’Unione Doganale Eurasiatica, guidata da Mosca.  Le aziende russe hanno un grande peso nell’economia armena. L’Armenia guarda alla Russia come al garante della propria sicurezza, poiché si sente schiacciata tra la Turchia − cui resta ostile per il mancato riconoscimento del genocidio di un secolo fa − e un Azerbaigian sempre più potente. All’inizio degli anni ’90 i due paesi sono stati in guerra per una regione dell’Azerbaigian chiamata Nagorno Karabakh, che in seguito al conflitto si è proclamata indipendente e che ora gli Azeri vorrebbero riprendersi.

Il governo dell’Azerbaigian ha due priorità: estendere all’intero paese lo sviluppo economico della capitale Baku e tornare sulla questione del Nagorno Karabakh, che per gli Azeri ha un’importanza storica fondamentale.

La crisi ucraina rende più importanti i rapporti tra Stati Uniti e Azerbaigian. Non si tratta più di questioni esclusivamente energetiche: se si dovesse creare un’alleanza per contenere la Russia, l’Azerbaigian diverrebbe il nodo centrale della linea di contenimento sul mar Caspio. Data l’alleanza dell’Armenia con la Russia, anche la Georgia risulterebbe essenziale per il passaggio degli oleodotti, perciò è fondamentale che l’Azerbaigian sostenga l’indipendenza georgiana. Insomma, l’Azerbaigian è la pietra angolare di qualsiasi strategia gli Stati Uniti vogliano sviluppare nella zona caucasica. 

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