Qatar: energia e progetti futuri

21/08/2014

Il piccolo emirato del Qatar grazie alle risorse energetiche in soli pochi decenni si è trasformato da piccolo paese povero in uno dei principali attori regionali - ed è ora sospettato di essere anche il principale finanziatore dei barbari miliziani dello Stato Islamico in Siria e Iraq. 

Il Qatar è il primo esportatore al mondo di gas naturale liquefatto (LNG), con una produzione di circa 107 miliardi di metri cubi all’anno. Potrebbe esportarne di più, ma ha limitato l’espansione del settore con due moratorie (votate nel 2005 e 2010), sia per non correre il rischio di esaurire velocemente le riserve – stimate in 24,7 milioni di miliardi di metri cubi – sia non far scendere il prezzo del LNG con un’offerta troppo abbondante.

Il Qatar ha inoltre iniziato a diversificare gli investimenti per aumentare anche l’export di carburanti liquidi ricavati nel processo di estrazione del gas – come il diesel prodotto nell’impianto l’impianto Pearl, fertilizzanti e altri prodotti chimici. Sta anche lavorando al progetto per potenziare il gasdotto Dolphin (vedi mappa a lato) con la portata di ulteriori 20 miliardi di metri cubi. Il Qatar ha anche cospicui investimenti in aziende minerarie ed energetiche all’estero – anche in Russia , oltre che in banche europee, in imprese che operano nel settore immobiliare e nella costruzione di infrastrutture in più paesi. Attualmente tenta sia di diminuire la dipendenza dalle esportazioni di gas, sia di sviluppare la domanda interna. 

 

 

Nel 2013 il Qatar ha diminuito le esportazioni destinate al Regno Unito in favore dei più lucrosi mercati di India ed Estremo Oriente.

Grazie all’energia il Qatar, paese di 400 mila abitanti, ha raggiunto un PIL pro capite fra i più alti al mondo ed è riuscito per la prima volta nella storia a ritagliarsi un margine di indipendenza, dopo aver vissuto per secoli all’ombra dell’Arabia Saudita – per un breve periodo anche del Bahrein.

E non è tutto: Doha utilizza sia la ricchezza che sgorga dall’energia sia il potere mediatico della sua rete televisiva Al Jazeera per influenzare gli eventi internazionali, appoggiando i ribelli in Libia, i Fratelli Musulmani in Tunisia, Egitto e Siria, e Hamas a Gaza.

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