La riforma del settore energetico
potrebbe salvare l’Argentina

06/09/2014

L’Argentina sta tentando di riformare il settore energetico, perché la produzione sia di gas sia di petrolio sta diminuendo costantemente, i consumi aumentano, l’equilibrio fra domanda e offerta è ormai rotto (grafico in testata). Nel 2013 l’Argentina ha speso 12,5 miliardi di dollari per importare energia, cioè il 40% delle residue riserve monetarie detenute dalla sua Banca centrale! Ma nella costituzione argentina i governi delle province detengono i diritti sulle risorse all’interno del loro territorio, possono proibirne o limitarne lo sfruttamento o imporre tasse sull’estrazione.

L’Argentina ha uno dei maggiori depositi di gas da scisti al mondo. Estrarre questo gas per uso interno e per l’esportazione è ormai una necessità urgente per salvare l’Argentina dalla bancarotta e per non lasciare senza energia il mercato domestico. Ma le leggi vigenti rendono quasi impossibili gli investimenti stranieri in Argentina, mentre all’interno del paese nessuno ha le risorse finanziarie e le capacità tecnologiche per cimentarsi nell’impresa. Né l’Argentina può indebitarsi come stato per investire nello sfruttamento delle risorse, perché dopo il default del 2001 non ha accesso al mercato internazionale dei capitali (in altri termini, nessuno si fida), ha una moneta fortemente inflazionata, è quasi senza riserve e ha una spesa pubblica annua che supera il 50% del PIL.                                                   

Che fare? Nel 2013 la presidente Cristina Fernandez de Kirchner concesse a un consorzio formato dalla Chevron insieme alla YPF, azienda nazionale argentina per il petrolio, i diritti di sfruttamento di alcuni giacimenti nella provincia di Neuquen. L’Organizzazione delle Provincie Argentine impugnò il provvedimento in tribunale, negando il diritto del governo centrale a concedere concessioni. Allora de Kirchner bloccò la distribuzione alle Provincie delle risorse raccolte dal governo centrale attraverso le tasse, indispensabili per pagare gli stipendi ai dipendenti delle Provincie, che furono così costrette a trattare e accettare un accordo.

Ora il governo ha preparato una proposta di riforma del settore energetico che agevoli gli investimenti stranieri, preveda una nuova ripartizione dei proventi fra il governo centrale e i governi provinciali e impedisca loro di bloccare i lavori. È probabile che per far passare la riforma al Congresso e per farla accettare dalle Provincie la Kirchner dovrà di nuovo ricorrere alla minaccia di lasciar andare in bancarotta i governi locali. 

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