Guerriglia o guerra
ma sempre fatta da stranieri?

22/09/2014

Il 12 settembre la CIA ha rivisto la stima del numero dei miliziani dell’ISIS in Siria e Iraq, che ora paiono essere circa 31.500 (vedi immagine a lato). Ciò che sorprende è che circa 12.000 di questi sono stranieri, circa 2.000 europei. 

Quali ragioni spingono le persone ad andare a combattere al di fuori dei propri confini, anche a migliaia di chilometri di distanza? Sete di ricchezza e rapina, motivazioni religiose o politiche, voglia di avventura, ricerca di un’identità e di un’appartenenza… Le guerre sono state spesso combattute da ‘mercenari’: i Faraoni reclutavano mercenari già 34 secoli fa. Oggi in Africa i signori della guerra e i governi si servono abitualmente di piloti stranieri, specialisti e soldati di fortuna.

La storia è anche piena di combattenti in teatri remoti per motivazioni ideologiche. Con la diffusione delle religioni monoteistiche questo fenomeno è divenuto frequente. Pensiamo ai Crociati e ai Musulmani che si unirono al Saladino per riconquistare le terre. Per non parlare del romanziere inglese George Orwell, dello scrittore albanese Petro Marko e dell’ex premier iraniano Shapur Bakhtiar, che negli anni ’30 in piena guerra civile si recarono in Spagna e si unirono come volontari alle Brigate Internazionali insieme a migliaia di altri stranieri. La Francia ha addirittura istituzionalizzato la Legione Straniera, in cui militano persone provenienti fin dalla Mongolia o dagli Stati Uniti.

È un fenomeno in crescita. Di solito i battaglioni stranieri sono molto determinati in battaglia, perché li spinge l’ideologia. Gli eserciti nazionali costituiti da soldati di leva, o comunque da soldati nati e vissuti nel paese che difendono, oggi si trovano abitualmente a combattere con gruppi irregolari internazionali. È un segno anche questo della crisi profonda degli stati nazionali, che vediamo in tutti i campi: dal moltiplicarsi delle richieste di autonomia locale alla globalizzazione economica.

Ma se almeno un terzo dei combattenti dell’ISIS sono stranieri, che interesse potrebbero avere ad un accordo di convivenza? Combattono per ideologia e per professione, non per la necessità di difendere casa e famiglia. Se abbandonano una guerra, ne cercano un’altra o ne iniziano un’altra in altro luogo. Dunque non basta sconfiggerli: occorrerebbe toglier loro la voglia di combattere – per sempre. Le ricette per raggiungere questo scopo non sono molte… 

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