L'Ungheria
sfida l'Europa

24/10/2014

Il partito di governo in Ungheria ha annunciato di voler introdurre una legislazione che permetta a qualunque società fornitrice di gas di costruire un gasdotto in Ungheria, con la sola autorizzazione delle autorità ungheresi. È uno sgarbo – quasi una sfida - all’Unione Europea sul gasdotto South Stream. 

Il progetto del South Stream è controverso per molte ragioni. Innanzitutto non rispetta il Terzo pacchetto energia dell’Unione Europea, che vieta ai produttori di gas di possedere i gasdotti. Inoltre il South Stream è stato ideato per bypassare l’Ucraina come paese di transito per le forniture di gas dalla Russia verso l’Europa centrale e orientale. La crisi in Ucraina rende la questione scottante sul pieno politico. Perciò la Commissione Europea ha fatto pressione sugli stati membri affinché bloccassero la costruzione del gasdotto, ma ha ottenuto risultati piuttosto modesti. Bulgaria e Austria hanno affermato di sospendere temporaneamente il progetto, ma stanno lavorando a livello diplomatico per portarlo avanti. L’Ungheria ha adottato un approccio ancora più sfrontato, quello di non riconoscere l’autorità dell’UE.

La posizione dell’Ungheria nell’UE è ambigua, giocata sul filo del rasoio. In occasione della crisi fra Ucraina e Russia, l’Ungheria si è allineata a Unione Europea e Stati Uniti nell’approvare le sanzioni contro Mosca. Ma al tempo stesso ha cercato di preservare i legami economici e politici con il Cremlino. Lo scorso settembre la società ungherese FGSZ ha addirittura annunciato la sospensione delle forniture di gas all’Ucraina (anche se ha assicurato che riprenderanno a inizio 2015).

Budapest ha irritato ulteriormente i paesi vicini spingendo le minoranze ungheresi in Ucraina e in Romania a chiedere una maggiore autonomia - e le minoranze etniche sono una questione delicata nell’Europa centrale e orientale…

Le mosse ungheresi preoccupano in particolar modo la Polonia, uno dei maggior sostenitori delle sanzioni contro la Russia. Anche i rapporti con gli Stati Uniti si fanno tesi. A metà ottobre il governo americano ha revocato i visti a sei funzionari ungheresi sospettati di corruzione. I loro nomi non sono stati resi noti, ma i media ungheresi sostengono che la lista includa esponenti di alto rango dell’autorità fiscale ungherese, consiglieri filogovernativi e uomini d’affari.

L’Ungheria è un paese di confine, e in quanto tale deve trovare un equilibrio tra i molti attori coinvolti nelle dinamiche regionali. Continuerà perciò probabilmente a sviluppare una politica estera ambigua. 

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